Redazione Paese24.it

In provincia di Cosenza oltre 6000 persone chiuse in casa con il Covid

In provincia di Cosenza oltre 6000 persone chiuse in casa con il Covid
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Una domenica nera quella di oggi in Calabria dove si registra un nuovo record negativo di contagiati da Coronavirus. Dai numeri forniti dalla Regione Calabria i positivi registrati oggi sono 593 su 2595 tamponi con un tasso di positività che schizza al 20%: in pratica ogni dieci persone tamponate, due sono contagiate. Ad oggi in Calabria ci sono 12556 casi attivi di Covid-19. Di questi, 473 sono ricoverati nei vari reparti Covid delle province calabresi. I pazienti nelle terapie intesive sono 38. Note positive per la provincia di Cosenza i 234 guariti e i cinque letti di terapia intensiva che si liberano. Però si contano anche quattro decessi. Nella provincia bruzia ci sono oltre 6000 persone chiuse in casa con il Covid.

Questo il triste bollettino di una emergenza nell’emergenza. E’ ormai chiaro a tutti, tranne al Governo centrale e al ministro Speranza, come la Calabria per via delle sue ataviche criticità del sistema sanitario presenti ben prima del Covid non può essere gestita con gli stessi parametri di altre regioni. Quegli stessi parametri che da domani (lunedì 12 aprile) “condannano” la Calabria ad un pericolosissima Zona Arancione.

Qui non si sta pensando nè all’economia e nè tantomeno alla Salute. La Sardegna che passa dalla zona bianca alla zona rossa in un paio di settimane è la dimostrazione di come ci si aggrappi esclusivamene ai numeri per assegnare i colori del venerdì. Quando ormai è lapalissiano come ogni regione, per non dire ogni provincia, andrebbe gestita come un caso a sè. Ma è evidente che non ci sono le competenze per valutare simili situazioni ed affrontarle in maniera capillare. E quindi? Quindi ne usciremo comunque ma con tempi molto dilatati ed altre vite umane da sacrificare sull’altare dell’inefficienza.

Ad esempio la provincia di Cosenza, con i reparti Covid allo stremo, sarebbe da Zona Rossa. Possibile, si chiedono in tanti, che nella città bruzia non esista uno stabile idoneo da adibire a centro vaccinazioni, tanto da dover riconvertire l’ospedale da campo che poteva fornire una decina di posti Covid? Bene hanno fatto i sindaci dell’Alto Jonio a chiedere a gran voce l’apertura dei centri vaccinali anche nel comprensorio, con Trebisacce, Oriolo, Cassano allo Ionio e Rocca Imperiale pronti ad accogliere gli anziani dai 70 ai 79 anni che dovranno vaccinarsi con AstraZeneca (in Sicilia l’ottanta per cento ha rifiutato questo vaccino). Ma farebbero altrettanto bene ad insistere affinché l’ospedale di Trebisacce venga aperto già domattina per il ricovero, in questa fase, dei pazienti contagiati. Così come dovrebbero fare le strutture ospedaliere di Praia a Mare, Mormanno, Lungro, Cariati. Tutti posti letto da mettere a disposizione della causa. O per il capo della Protezione Civile, Curcio, siamo in guerra solo per vaccinare e non per curare? E inutile attendere fiabesche riaperture previste alle calende greche: gli ospedali servono adesso e servono reparti Covid. In questo modo si darebbe respiro agli ospedali Spoke che avrebbero così la possibilità di gestire in qualche modo anche altri pazienti affetti da patologie diverse dal Coronavirus. Intanto domani si torna in Zona Arancione.

Vincenzo La Camera

 

 

 

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