di Federica Grisolia
Nasce da un percorso intimo e profondo “Vagando tra parole e fiori”, l’opera prima di Maria Maddalena Ghezzi, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche nella versione e-book. La silloge raccoglie liriche affiorate in diverse stagioni dell’esistenza, ciascuna scaturita da esperienze ed emozioni capaci di segnare la vita dell’autrice. Sfogliarne le pagine è un po’ come passeggiare in un giardino intimo: ogni poesia rappresenta un fiore sbocciato dalle parole, capace di sprigionare un profumo che riporta a quei ricordi e a quelle sensazioni d’origine. «In quest’ottica – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – la parola diviene testimonianza della nostra formazione culturale e sentimentale, che cataloga, sottrae dall’oblio del tempo, impone il senso delle radici e della memoria».
L’autrice vive insieme alla sua famiglia in un piccolo borgo del comune di Trento, abbracciata da boschi e montagne. Per anni ha lavorato come maestra della scuola dell’infanzia, una vocazione che continua a sentire forte dentro di sé e fin da bambina ha tenuto stretto il desiderio di dare voce ai propri versi. Nel libro, come rivela già l’immagine di copertina, la natura non fa semplicemente da sfondo, ma si trasforma in un interlocutore attivo, in un dialogo costante e profondo con l’uomo. La poesia della Ghezzi va dritta all’essenziale: sa portare luce laddove c’è buio e sa esaltare la meraviglia delle piccole cose quotidiane che, una volta messe su carta, rivelano tutta la loro grandezza. Attraverso i componimenti – tra i quali spicca una poesia dal titolo emblematico “Maestro” – si intrecciano temi come la memoria, i profumi del passato, la bellezza dei tramonti, la forza della fede, la speranza e la spinta verso una costante rinascita. L’opera – esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore – diventa così un invito a fermarsi, respirare, lasciarsi trasportare dalla delicatezza della parola e a non rinunciare mai al proprio “sogno nel cassetto”.
