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	<title>Cultura Archivi - Paese24.it</title>
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	<description>Quotidiano online Alto Jonio - Pollino - Sibaritide</description>
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	<title>Cultura Archivi - Paese24.it</title>
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		<title>Oriolo. Recensione del libro di Francesco Maria Maiuri su Sant&#8217;Agostino d&#8217;Ippona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:51:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[del professor Vincenzo Toscani &#8211; Cominciando a leggere il testo di Francesco Maria Maiuri (nella foto) Il problema gnoseologico in Agostino d’Ippona, pensavo di avere difronte un libro, che ripercorresse pedissequamente la storia della filosofia. Poi ho capito che tutto l’impianto ha un preciso obiettivo: la ricerca della Verità assoluta. Solo in quest’ottica vanno interpretati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>del professor Vincenzo Toscani &#8211;</strong></em> Cominciando a leggere il testo di Francesco Maria Maiuri <em><strong>(nella foto)</strong> Il problema gnoseologico in Agostino d’Ippona</em>, pensavo di avere difronte un libro, che ripercorresse pedissequamente la storia della filosofia. Poi ho capito che tutto l’impianto ha un preciso obiettivo: la ricerca della Verità assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo in quest’ottica vanno interpretati i personaggi (filosofi, teologi, matematici, ecc.) che, da Platone a Plotino, ad Anselmo d’Aosta, a Galileo Galilei con le lettere a padre don Benedetto Castelli, a Cartesio, a Pascal, a Locke, a Leibniz, a Kant, l’Autore ha messo sulla scena della sua ricerca. Ogni personaggio deve concorrere, attraverso un percorso gnoseologico, a definire l’essenza dell’Assoluto, a cui tendere come ultimo gradino della conoscenza, a definire l’Essere nella sua unità e nella sua totalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Già dai poemi omerici conosciamo la tendenza a superare la molteplicità dei principi esplicativi e creativi del mondo, rappresentato dal polimorfismo antropomorfico delle divinità, di cui Zeus esprimeva l’esigenza dell’unità.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto il libro l’Autore, nella ricerca dell’Assoluto, magistralmente cerca di creare un ponte fra il pensiero dei filosofi e i grandi dottori della Chiesa, in particolare con l’Ipponate S. Agostino.</p>
<p style="text-align: justify;">Dà un grande peso alla filosofia platonica, che estendeva la visione socratica dall’uomo all’universo<strong>. </strong><strong>Platone</strong>, partendo dal concetto socratico, giungeva al mondo delle idee, una regione extra-spaziale, un sopra-cielo (l’Iperuranio), regno di forme ideali e dove le anime vedevano le Idee “nella Pianura della Verità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti concetti non possono essere tratti dagli oggetti sensibili o dall’esperienza come i concetti morali, estetici e quelli matematici, la cui verità fu dimostrata dai Pitagorici. Prendiamo una figura geometrica molto nota: il cerchio, definito dalla geometria euclidea come il luogo dei punti geometrici tutti equidistanti da un punto centrale. Il cerchio è perfetto solo e soltanto quando è definito dalla geometria. Nella natura o nel mondo sensibile non esistono cerchi perfetti. Il concetto di cerchio diventa perfetto solo se diventa un’Idea con le caratteristiche di universalità ed intellegibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità non è riscontrabile nelle sensazioni perché sono mutevoli. La verità è riscontrabile solo nel pensiero, che ha delle leggi immutabili come ad esempio la matematica, la fisica con le leggi della natura e i principi della logica: non contraddizione, terzo escluso e identità con il loro carattere di “autoevidenza”, già professati da Aristotele contro l’idea di scienza universale, voluta da Platone e Senocrate. E ancora “nulla v’è di più valido e funzionale del <strong>procedimento matematico</strong> o che la ragione stessa è procedimento matematico” (Agostino, <em>De ordine</em>, II, 18.48; Maiuri, p. 80.81).</p>
