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“Il Respiro dell’Assenza”. Un dialogo tra memoria e presenza

di Federica Grisolia

Con “Il Respiro dell’Assenza”, l’introspezione lirica di Vincenzo Pio Argentino arricchisce il panorama letterario targato Aletti Editore. L’opera – pubblicata nella collana “Gli Emersi della Poesia” e disponibile anche nella versione e-book – raccoglie trenta componimenti, nati da un percorso di ricerca interiore, in cui la mancanza si trasfigura in consapevolezza e presenza. «Verso dopo verso, pagina dopo pagina – confessa il giovane autore che vive a San Nicandro Garganico (Foggia) – la scrittura mi ha accompagnato in una continua ricerca di verità, identità e luce, anche quando il cammino attraversava l’ombra. L’assenza, quindi, non è soltanto il tema centrale del titolo, ma rappresenta una condizione esistenziale da cui prende forma l’intera opera. Un’esigenza autentica di trasformare il dolore in espressione artistica e di dare un significato alle esperienze vissute». L’autore predilige un verso libero e fluido, capace di assecondare l’intuizione visiva e il ritmo naturale del pensiero. Il linguaggio scelto è essenziale e misurato: ogni parola è calibrata per dare forma e dignità al silenzio da cui si origina. «L’equilibrio tra spontaneità e cura nasce proprio da questo dialogo. Da una parte, l’urgenza emotiva che dà origine al testo; dall’altra, la responsabilità della parola poetica, che richiede attenzione, ascolto e rispetto. La spontaneità accende la scintilla, ma è la cura del verso che permette a quella scintilla di diventare una luce condivisibile».

Lontana dall’essere intesa come un semplice vuoto o una privazione, la condizione dell’assenza diventa una forma paradossale di presenza. «Se dovessi definire la mia opera con una sola immagine – afferma il poeta – direi che è un dialogo silenzioso tra ciò che abbiamo perduto e ciò che continua a vivere dentro di noi». La penna si configura, così, come uno strumento d’indagine, capace di guidare, attraverso la perdita, la memoria e il dolore, verso una nuova luce espressiva. «Ciò che sembra lontano o perduto continua a vivere dentro di noi, lasciando un’impronta che il tempo non riesce a cancellare del tutto». In un’epoca dominata dalla frenesia, la poesia di Argentino si pone come un vero e proprio atto di resistenza contemplativa: un invito a rallentare, ad ascoltare le fragilità sommesse e a dare significato alle esperienze vissute. «Credo che la lentezza della scrittura ci restituisca qualcosa che oggi rischiamo di perdere: la capacità di abitare il tempo. È proprio in quello spazio di ascolto e di riflessione che possono emergere verità inattese, fragilità nascoste e nuove consapevolezze». Come scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano, attivo soprattutto nel mondo del teatro, «lo spazio di una poesia è ricerca spirituale: voce contraria in un tumulto di silenzio, richiamo all’istante, al vento, alla sorgente, al dolore, a qualcosa di perduto».

Caratteristica dell’opera è la presenza di brevi introduzioni in prosa prima di ciascun componimento. Concepite dall’autore non come chiavi interpretative vincolanti, ma come una discreta «bussola emotiva», queste note «sono un invito a fermarsi, a entrare con maggiore consapevolezza nell’atmosfera della poesia e poi a lasciarsi guidare dalle proprie emozioni». La silloge travalica la dimensione individuale per farsi voce universale, offrendo uno spazio condiviso di riflessione e vicinanza emotiva. «Vorrei che chi legge potesse trovare in queste pagine non necessariamente delle risposte, ma uno spazio di riflessione e di compagnia. Se anche una sola poesia riuscirà a far sentire qualcuno meno solo, a riportare alla memoria un volto amato, un momento importante o una parte di sé dimenticata, allora avrà raggiunto il suo scopo».

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