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Il contributo dell’agricoltura calabrese al contrasto dei cambiamenti climatici

Il contributo dell’agricoltura calabrese al contrasto dei cambiamenti climatici
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Tutti gli studiosi concordano che i cambiamenti climatici sono causati principalmente dall’attività dell’uomo per l’eccessiva produzione di anidride carbonica (CO2) che fa aumentare l’effetto serra sulla terra rispetto a quello naturale determinando così un aumento della temperatura media di tutto il pianeta e da qui tutte le catastrofi (scioglimento dei ghiacciai, alluvioni, siccità, ecc.) che sono sotto gli occhi di tutti. Gli esperti evidenziano, inoltre, che le conseguenze sono disastrose al punto tale da mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’uomo sulla terra e per questo bisogna invertire la rotta.

Come è noto, la CO2 presente nell’atmosfera viene assorbita dalle piante con il processo della fotosintesi clorofilliana che avviene principalmente nelle foglie. Durante la reazione biochimica della fotosintesi (6CO2 + 6H2O = C6H12O6 + O2), da un lato si consuma CO2 allo stato gassoso e l’acqua allo stato liquido assorbita dalle radici delle piante e dall’altro si sintetizzano i carboidrati (accumulati come sostanze di riserva da dove deriva anche il nostro cibo) liberando ossigeno (O2) allo stato gassoso che serve a compiere la respirazione che è il principale processo fisiologico della vita sulla terra. A contrastare pericolosamente questo processo naturale ci sono le attività produttive basate prevalentemente sulla combustione di risorse fossili (petrolio, carbone, gas, ecc.) che immettono nell’atmosfera grandissime quantità di anidride carbonica che non vengono del tutto assorbite dalle piante nel processo sopra descritto. Pertanto, grandi quantità di anidride carbonica rimangono nell’atmosfera e vanno ad inspessire la coltre che avvolge il pianeta terra facendo aumentare l’effetto serra.

Anche se l’agricoltura nel suo complesso è uno dei settori produttivi che inquina meno, ciò non toglie che anch’essa contribuisca con delle politiche atte a contrastare i cambiamenti climatici. Così come è necessario difendere boschi e foreste da incendi e deforestazione selvaggia ed aumentare la superficie boscata, è altresì utile limitare drasticamente tutti i processi produttivi che immettono CO2 nell’ambiente. Partendo dalle certezze scientifiche sopra evidenziate, anche il settore Agroalimentare e Forestale Calabrese è chiamato ad adottare le necessarie politiche di contrasto ai cambiamenti climatici in linea con i nuovi principi dettati dall’Unione Europea, a partire dalla nuova programmazione 2021-2027.

In Calabria, oltre al mantenimento della copertura vegetale di boschi e foreste con azioni di difesa dagli incendi e, dove è possibile, attuare interventi di imboschimenti e rimboschimenti, l’agricoltura deve mirare alla maggiore valorizzazione del suo enorme patrimonio di biodiversità con le ricadute positive sui redditi agricoli onde rendere economicamente sostenibili i processi produttivi ecologicamente vantaggiosi. Nel caso specifico, la convenienza degli agricoltori a produrre gli ecotipi locali c’è tutta, in quanto, molti prodotti, da tempo studiati e rilanciati dall’ARSAC, permettono di ottenere redditi non trascurabili. In generale, quindi, è necessario per ragioni economiche rilanciare su più ampia scala le produzioni tipiche, anche in considerazione del fatto che il loro consumo (naturalmente a Km Zero, in sostituzione di quelli di lontana e spesso ignota provenienza), porta ad una maggiore tutela della salute in quanto si tratta di alimenti sani, di ottima qualità e nello stesso tempo ad una riduzione sia delle spese di trasporto che di emissione di anidride carbonica.

