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L’inviato di Paese24 è atterrato a Tokyo per raccontarci la sua Olimpiade

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Grazie al giornalista di Cassano allo Ionio, Pasquale Golia che è volato a Tokyo per le Olimpiadi potremo raccontare in tempo reale e con gli occhi di un nostro cronista sul posto questa splendida avventura in tempo di Pandemia. Non solo sport, ma tanti retroscena culturali e sociali da scoprire nella terra del Sol Levante. Grazie Pasquale e buon lavoro! (v.l.c.)

Che fosse un’Olimpiade complicata l’avevamo immaginato già in Italia con le continue richieste, da parte del Comitato Organizzatore, di plan da compilare, registrazioni da effettuare e documenti da leggere e rispettare scrupolosamente. Ce ne siamo resi conto, ancor di più, all’arrivo in Giappone all’Aeroporto di Henada.

ALLA CONQUISTA DEL GIAPPONE A poco meno di 12 ore dalla cerimonia d’apertura la nostra avventura nel Sol Levante inizia già sull’aereo. Sono passate poco più delle 8 del mattino a Tokyo (l’1 della notte in Italia), subito dopo l’atterraggio, infatti, il personale di Tokyo 2020, salito nel frattempo sul nostro velivolo, ci chiede già di compilare i primi incartamenti. Il Giappone bisogna guadagnarselo a piccoli passi. E’ il prezzo da pagare al Covid, per rendere possibile un evento planetario e per rassicurare l’opinione pubblica locale che, visto l’aumento dei casi di positività ( il 22 giugno erano 1.995 solo in città), compreso nel villaggio olimpico, sente questi Giochi non propriamente graditi.  Primo step, infatti, è quello di compilare un questionario sanitario, indispensabile per l’attivazione di un QR code. Scesi dall’aereo, su cui eravamo davvero in pochi, ci viene chiesto, poi, di scaricare ed istallare due applicazioni: una  per il tracciamento in tempo reale di ciascuno di noi e l’altra chiamata OCHA, con gli addetti che letteralmente hanno controllato i nostri dispositivi mobili per verificare il funzionamento delle stesse App. Chi viola le regole o viene accertato in un luogo non consentito è fuori dall’Olimpiade ma anche dal Paese. Una sorta di libertà condizionata in Giappone, con spostamenti ridottissimi nei primi tre giorni, con qualche concessione in più dal quarto giorno in poi. Ma senza illusioni: come da playbook, vietato, per tutto il nostro soggiorno in Giappone, ogni contatto con i locali, così come i mezzi pubblici, ristoranti o monumenti per noi della stampa internazionale sono banditi. E’ valsa la pena, allora, direte voi? Si, con decisione, nonostante i controlli, già sull’aereo si respirava tra noi lo spirito olimpico. Non a Tokyo, però. I giapponesi sono un popolo gentile, non ci hanno fatto mancare nulla al nostro arrivo ma era evidente la loro preoccupazione per dei Giochi che non tutti avrebbero voluto.

LA LUNGA SERIE DI CONTROLLI ALL’ARRIVO Il terzo step di una lunga serie di controlli ( ne abbiamo contati ben 15) è stato un test covid salivare in un enorme spazio nell’aeroporto. Terminato il test ci è stato consegnato un numerino. Per proseguire occorre attendere che esca sullo schermo sistemato nell’ampia sala d’attesa. Il nostro  cammino, non solo letterale, nella burocrazia giapponese è continuato tra ufficio immigrazione, pagine di carte da compilare ed attesa sui seggiolini dell’area arrivi di Henada. Il timore era quello di venir respinti visto che non avevo ancora ricevuto conferma di attivazione del mio activity plan,  una sorta di piano, da inviare preventivamente, in cui dovevano essere dettagliati tutti gli spostamenti da effettuare durante la visita nipponica ed evitare cosi una quarantena di 14 giorni. Alla fine me la sono cavata con altri questionari riempiti, un esito negativo al test ed un documento, simile ad un passaporto, di lasciapassare. Attivato il nostro accredito, dopo quasi tre ore dal nostro atterraggio, abbiamo finalmente conquistato l’uscita dell’aeroporto di Henada. Eravamo ufficialmente in Giappone ed in piena Olimpiade.

BUS E TAXI PRIVATI PER I MEDIA A TOKYO Anche fuori è stata una corsa contro il tempo. L’organizzazione ha messo a disposizione di ogni accreditato un taxi con il quale ho raggiunto il mio albergo. Fa nulla se non potrò seguire la cerimonia d’apertura per la mini-quarantena di tre giorni a cui tutti siamo sottoposti. La mia Olimpiadi è quasi già vinta. E’ stata una lunga attesa, un’impresa, un sogno inseguito cinque anni e che lo scorso anno, di questi tempi, pareva così lontano. Eppure sono in Giappone, con il mio pass a rappresentare la mia Italia, così c’è scritto, anche da giornalista. Unica concessione ai miei tre giorni di restrizione è stata un rapido passaggio al Main Press Center. Vi assicuro che già percorrere le strade di Tokyo in Taxi vale   già un’Olimpiade.  Sembra davvero così tutto diverso, la gente sembra assente mentre cammina lungo le strade della città ma è proprio come avevo visto dai filmati in rete, comprese le signore che si riparano dal sole di una giornata splendida con l’immancabile ombrellino, che noi usiamo per riparaci dalla pioggia, invece. Lungo il tragitto l’autista del mio taxi, che parla un inglese molto risicato, si sforza di indicarmi, seppur da lontano, i luoghi più significativi della città lungo il nostro tragitto. Anche lui non è felice per questa Olimpiade. E’ preoccupato dell’impatto sui contagi e si chiede del perché di un evento simile se la gente viene tenuta fuori. Il CIO su questo è stato chiaro: meglio un’olimpiade a porte chiuse che spegnere, invece, il sogno olimpico di migliaia di atleti che si sono preparati e gareggiato per cinque anni. Una scommessa, un azzardo, comunque, vinto visto che noi siamo tutti in Giappone; il mondo è in Giappone e non pensate che in piena pandemia sia una cosa così scontata.

