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La partita di Paese24: Bodo Glimt, l’incubo della Roma di Mourinho

La partita di Paese24: Bodo Glimt, l’incubo della Roma di Mourinho
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Il racconto della consueta partita della settimana, stavolta, idealmente ci porta a cavallo del Circolo Polare Artico e vede protagonista una squadra norvegese, sconosciuta ai più sino a qualche settimana fa: il Bodo Glimt, simbolo calcistico di una piccola città di appena 50mila abitanti a nord, per l’appunto, del Circolare Polare Artico e a 16 ore di auto da Oslo. Il Bodo ed i suoi tifosi giovedì 4 novembre sono arrivati in Italia per il match di Uefa Europa Conference League contro la Roma di Josè Mourinho, la nostra gara della settimana.

LA  FAVOLA DEL BODO GLIMT Il Bodo da sempre era paragonata ad un ascensore, proprio perché andava continuamente su e giù: un anno in prima divisione, quello successivo in seconda e così via. Ora è considerata la migliore in Norvegia, almeno dal 2000 ad oggi. Dopo la promozione del 2017, l’undicesimo posto del 2018 e il secondo del 2019, nel 2020  è arrivato il titolo dei record, a cui se ne potrebbe aggiungere anche un altro che arriverà tra poche settimane. Il primo e con ogni probabilità anche il secondo  in 104 anni di storia, mai nessun club così a nord della Norvegia aveva vinto qualcosa del genere. Una delle principali voce di spesa nel bilancio del Bodø/Glimt sono i viaggi. Nell’attuale Eliteserien (l’equivalente della nostra Serie A) la trasferta più vicina è quello di Trondheim, casa del Rosenborg, che in linea d’aria dista da questo avamposto militare nel Circolo Polare Artico circa 466 chilometri. Si viaggia tutto l’anno, insomma, nell’Artico, dalla primavera all’autunno per giocare, in inverno per potersi allenare su un campo di erba vera (Spagna e Turchia le mete più gettonate) viste le condizioni climatiche proibitive lungo tutta la costa settentrionale del paese.

TUTTI PAZZI PER IL BODO. IN 2000 A ROMA  La curiosità riguarda il 2020, in un anno in cui tutti vogliono vedere il Bodo, la squadra ha giocato senza pubblico a causa del coronavirus. Solo 200 tifosi a settimana avevano accesso all’Aspmyra Stadion, il record è stato di 600 spettatori. In estate un gruppetto di fan ha noleggiato un raccoglitore di ciliegie, lo ha parcheggiato fuori dallo stadio salendo sul carrello ed estendendo il braccio idraulico fino a quando non ha potuto vedere il campo. Almeno il 40% della rosa è  fatto di giocatori provenienti dal nord della Norvegia. Il simbolo è appunto Patrick Berg, a Roma è partito dalla panchina, rampollo di quella che è probabilmente la principale famiglia del calcio norvegese. Un pò come i Maldini nel Milan, per intendersi. Suo padre, Orjan, giocava per il Bodo, così come i suoi zii, Runar e Arild. Suo nonno, Harald , è considerato il miglior giocatore della storia del club. Un ascensore, tornando a quanto detto all’inizio, che ora sa solo salire. Una storia di perdenti diventati uomini da record. Venti giorni fa  proprio in Conference League è accaduto l’ennesimo miracolo: quando il  Bodo ha battuto per 6-1 la Roma di Mourinho. Nella sfida di ritorno contro i giallorossi i supporter del club norvegese hanno ricordato quella serata storica  esponendo nel loro settore tutto colorato di giallo, come i colori sociali della loro squadra, un cartello con la scritta” 6-1″, che è un chiaro riferimento a quanto accaduto nella gara d’andata. Un sfottò in piena regola degli oltre 200 norvegesi che si sono presentati nella Capitale. Per la cronaca all’Olimpico la Roma non è andata oltre il 2-2.

Pasquale Golia

 

 

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