Un esempio lo danno i legumi calabresi (fagioli, ceci, lenticchie, ecc.) che, grazie all’elevato contenuto proteico (dal 20 al 38% di sostanza secca) sono da sempre alla base dell’alimentazione umana, tanto che l’ONU ha dichiarato il 2016 l’Anno Internazionale dei Legumi allo scopo di rilanciarne la coltivazione e il consumo a livello planetario. Come abbiamo spesso riferito, i legumi hanno, inoltre, un grande valore ambientale grazie alle loro radici che hanno un rapporto simbiotico con dei batteri del genere Rhizobium, che sono in grado di fissare l’azoto atmosferico, gassoso, trasformandolo in forme (nitriche ed ammoniacali) assimilabili dalle piante che, grazie ai residui colturali, rimane in gran parte nel terreno a disposizione delle colture che seguono nella rotazione. In altre parole, forniscono una concimazione azotata naturale, gratuita, a impatto ambientale nullo ed alternativa alla concimazione azotata minerale fatta con prodotti chimici di sintesi, la cui produzione, trasporto e distribuzione si traduce in emissione di anidride carbonica nell’ambiente. Queste colture, inoltre, hanno un effetto conservativo dei suoli agricoli in quanto le loro radici di tipo fittonante mantengono una buona struttura del terreno preservandolo dal degrado. L’ARSAC, negli ultimi anni, come è noto, tra i tanti progetti svolti in collaborazione con diverse e prestigiose Istituzioni di ricerca nazionali (Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Bari, Centro Ricerca per l’Orticoltura di Pontecagnano (SA) del CREA; Università Mediterranea di Reggio Calabria, ENEA, ecc..), sul territorio regionale ha censito oltre 100 ecotipi locali di fagioli ai quali si aggiungono altri ecotipi di cece e  di lenticchia, che risultano perfettamente inseriti nelle condizioni pedo-ambientali delle rispettive aree di origine. Come le tante ricerche hanno dimostrato, la qualità di questi legumi è eccezionale che, in generale, si caratterizza per una bassa percentuale di tegumento e un ridotto tempo di cottura, oltre ad un elevato contenuto proteico, alti valori di proteine solforate e tante altre qualità organolettiche. I programmi di valorizzazione realizzati dall’ARSAC con questi ecotipi e altri prodotti tipici hanno già determinato un apprezzabile aumento dei consumatori sia tra i residenti nel territorio regionale che tra i non residenti anche stranieri. All’aumento della domanda di questi prodotti ha corrisposto un prezzo remunerativo che ha stimolato la produzione, che in alcuni territori ha consentito un rafforzamento dell’identità creando ulteriori opportunità di lavoro extra agricolo collegato allo sviluppo di un turismo gastronomico e di prossimità, con tutti i vantaggi economici che ne derivano. Per tutte queste ragioni, con la nuova programmazione 2021-2027, è necessario rilanciare questi ed altri ecotipi locali per le ricadute positive sui redditi agricoli, per gli effetti positivi sull’ambiente e sul contrasto ai cambiamenti climatici in un’ottica di “ecologia integrale”.

Altra leva sulla quale si può agire per contrastare i cambiamenti climatici è l’agricoltura conservativa, intesa come l’insieme di tutte le tecniche agronomiche che portano alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, come per esempio, le lavorazioni meccaniche del terreno che sono quelle più dispendiose dal punto di vista energetico. Per queste operazioni a seconda della coltura possiamo adottare tecniche alternative che assorbono meno energia e consumano meno carburante. Per esempio per la semina di tutti i cereali a paglia (frumento, orzo, avena, segale, farro, ecc.) l’aratura profonda effettuata con aratro bivomere alla profondità media di circa 40 cm può essere sostituita dalla minima lavorazione effettuata con erpici a denti elastici o a dischi, alla profondità media di circa 15 cm o addirittura, dove il suolo lo permette, con la non lavorazione ottenendo così un notevole risparmio energetico – che può essere anche dell’80 – 90%, con un effetto positivo anche sulla conservazione della sostanza organica del terreno, oltre che un risparmio economico diretto sui costi di produzione.

In definitiva, quindi, l’evoluzione delle tecniche agronomiche, inclusi gli interventi per il controllo delle malerbe e dei parassiti, con le sempre maggiori conoscenze tecniche e scientifiche e l’adozione di attrezzature più idonee, possono contribuire in modo determinante a ridurre l’impatto generale dell’agricoltura calabrese sull’ambiente con giovamento all’economia del territorio e gratificazione degli addetti alle filiere produttive e di servizio.

Luigi Gallo

Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC) – Ce.D.A. n.2 Castrovillari (CS)

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