<p style="text-align: justify;">“Se Platone – dice il Maiuri – fa culminare tutta la sua indagine nel mondo delle Idee… per Agostino vi è la ricerca di un Dio”, che non è punto di arrivo ma “un punto di partenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Platone l’idea è intellegibile e si può conoscere soltanto con la ragione. “Cosa si può conoscere solo con la ragione” – dice il nostro Autore  &#8211; “Fin dove può arrivare la ragione nel passare dal particolare all’arcano”.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano le tribolazioni interiori del giovane Agostino, che andava cercando la Verità sull’essenza dell’<em>ignotum</em>. Platone l’aveva risolto col mondo delle idee e con l’immobile perfezione dell’Essere, trascendente rispetto al mondo naturale e separato da esso, come poi affermò Aristotele.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà intellegibile di Platone aveva essenzialmente un carattere di unità perché l’unità è la perfezione dell’essere. Lo aveva già detto Parmenide quando affermava che l’Essere vero era uno, immutabile e immobile. Per Platone l’idea unificatrice era quella del Bene (τó ἀγαθóν), che è la fonte della conoscenza. <strong>Per Agostino il bene supremo era  Dio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I sonni di tutti noi studenti liceali, quando ci siamo imbattuti nello studio della Filosofia, sono stati agitati dai miti di Platone, soprattutto quello “della caverna”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Maiuri, per spiegare meglio il percorso fatto da S. Agostino verso la conoscenza, partendo da Platone, ricorre al noto mito della caverna del libro VII della <em>Repubblica</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella caverna c’è il mondo sensibile, della realtà e dell’opinare, legato alle apparenze e che è possibile conoscere con i nostri sensi. Fuori dalla caverna si trova il <strong>mondo</strong> dell’intellegibile e del sapere, della conoscenza delle forme razionali come quelle matematico-geometriche, e l’<em>intuizione filosofica</em> del mondo delle idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal mito della caverna si deducono i gradi del conoscere platonico: l’apprensione di semplici parvenze sensoriali o immagini (εἰκασία, <em>eikasía</em> = immaginazione, rappresentazione) e la credenza delle cose sensibili (πίστις<em>, pístis da pisteúo=</em>credere, avere fiducia) entrambe parti della conoscenza percettiva (δóξα<em>, dóxa = </em>opinione); la conoscenza dianoetica (διάνοια<em>, diánoia</em> = attraverso la mente), che è attività conoscitiva discorsiva con premesse e conclusioni cioè razionale-deduttiva ed è propria della matematica  e della geometria; quella noetica (νόησις, <em>nóesis</em> da νοέω-<em>noéō</em> = capire, conoscere, pensare) o conoscenza intellettiva cioè filosofica, associata alle idee e in cui emerge <strong>l’idea di bellezza</strong> (καλό<strong>ν</strong>,<em> kalón</em>). La <em>diánoia</em> e la <em>nóesis</em> erano parte dell’<em>epistéme</em> (<em>ἐπιστήμη</em>, <em>epistéme</em> = conoscenza certa, propria del mondo intellegibile).</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Doxa</em> (ossia le ombre della caverna cioè le parvenze sensibili) e l’<em>epistéme</em> (la conoscenza vera) erano i due piani di realtà: il mondo naturale “corrispondente al Divenire di Eraclito” (πάντα ῥεῖ, <em> pánta rei</em> = tutto scorre) e il piano delle idee “corrispondente all’Essere di Parmenide”, che era “unico, immutabile ed eterno”, fondato sul <strong>principio di non contraddizione</strong> (l’Essere è e non può allo stesso tempo considerarsi non Essere). Di contro, i Sofisti riducevano la conoscenza a pura sensazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Entro questi confini si sviluppa la ricerca del Maiuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Autore ricorda che “l’impronta” platonica ha avuto anche un riverbero nella filosofia kantiana, quando il filosofo di Königsberg sosteneva: “le realtà <em>uti apparent</em> (come appaiono) sono diverse e diametralmente opposte da quelle <em>sicuti sunt</em> (come sono), in quanto le prime formano i <em>fenomeni</em>, le seconde i <em>noúmeni</em>, i concetti pensati dall’intelletto sui quali si basa la metafisica” (Maiuri, p. 101).</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta la sua indagine storico-culturale il Maiuri vuole capire la strada fatta da Agostino, per giungere a Dio in un percorso di conoscenza, mutuato da una <strong>simbiosi mutualistica fra fede e ragione</strong> nella ricerca della Verità. Nel dialogo fra fede e ragione si basa la conoscenza cristiana, diversa da come l’intendevano Platone e Aristotele. Per questi motivi vuole spiegare sinteticamente cosa significhi <strong>la <em>nóesis </em></strong> <strong>(νóησις)</strong> che, secondo la filosofia greca era un atto dell’intelletto (conoscenza, intuizione, capire, ecc.) in antitesi con la conoscenza discorsiva. Per Aristotele era una “appercezione” unitaria dell’essenza degli oggetti semplici non composti. Per Platone era il più alto grado di conoscenza, un processo intuitivo dell’intelletto, che coglie direttamente le idee nella loro forma perfetta e immutabile. Per Agostino la <em>nóesis</em><strong> (νóησις)</strong> non è un semplice percorso cognitivo ma un mezzo per arrivare alla Verità, alla felicità