Riceviamo e pubblichiamo una testimonianza sulla visita di Papa Francesco in Africa a cura di Giuseppe Liguori, originario di Oriolo e missionario in Kenya ed Uganda per sei anni
A fine novembre papa Francesco si è recato per la prima volta in Africa, visitando il Kenya, l’Uganda e la Repubblica centrafricana. Nello stadio di Nairobi, capitale del Kenya, il vescovo di Roma ha ascoltato attentamente le parole di Linette, la giovane segretaria del Consiglio dei laici keniani, che ha detto chiaramente che la corruzione è uno dei più grandi mali del suo Paese. Dopo aver preso appunti ed aver abbandonato il discorso già scritto, Francesco ha usato parole durissime: “La corruzione non è un cammino di vita, è un cammino di morte”. In effetti, il Kenya è uno dei Paesi più corrotti dell’Africa: se si vuole ottenere una licenza commerciale o perfino il rilascio del passaporto o della patente, bisogna elargire una “piccola mancia” (“kito kidogo” in lingua swahili) al politico, all’amministratore o al poliziotto, che ha il potere di rilasciare il documento richiesto.
In Uganda, il Papa ha parlato di “ecumenismo del sangue”, ricordando il sacrificio dei martiri ugandesi, 22 cattolici e 24 anglicani, che nel XIX secolo furono condannati a morte dal re del Baganda, perché avevano rifiutato le sue “avances” sessuali. Aver ricordato quest’episodio non ha fatto piacere al generale Museveni, da trent’anni al potere, che sostiene invece che l’omosessualità sia stata portata in Uganda dai bianchi durante il colonialismo. Fino a pochi mesi fa, nella “perla dell’Africa” i gay e le lesbiche potevano essere condannati all’ergastolo. In Repubblica centrafricana, infine, il Papa ha aperto la porta santa del Giubileo della misericordia con queste parole: “Oggi Bangui è la capitale spirituale del mondo”.
