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Sibari, ministro Barca visita scavi “infangati”. Pronti 21 milioni di euro per rilancio. Al via la pulizia

Sibari, ministro Barca visita scavi “infangati”. Pronti 21 milioni di euro per rilancio. Al via la pulizia
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Come dire, non tutti i mali vengono per nuocere. L’allagamento del parco archeologico di Sibari salito agli altari della cronaca nazionale ha sollecitato un interesse istituzionale, anche del Governo centrale, verso la preziosa area della Magna Grecia tanto da rispolverare un progetto di 21 milioni di euro per il Parco, che dormiva in qualche cassetto. Ancora non si conoscono i dettagli e le modalità di questo finanziamento, ma quel che è certo che i tempi d’erogazione e di inizio lavori questa volta non saranno biblici e se saputi sfruttare, questi soldi, potranno davvero regalare agli scavi di Sibari quel necessario salto di qualità, come attrattore culturale internazionale.

Intanto ieri pomeriggio (giovedì), il Ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, accompagnato dal Sindaco di Cassano All’Ionio, Giovanni Papasso, ha effettuato un sopralluogo sugli argini e nella golena del fiume Crati, per constatare di persona gli effetti dell’alluvione del 18 gennaio scorso che ha ricoperto di fango gli scavi archeologici di Sibari.

Al sopralluogo è seguito un incontro tecnico tra esponenti politici ed esperti del settore archeologico, con relativa conferenza stampa (nella foto) organizzata dal Portavoce del sindaco Pasquale Golia. Come primo intervento, urge, da quello che è emerso, la messa in sicurezza del fiume Crati. Operazione programmata già un anno fa con lo stanziamento di 4 milioni di euro ma mai partita. Ora, entro il 14 aprile verrà predisposto un bando di gara per la progettazione preliminare dell’intervento, ad opera del Commissario straordinario Delegato per l’attuazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico della Calabria di concerto con il Comune di Cassano. L’intervento prevede inoltre lo sradicamento di quelle colture che sul letto del fiume impediscono il regolare deflusso delle acque.

Per quanto riguarda, invece, i danni subiti dagli scavi, si è constatata l’attività del programma del Mibac del valore di 300mila euro per il superamento della fase di grande emergenza, finalizzata al ripristino degli impianti di pompaggio, delle relative cabine elettriche e all’aspirazione mirata dello strato superficiale del fango. Questa attività si concluderà entro la fine di marzo e permetterà, poi, di predisporre un Piano di interventi per la fase 2, per riportare gli scavi ad un livello di funzionalità uguale o maggiore rispetto a quello presente prima dell’alluvione.

Il Piano per la fase 2, comprensivo di tempi e costi, sarà reso disponibile entro il 6 maggio prossimo.  In parallelo agli interventi della fase 2, si provvederà anche alla pulizia dei reperti, attualmente custoditi nei depositi del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. D’altronde, come ha sottolineato anche il ministro Barca, non si può investire sui Beni Archeologici se prima non lo si fa con il territorio circostante. Magari mettendolo pure in sicurezza ed evitando di tagliare i servizi  fondamentali, come quelli sanitari e ferroviari.

Vincenzo La Camera

 

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