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Oriolo, Lsu-Lpu in protesta invocano stabilizzazione. «I politici li vediamo solo per le elezioni»

Oriolo, Lsu-Lpu in protesta invocano stabilizzazione. «I politici li vediamo solo per le elezioni»
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«Rabbia, stanchezza e rassegnazione stanno prendendo il sopravvento in ognuno di noi, soprattutto per la scarsa considerazione che si ha nei confronti delle nostre persone. Viene perciò spontaneo chiederci: ma quale colpa abbiano noi? Forse quella di uscire di casa, ogni mattina, con la speranza che prima o poi arrivi un lavoro vero e più dignitoso?». A porre questi interrogativi, in una lettera arricchita di 43 firme, indirizzata al governatore della Calabria, al Prefetto di Cosenza ed agli organi di stampa, sono i lavoratori LSU ed LPU di Oriolo i quali, senza stipendio da 3 o 4 mesi e parlando a nome dei circa 500 lavoratori precari dell’Alto Jonio, chiedono un pò di rispetto per le persone e per il lavoro che svolgono.

«Un lavoro vero – scrivono nella lettera – perché tutte le mattine, come tutti gli LSU ed LPU, siamo sul posto di lavoro, ottemperando al nostro dovere come ogni lavoratore “vero”, svolgendo ormai ogni tipo di attività, sopperendo, in molti comuni e in molti altri enti, alle progressive carenze di organico. Ma con quali prospettive? Dopo oltre 15 anni siamo ancora costretti a supplicare per avere un misero compenso e soprattutto a risolvere, attraverso la stabilizzazione, la nostra condizione di precarietà. E, per tutta risposta: impegni verbali, convocazione di tavoli, concertazioni, promesse su promesse, illusioni dopo illusioni. Davvero non se può più!».

La lettera-sfogo è lunga e articolata e «lo sconforto aumenta – scrivono ancora LSU ed LPU – soprattutto alla luce delle notizie che arrivano dalla Regione che la situazione non è destinata a migliorare. Ormai è una ricorrenza calendarizzata, triste, scandita talvolta da episodi tragici, nei quali qualche padre di famiglia, vinto dalla disperazione, dall’umiliazione e dall’impossibilità di portare a casa un tozzo di pane, ha rassegnato prematuramente le dimissioni dalla vita. Egregi politici, e non – scrivono esasperati questi lavoratori – questo è il momento in cui dovete aiutarci e non quando si avvicinano le elezioni. Aiutateci affinchè i responsabili di questa nostra lenta agonia si rendano conto che hanno tirato troppo la corda e che ormai la categoria non è più disposta ad accettare “lo zuccherino” pre-festivo che, con molta probabilità, non riusciremo ad incassare neanche per Natale. Non è di proroga che vogliamo sentir parlare, – concludono gli LSU ed LPU di Oriolo – ma di stabilizzazione del nostro rapporto di lavoro e visto che si dice di noi che siamo lavoratori di pubblica inutilità e socialmente inutili, non ci resta che incrociare le braccia per dar ragione ai nostri detrattori e chiamare a raccolta tutta la categoria per chiedere tutti insieme e con forza una collocazione stabile, sia economica che di immagine, tale che possa dare dignità a ciascuno di noi».

Pino La Rocca

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