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Recovery Fund. Guardiamo oltre i nostri confini. Il futuro passa dai piani interregionali di sviluppo

Recovery Fund. Guardiamo oltre i nostri confini. Il futuro passa dai piani interregionali di sviluppo
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Draghi sta riscrivendo il Recovery Fund: 82 miliardi di euro sotto forma di sovvenzioni e 127 miliardi in prestiti. Ma se da un lato Draghi e i suoi consiglieri scrivono e riscrivono il piano nazionale, noi dobbiamo scrivere i piani locali, quelli che servono alla nostra Regione, e perché no, quando necessario scriverli a più mani, specialmente quando si confina con altre importanti realtà. Dov’è possibile facciamolo, andiamo oltre i piani regionali, prendiamo in considerazione i piani strategici interregionali di sviluppo, piani, come si legge in diversi documenti, “ capaci di aiutare i governi regionali e locali a sviluppare e fornire politiche migliori, attraverso la creazione di un ambiente e di opportunità per le soluzioni di condivisione e con l’obiettivo di garantire che gli investimenti pubblici, l’innovazione e gli sforzi di attuazione portino ad un impatto integrato e sostenibile per le persone e per i territori”. Territori, i nostri,  di confine, aree da sempre che si guardano e si parlano, come la Calabria, la Basilicata e perché no la Puglia. Sibaritide, Siritide, Metapontino, la parte meridionale del tarantino e le meravigliose aree interne, così belle ma così mortificate da scelte e da progetti dal sapore antico. E proprio i “confini burocratici”, le “sovranità” regionali  continuano ad essere i veri limiti per uno sviluppo organico tra aree omogenee, un limite che va superato, e va fatto ora , va fatto al più presto. Servono scelte lungimiranti per un destino comune, politiche comuni, servizi e opportunità capaci di portarci nei mercati e nelle aree che contano, ma anche capaci di far conoscere agli ospiti di tutto il mondo le potenzialità di un’area che è stata culla di civiltà ma che ha ancora tanto da fare, tanto da far vedere e tanto da dire.

ll programma Interreg dell’Ue è una di queste opportunità, premia le sinergie, aiuta a promuovere lo sviluppo economico, sociale e territoriale. La sesta generazione del programma potrà contare su un bilancio di parecchi milioni di euro e sosterrà la cooperazione tra regioni, cittadini e operatori economici al di là delle rispettive frontiere e confini. Tanti i temi comuni che potremmo sviluppare come “Area vasta” in questa fase storica, mettendo a regime i vari piani e le diverse risorse: il trasporto, la ricerca, l’ambiente, l’agricoltura, il turismo e altro ancora. Un esempio? L’aviosuperficie Enrico Mattei di Pisticci, specialmente dopo il via libera, in questi ultimi giorni, del Ministero della Transizione ecologica al Consorzio di Matera per lo sviluppo industriale per iniziare una serie di lavori, sarà solo un’opera lucana? Non credo, sarebbe un errore pensarla così. Giusto invece parlare tra regioni confinanti, Calabria, Basilicata e la Puglia, e progettare servizi ed infrastrutture di interesse comune, come in questo caso un aeroporto di area,  in questo contesto va inserita anche la proposta  di istituire una Z.E.S. ionica interregionale. Territori, questi, legati dalla cultura, dalla storia, da profonde radici, ma anche da interessi sociali ed economici non secondari, basti pensare al settore turistico, alle tante aziende che investono in agricoltura, nell’allevamento, in servizi, nell’artigianato di qualità, nell’industria e altri settori ancora. Interessi, aziende, lavoro che meritano vetrine nazionali ed internazionali. Pisticci, con la sua aviosuperficie, ma anche il porto di Sibari da valorizzare in quest’ottica, un porto non solo della Sibaritide ma di interregionale, e poi ancora la ferrovia, vista anche come una sorta di metropolitana leggera, capace di collegare i nostri siti strategici, la Ss106 e altro ancora.

Altro ancora, certo, come il progetto dell’aeroporto a Sibari, magari… diciamo noi, ma sarà mai così? Forse no, anche perché da giorni prende sempre più piede e forza il potenziamento dell’aeroporto di Crotone che dovrebbe diventare il punto di riferimento della Sibaritide, del Pollino e dell’Alto Ionio. In questo caso, poco o niente ci accomunerebbe con quest’ultima proposta, troppe le distanze e gli ostacoli. Ecco allora l’importanza di tenere in piedi proposte fattibili, più alla portata di mano. E per evitare errori e doppioni, si chiede di aprire tavoli seri, tavoli dove si possa parlare di progetti realizzabili, senza spreco di risorse, nell’interesse di aree omogenee, legate non solo dal filo della storia. Non possiamo buttare alle ortiche questo momento storico, o si progetta ora il futuro o sarà difficile per tutti guardare negli occhi le generazioni che verranno, i nostri figli. Il testimone che passeremo dovrà essere ricco di speranza ma anche ricco di opportunità. Saremo tra i principali beneficiari delle sovvenzioni previste dal Next Generation Eu, un treno, un vagone di soldi che non vedremo probabilmente più, risorse che serviranno, dovranno servire, a cambiare profondamente i nostri paesi. Tante regioni della Germania, della Francia, della stessa Spagna stanno lavorando, progettano misure capaci di aprire le loro società al futuro, potenziando, riscrivendo profondamente settori strategici. Noi, per certi versi, ne abbiamo ancora più necessità, e l’impegno dovrà essere maggiore per riformare il sistema sanitario, l’istruzione, la cultura, lo spettacolo, l’ambiente, la digitalizzazione, i trasporti, e poi ancora la transizione energetica, la coesione sociale e territoriale, la semplificazione amministrativa, la Pubblica amministrazione. Domande, considerazioni che hanno bisogno di risposte al più presto, altrimenti perderemo l’ultimo treno, e non è un modo di dire. “Cristo questa volta non si fermerà ad Eboli”, ma molto, molto più su, molto molto più lontano. Qualcosa si muove sia nell’area lucana che in quella calabrese, cittadini ed imprenditori si stanno organizzando, a presto un incontro, la politica ha bisogno di aiuto, ha bisogna di ascoltare più voci, anche per questo è importante che le forze sociali, civili e produttive, gli intellettuali, le donne e gli uomini di buona volontà scendano in campo, è l’ora di agire, l’indifferenza questa volta sarà colpevole e dannosa e segnerebbe la fine con molta probabilità delle residue speranze di riscatto e di sviluppo.

Vincenzo Diego

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Luigi Sisci
Luigi Sisci
2 mesi fa

Articolo molto interessante che rivede la pianificazione del futuro territoriale attraverso l’abbattimento dei confini regionali. Una visione futuristica che supera la miope visione di crescita del nostro territorio basato sui vecchi sistemi. L’importante è crederci e mobilitarci per uscire dallo stallo che imbriglia la valorizzazione che la nostra Calabria merita. Un plauso a Paese 24 ed al caro amico Vincenzo Diego per l’articolo.