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Centenario Madonna della Salute. Don Giovanni Maurello ricorda una comunità «ricca negli slanci ma pungente»

Centenario Madonna della Salute. Don Giovanni Maurello ricorda una comunità «ricca negli slanci ma pungente»
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Terza puntata della rubrica dedicata ai ricordi dei sacerdoti che si sono avvicendati alla guida della comunità della parrocchia “Madonna della Salute” di Amendolara Marina. In occasione del Centenario della festa (1920-2020), riavvolgiamo il nastro dei ricordi. Ospitiamo il contributo di don Giovanni Maurello, anche lui come don di Chiara, alla prima esperienza pastorale nel 1990, succeduto all’anziano don Antonio Sacco, indimenticabile sacerdote, già cappellano militare, chiamato alla Casa del Padre (v.l.c.)

Erano le ultime settimane del novembre 1990 quando, tra un’attenzione scolastica verso i seminaristi del nostro seminario di Cassano e la cura pastorale di qualche gruppo giovanile esterno ad esso, fui chiamato dal Vescovo di allora, il compianto Mons. Mugione, il quale mi comunicò che le condizioni di salute del parroco della Madonna della Salute in Amendolara Marina, don Antonio Sacco, si erano aggravate. Occorreva garantire la cura pastorale soprattutto la domenica e offrire qualche possibile servizio in quella comunità. Iniziava, per me, la prima esperienza pastorale, in forma più diretta e specifica, di sacerdote in cura di anime.

Don Antonio era ancora in ospedale e, non di rado, mi recavo a fargli visita. Lui, uomo cordiale e gentile, dal respiro affannato, ma lucido e sereno nella sua interiorità, non solo mi ringraziò per la mia presenza, ma mi consegnò anche qualche orientamento pastorale per alcune cose che lui aveva progettato. Fu, per me, una relazione sacerdotale bella, impregnata di tanta umanità. Qualche settimana dopo don Antonio tornò alla casa del Padre. Celebrati i funerali – per i quali facemmo un piccolo viaggio insieme con l’allora Vicario generale, Mons. Nicola Zaccaro (che, dopo pochi mesi, il Signore chiamò sorprendentemente a sé) -, in macchina parlammo con don Nicola della provvista pastorale che si era aperta, ringraziandomi della disponibilità del servizio che in quei mesi avevo prestato.

Pochi giorni dopo, il Vescovo mi disse che, fino a nuova decisione, avrei dovuto curare ‘pastoralmente’ la Comunità parrocchiale della Madonna della Salute, pur avendo nominato ‘amministratore’ il Parroco di un paese vicino, don Antonio Cavallo. Iniziò per me un’esperienza nuova, sebbene avessi quale primo impegno la cura educativa dei ragazzi del nostro Seminario. Mi portavo in Parrocchia, soprattutto, i fine settimana, senza, però, mancare a quelle celebrazioni infrasettimanali in cui si richiedeva la presenza del sacerdote. E qui ad organizzare la liturgia, la catechesi, la cura delle persone anziane ed ammalate e tutto ciò che una comunità parrocchiale esige per l’annuncio del Vangelo. Io non sapevo cosa mi sarebbe aspettato; tantomeno conoscevo la volontà del Vescovo se mi avrebbe confermato o meno in quel servizio ministeriale. La cosa che, in cuor mio, non di rado balenava era la domanda di cosa la gente si aspettava da questo nuovo prete! Belle sono state le conoscenze fatte; parimenti, le visite alla famiglie. Ancora oggi, mi conforta sapere che vi sono laici che ricordano le iniziative vissute e, soprattutto, l’organizzazione della festa della Madonna della Salute, allora celebrata l’ultima domenica di agosto. Un prete è prete se rimanda a Gesù Cristo (ed è ciò che mi sono sempre impegnato a fare!) ed è prete, anche, quando cerca di costruire intorno a sé una dimensione umana tale da favorire la crescita di una comunità. A tal proposito i problemi non mancarono: qualche stile individualista, qualche camminatore solitario, qualche interpretazione un po’ troppo soggettivistica della vita della Chiesa furono alcune problematiche che, in quel periodo, dovetti affrontare. Ma non mancò un adagio rincuorante e stimolante che, spesso, mi veniva detto: “Siamo contenti che siete con noi”.

Della comunità di Amendolara marina porto dentro di me la sua vivace umanità. Ricca negli slanci e, talvolta, pungente nelle sottolineature. Ma si notava che vi era un senso di appartenenza e, soprattutto, un sincero amore verso il Signore Gesù – merito da ascrivere al lavoro pastorale di chi, prima di me, aveva profuso energie e passione per la crescita di quella comunità -. Ricordo le sincere confidenze di tanti e le attenzioni pastorali verso quelle semplici indicazioni che cercavo di proporre e su cui chiedevo pazientemente condivisione e appropriazione. Passarono un bel po’ di mesi e mi accorsi che vi era tanto desiderio di ascoltare la Parola – l’Omelia in particolare – per nutrirsi delle cose di Dio e, parimenti, per verificare il proprio cammino di fede. Frutto significativo di tale servizio furono i momenti significativi in cui tanti laici venivano e chiedevano di voler parlare, dialogare sulla fede e sulla vita della Chiesa e, tante volte, di vivere il Sacramento della Riconciliazione. Impegnativa, inoltre, la preparazione della festa della Madonna della Salute. Occorreva muoversi tra tradizione e innovazione, tra un ‘vecchio’ e un ‘nuovo’ che già iniziava ad imporsi. Qui mi accorsi dell’animo di quella comunità, legata, sì, alla fede, ma ancora segnata da una certa religiosità che necessitava di purificazione e di slanci evangelici. L’organizzazione pastorale si mosse con delicatezza e pazienza, ma anche con quella determinazione che aveva di mira l’invito alla consapevolezza che la fede era – ed è – qualcosa che rivoluziona il mondo e sollecita a stili, religiosi e non, illuminati dalle verità dal Vangelo. La festa riuscì bene, nonostante qualche dissenso e qualche opposizione, innervati da una sottile sfida a verificare chi avesse avuto ragione. Ma il problema non era questo. La vera sfida era quella di operarsi a coniugare fede e vita, Vangelo e scelte coerenti, Gesù e salvezza del mondo.

Pochi giorni dopo la festa, l’annuncio del nuovo parroco, don Saverio Viola (che già aveva partecipato, senza dare nell’aria, alla processione della Madonna della Salute insieme con me!). Ringrazio il Signore per la bella esperienza vissuta in questa Comunità parrocchiale di Amendolara Marina. E’ uno dei tanti tasselli pastorali della mia esperienza di prete. Cosa ho imparato da questa esperienza? Che la gente vuole il prete, vuole sentirlo vicino e presente, faro comunque di consigli e di verità. Oggi potremmo dire che tante cose sono cambiate e la sfida che aspetta a noi preti è quella di (ri)conquistare questa fiducia in un mondo in cui sembrano regnare altre verità e altri rintocchi di campana. Una cosa posso, sinceramente, attestare:  un prete, accanto all’amore per il suo Signore, sa dire dentro di sé ciò che, personalmente, ho sentito dire nei miei confronti: “Sono contento di stare con voi”.

don Giovanni Maurello

(oggi sacerdote presso la parrocchia “San Girolamo” di Castrovillari nonché delegato diocesano per la Pastorale)

 

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