di Federica Grisolia
E’ un’intima archeologia dei sentimenti che esplora l’amore, l’inesorabilità del tempo e il senso profondo dell’esistenza umana, il quindicesimo libro della produzione letteraria di Giorgio Tarabella, dal titolo «La voce dell’anima – La mia poesia», pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore ed esposto anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026. L’opera si configura come una silloge intensa, strutturata come un profondo soliloquio in cui l’autore – che vive a Forte dei Marmi (Lucca) – dialoga direttamente con la propria interiorità, offrendo al lettore una bussola per esplorare le zone più recondite e crepuscolari della sensibilità umana attraverso il potere della parola scritta. La silloge si distingue per un approccio stilistico immediato, lineare e volutamente privo di artifici retorici, concepito per stabilire un legame empatico e istantaneo con chi legge. L’intento non è la ricerca di un estetismo fine a sé stesso, bensì un’operazione di testimonianza emotiva, dedita a scavare nel vissuto per restituire un significato autentico alle esperienze che costellano l’arco dell’esistenza. «Tarabella – sottolinea, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – scrive come sente, senza setacci, lasciando emergere un flusso continuo di immagini, ricordi e riflessioni che ruotano attorno a pochi e grandi temi: dall’amore in tutte le sue forme al trascorrere inesorabile del tempo». Una parte significativa della raccolta è dedicata alla sua esperienza autobiografica, in cui il recupero della memoria si unisce alla matura consapevolezza dell’età che avanza, intesa come momento privilegiato di bilancio esistenziale.
Una menzione speciale va, poi, ai componimenti ispirati alla natura, spazi in cui l’autore manifesta un’autentica urgenza comunicativa. Di fronte a una realtà contemporanea percepita come arida e priva di emotività, il poeta rivendica con forza la propria presenza. Lo sguardo di Tarabella sul mondo circostante si muove costantemente tra lo stupore e il turbamento, un binomio che si fa particolarmente vivido e dolente nelle liriche che affrontano i drammi collettivi della guerra, della miseria e dell’apatia sociale. Il linguaggio, caratterizzato da una forte enfasi espressiva, si sviluppa attraverso l’uso sistematico di maiuscole evocative, iterazioni ritmiche e un registro solenne. L’esigenza espressiva e visiva scavalca le strutture metriche tradizionali; un’opzione stilistica audace che, se da una parte accentua l’autenticità del messaggio, dall’altra sfida il lettore richiedendo un ascolto attento e privo di pregiudizi.
Per Giorgio Tarabella la scrittura si configura come un atto d’amore supremo: un ponte gettato tra il proprio vissuto interiore e l’anima del lettore, teso alla ricerca di un’armonia universale. L’autore non offre semplici parole, ma frammenti del proprio essere: la sua luce interiore, i suoi desideri e i sentimenti più intimi. Il suo obiettivo è che questo distillato d’anima venga accolto e custodito dai lettori più attenti, affinché possa accompagnarli e illuminare il loro cammino terreno. «Spero di avervi fatto conoscere “il vero amore” – confessa il poeta toscano – “l’amore immenso dell’immenso mondo” e…questo sarà la pace e tranquillità nel nostro futuro».