IL MAIN PRESS CENTER Per raggiungere l’isola  artificiale di Odaiba, dove è situato il Tokyo Big Sight, dove è situato il centro stampa-Tv internazionale, si attraversa tutta la baia e lo specchio di bare che bagna la città. Proprio di fronte al grande ponte che contornia il paesaggio, in mezzo all’acqua sono sistemati i cinque cerchi olimpici che proiettano la città nella 32° Olimpiade. Si diceva Olimpiade lontana dai giapponesi, beh ancora non so dire. Ciò che ho visto, però, che le gigantografia, i pannelli con la scritta Tokyo 2020 colorano la città ed è difficile non sentire il clima olimpico, nonostante le restrizioni. Anche il centro stampa internazionale è super controllato e prima di entrare occorre superare test anti covid e di sicurezza. Conquistato l’interno si nota un ambiente immenso ma freddo, con le immancabili macchinette  automatiche, tipiche giapponesi, che vendono  pure i souvenir olimpici.  Il media center è un grande stanzone con pochi arredi, però: pannelli divisori  bianchi, stile Ikea,  scrivanie e divisori in plexiglass. A colorarlo con un po’ di blu ci sono i pannelli di Tokyo 2020 ma nulla più. Il tempo di recuperare mediabook ed altri incartamenti ed il io tempo a disposizione è scaduto. Occorre precipitarsi in hotel, sempre con un taxi privato offerto dall’organizzazione. Ogni giornalista, infatti, ha a diposizione 14 voucher per un importo massimo di 10.000 Yen per utilizzare le auto con conducente privato. Terminati i quali occorre muoversi dall’hotel ai luoghi di gara solo con i mezzi pubblici riservati alla stampa. Nel frattempo l’organizzazione continua ad inviarci notifiche e mail per essere autorizzati a fare qualsiasi cosa, compreso prenotarsi alle gare per le gare alle quali vogliamo assistere.

LA CERIMONIA D’APERTURA IN TV NEL MIO ALBERGO DI TOKYO Seguirò la cerimonia d’apertura dalla tv della in stanza d’albergo. Dovrò armarmi di pazienza, visto il commento in giapponese ma almeno entrerò più nel vivo del Giappone. Prima, però, quasi a sorpresa, mi viene concesso di visitare un super market proprio sotto il mio hotel. Posso stare dentro al massimo 15 minuti ma sono stati sufficienti a capire ed assaggiare già il cibo giapponese. Proprio così, qui i supermarket vendono praticamente tutto, compresi piatti già pronti che vengono riscaldati direttamente in negozio per esser poi consumati fuori. Io ho comprato il tipico gattino portafortuna giapponese e chissà se possa portare davvero fortuna alle mie Olimpiadi da inviato. Anche questa è l’Olimpiade in attesa di quella vera negli stadi.

ALLE 13 LA CERIMONIA D’APERTURA INEDITA Quando in Italia saranno le 13, le 8 di sera qui in Giappone, al National Stadium si alzerà il sipario su questa 32° Olimpiade. Sfileranno 206 Paesi del mondo. La prima sarà, come da tradizione, la Grecia, seguita dal Team dei rifugiati. L’Italia, con i portabandiera Elia Viviani e Gessica Rossi, sfilerà 18esima. Sarà i Giappone, Paese ospitante, a chiuderà la rassegna delle nazioni. Intanto, dopo le dimissioni forzate, per una frase sbagliata sull’olocausto pronunciata nel 2018, da parte del regista, c’è curiosità sulla cerimonia d’apertura, annunciata più sobria e con meno persone coinvolte. Secondo le ultime indiscrezioni la prima scena vedrà un uomo solo dentro allo stadio. L’artista apparirà all’inizio ripiegato su se stesso, poi si alzerà in piedi e si distenderà per simboleggiare il ritorno alla vita. Sui maxi schermi si vocifera che saranno proiettate scene di atleti che si allenano nelle proprie camere, con vogatori o tapis-roulant, durante il lockdown: un accenno a quello che gli atleti hanno passato. Sarà una cerimonia a porte chiuse. In tribuna ci saranno non oltre 1.500 persone. Ci sarà l’Imperatore del Giappone  Naruhito (il nonno Hirohito inaugurò i Giochi del 1964), ma non la moglie. Non pronuncerà la parola «celebrazioni» per non urtare la sensibilità di coloro che hanno sofferto per il Covid. In rappresentanza dell’Italia la sottosegretaria allo Sport, ed ex vincitrice di tutto nella scherma, Valentina Vezzali. Saranno una trentina i Capi di stato,  di Governo ed altri rappresentanti statali, tra questi il Presidente della Francia Macron, per gli Usa la first lady Jill Biden. Mentre per l’Italia ci sarà la Sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali.

 dal nostro inviato a Tokyo, Pasquale Golia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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