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	Commenti a: Alto Jonio in Basilicata. Che fine ha fatto il progetto di secessione?	</title>
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	<description>Quotidiano online Alto Jonio - Pollino - Sibaritide</description>
	<lastBuildDate>Fri, 06 Apr 2012 17:01:27 +0000</lastBuildDate>
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		Di: Pietro Adduci		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pietro Adduci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 17:01:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per un momento, dopo le vicissitudini dell&#039;ospedale di Trebisacce, anch&#039;io mi ero fatto prendere dalla voglia secessionistica che prevedeva l&#039;annessione dell&#039;Alto Ionio alla Basilicata. Poi, ripensandoci, mi sono detto: perchè abbandonare la mia terra sol perchè ci hanno tolto anche il poco che avevamo? I politicucci che hanno sempre vissuto all&#039;ombra di Cosenza, finanche imitandone la &quot;parlata&quot;,hanno continuato e continueranno a rimanere proni ai 
diktat cosentini, perchè la loro aspirazione non è quella di difendere il nostro territorio ma quella di essere cooptati nelle stanze dei bottoni potere del capoluogo di provincia,per loro stessi non per gli altri. Sicchè,ad ogni elezione,i cosentini fanno il pieno di voti qui da noi. Invece, occorrerebbe dare un segnale ai baroni di Cosenza ed alle loro promanazioni catanzaresi e reggine.Come? Scegliendo altoionici duri e puri, incorruttibili, decisi a battersi veramente e finalmente per le loro popolazioni, rischiando anche l&#039;emarginazione ma facendo capire ai vari boss dei partiti cosentini che non siamo piu&#039; disponibili a fungere da serbatoio di voti ;che nessuno di questa terrà si lascerà piu&#039; corrompere dai posticini (o&quot; posticioni&quot;)di sottogoverno che una tantum qualche lecchino ottiene in premio al proprio silenzio.Per fare ciò, però, occorre coraggio ed il coraggio, amici miei, non ce l&#039;hanno tutti. Non andare, dunque, con la Basilicata ma battersi in nome della calabresità autentica, lavoratrice e non mafiosa, in nome degli onesti &quot;faticatori&quot; di queste contrade, per assicurare alle future generazioni un destino diverso dall&#039;attuale. Il destino ce lo costruiamo noi, con l&#039;impegno, la dedizione, lo studio. Non siamo piu&#039; un popolo di analfabeti;tanti nostri figli, ormai, hanno la laurea. Mettano a frutto il sudore della propria mente e dei propri padri e come gli albidonesi che nel 1848 innalzarono in piazza Risorgimento l&#039;Albero della Libertà, lo si pianti,questo albero,innanzitutto nei nostri cuori e poi nelle nostre piazze lasciando garrire al vento la bandiera dell&#039;italianità e della calabresità, perchè noi siamo calabresi e ce ne vantiamo,nonostante i Loiero e gli Scopelliti!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per un momento, dopo le vicissitudini dell&#8217;ospedale di Trebisacce, anch&#8217;io mi ero fatto prendere dalla voglia secessionistica che prevedeva l&#8217;annessione dell&#8217;Alto Ionio alla Basilicata. Poi, ripensandoci, mi sono detto: perchè abbandonare la mia terra sol perchè ci hanno tolto anche il poco che avevamo? I politicucci che hanno sempre vissuto all&#8217;ombra di Cosenza, finanche imitandone la &#8220;parlata&#8221;,hanno continuato e continueranno a rimanere proni ai<br />
diktat cosentini, perchè la loro aspirazione non è quella di difendere il nostro territorio ma quella di essere cooptati nelle stanze dei bottoni potere del capoluogo di provincia,per loro stessi non per gli altri. Sicchè,ad ogni elezione,i cosentini fanno il pieno di voti qui da noi. Invece, occorrerebbe dare un segnale ai baroni di Cosenza ed alle loro promanazioni catanzaresi e reggine.Come? Scegliendo altoionici duri e puri, incorruttibili, decisi a battersi veramente e finalmente per le loro popolazioni, rischiando anche l&#8217;emarginazione ma facendo capire ai vari boss dei partiti cosentini che non siamo piu&#8217; disponibili a fungere da serbatoio di voti ;che nessuno di questa terrà si lascerà piu&#8217; corrompere dai posticini (o&#8221; posticioni&#8221;)di sottogoverno che una tantum qualche lecchino ottiene in premio al proprio silenzio.Per fare ciò, però, occorre coraggio ed il coraggio, amici miei, non ce l&#8217;hanno tutti. Non andare, dunque, con la Basilicata ma battersi in nome della calabresità autentica, lavoratrice e non mafiosa, in nome degli onesti &#8220;faticatori&#8221; di queste contrade, per assicurare alle future generazioni un destino diverso dall&#8217;attuale. Il destino ce lo costruiamo noi, con l&#8217;impegno, la dedizione, lo studio. Non siamo piu&#8217; un popolo di analfabeti;tanti nostri figli, ormai, hanno la laurea. Mettano a frutto il sudore della propria mente e dei propri padri e come gli albidonesi che nel 1848 innalzarono in piazza Risorgimento l&#8217;Albero della Libertà, lo si pianti,questo albero,innanzitutto nei nostri cuori e poi nelle nostre piazze lasciando garrire al vento la bandiera dell&#8217;italianità e della calabresità, perchè noi siamo calabresi e ce ne vantiamo,nonostante i Loiero e gli Scopelliti!</p>
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