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Mondiali 2022. Il nostro inviato sbarca in Qatar, tra lusso e tradizione del mondo arabo

Mondiali 2022. Il nostro inviato sbarca in Qatar, tra lusso e tradizione del mondo arabo
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da Doha, Pasquale Golia – Arrivato in uno degli aeroporti più trafficati del mondo: l’Hamad International Airport, per l’occasione vestito con loghi e colori del Mondiale ed espletate le formalità doganali in appena cinque minuti per noi accreditati, la prima cartolina, e forse anche la più famosa nel mondo, di Doha è rappresentata in aeroporto, davanti il mall dei vari Gates, da un gigantesco orsacchiotto in bronzo fuso con la testa in una lampada, rivestito di peluche, il cosiddetto Lamp/Bear, installazione dello svizzero Urs Fischer che gli sceicchi Al Thani, al governo del Paese, hanno acquistato a un’asta di Christie’s per sette milioni di dollari. Un simbolo che rende già l’idea di cosa sia oggi il Qatar, ovvero una straordinaria combinazione tra moderno, lusso, eccezionale e tradizione del mondo arabo. I qatarioti da qualche decennio si misurano oramai tra religione, architettura e design, avventure di lusso nel deserto  ed installazioni d’arte. C’è, poi, la passione smodata per la falconeria e il business miliardario per il calcio. Lo scheicco Al Khelafi, proprietario del Paris Saint Germain di Messi, Mbappè e Neymar, è uomo di fiducia del principe regnante del Qatar Al Thani. Una influenza in rapida espansione quella di questa piccola penisola 11.500 chilometri quadrati bagnata dal Golfo Arabico.

Usciti dal grande aeroporto si intravvedono già le luci della ribalta mondiale, il primo grande evento senza la paura del Covid con addetti ai lavori e tifosi provenienti da ogni angolo del mondo senza più necessità di tamponi o App di tracciamento. Taxi, autobus e persino una moderna metropolitana dal 20 novembre al 18 dicembre porteranno in centro e poi negli stadi quasi tre milioni di fan dall’estero. Tutto estremamente bello e pulito. La metro ha persino una carrozza di prima classe, una per le famiglie ed una sezione riservata alle donne. Piccola curiosità: i visitatori in possesso dell’haya card, una sorta di permesso d’entrata che tutti i partecipanti al mondiale hanno dovuto richiedere preventivamente tramite un’applicazione, viaggiano gratis su metro e bus per tutta la durata del torneo. Mano, mano che il treno si avvicina alla città, lo skyline è da mozzafiato; siamo in una delle città più moderne ed in evoluzione del mondo. Ciò che abbiamo notato sin da subito è che i qatarini occupano solo le posizioni più importanti nel lavoro o nella società pubblica. Alla dogana, infatti, ci siamo imbattuti un una giovane poliziotta locale di frontiera molto simpatica ed aperta al mondo. Mentre taxi, autobus sono affidati a driver stranieri, soprattutto pakistani, indiani ed africani. Così come per i lavori di manovalanza in generale a Doha, dagli hotel, sino ai negozi di grande distribuzione. In centro il Mondiale, poi, è annunciato con gigantografie issate sui grattacieli, in cui sono ritratti tutti i grandi campioni del calcio europeo. C’è da dire una cosa, però, il Mondiale coinvolge poco i locali. Sarà che i qatarioti sono poco più di 300.000 in tutto il paese; il 70% della popolazione è straniera, in Qatar per lavoro e poco incline alle feste mondiali. La festa, per il momento, è solo per i tifosi appena arrivati al seguito delle 32 squadre mondiali.

 

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