eterna e alla salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca della Verità è strettamente legata <strong>all’illuminazione</strong> divina perché l’intelletto umano da solo non può raggiungere la verità non essendo autosufficiente. L’ispirazione della dottrina dell’illuminazione è di tipo platonico anche se l’Ipponate contesta la concezione della reminiscenza. Per Agostino <strong>l’illuminazione</strong> è il fondamento della conoscenza. Anche le conoscenze trasmesse dalle scienze, senza alcun dubbio vere, non possono essere comprese se non sono “<strong>illuminate</strong>” da un Dio, che è intelligibile e che rende intelligibile tutte le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo ha bisogno di Luce e la Luce è Dio, “che illumina ogni realtà conoscibile, infondendo in essa i germi della felicità (Maiuri, p. 113).</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Autore, all’unisono con Agostino (<em>Confessiones</em>, X, 40.65), ripete: “Tu sei la luce permanente, che consultavo sull’esistenza, la natura, il valore di tutte le cose”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Ravasi, commentando i quadri di Michelangelo e di Caravaggio sulla conversione di S. Paolo, che, “folgorato dalla luce” che irrompe dall’alto, “<strong>ha un’illuminazione</strong>”, affermò, però, che “l’auto salvarsi non è possibile” (G. Ravasi, commento al libro <em>Ero un blasfemo un persecutore e un violento</em>, 5 novembre 2024, TV2000).</p>
<p style="text-align: justify;">Rileggendo S. Agostino, possiamo dire con l’Ipponate: “Nell’interiorità dell’uomo abita la verità” cioè: non cercare la verità fuori di te, ma dentro di te.</p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Noli foras ire</em>, <em>in te ipsum redi</em>, <em>in interiore homine habitat veritas</em> – Agostino, <em>De vera religione</em>, 39,72; Maiuri, p. 114).</p>
<p style="text-align: justify;">La maggiore aspirazione dell’Ipponate è tendere al soprannaturale e in questo percorso filosofia e ragione, ragione e fede si fondono. La ragione stessa, che riconosce il suo limite, ricorre alla fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Autore fa spesso riferimento a Plotino, considerato uno dei massimi rappresentanti del neoplatonismo. <strong>Anche per Plotino ci sono i diversi gradi di conoscenza</strong> e, attraverso la diánoia (<strong>δι</strong>ά<strong>ν</strong>o<strong>ια),</strong> arriva alla nóesis (<strong>νóησις</strong><strong>)</strong>, che coglie subito la verità essendo un’attività intellettiva. Plotino fa un passo in più rispetto al dualismo platonico (mondo sensibile e iperuranio) con i <strong>tre livelli ontologici</strong> (<em>ipóstasi</em> -ὑπόστασις): l’Uno, principio primo, al “di sopra dell’Essere” e da cui scaturisce l’universo; il <em>noûs</em> (intelletto) platonico; la <em>psyché</em> (l’anima), che è mediatrice fra il mondo sensibile e quello intellegibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Maiuri riempie intere pagine per spiegare l’intimo e intrinseco <strong>rapporto fra fede e ragione</strong>, sintetizzato nelle famosissime locuzioni: <em>intellego ut credam</em> e <em>credo ut intellegam</em>. È un “<strong>circolo ermeneutico</strong>”, necessario per capire la filosofia di Agostino, lontana dal fideismo, che sosteneva “<em>credo quia absurdum</em>”, e il razionalismo, che non attribuiva alla fede la capacità del conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella teologia scolastica il rapporto fede ragione è molto accentuato. Per <strong>S. Anselmo</strong>, considerato il “padre” e fondatore della filosofia scolastica, la fede e la ragione devono coesistere e non sono contrastanti: “<em>fides quaerens intellectum</em>” (la fede che cerca la comprensione) fu addirittura il primo titolo dato dal Santo alla sua opera, poi passata alla storia come <em>Proslogion</em>. Il rapporto fra fede e ragione fu un punto centrale del pensiero del monaco benedettino e arcivescovo di Canterbury. Soprattutto nel <em>Proemio</em> del suo saggio di teologia puntò sulla razionalità della fede; infatti, affermò: <em>Neque enim quaero intelligere ut credam, sed credo ut intelligam</em> (letteralmente = Né infatti cerco di capire affinché io creda, ma credo perché io capisca).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il papa Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica “<em>Fides et ratio</em>” del 14 settembre 1998 affrontò il problema: “la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”. Nel capitolo II “<em>Credo ut intellegam</em>”, riferendosi ai <em>Libri sapienziali</em>, sottolineò “quanto profondo sia il legame fra la conoscenza di fede e quella di ragione”. Nel capitolo III indicò il cammino per la ricerca della verità. Nel viaggio fatto da S. Paolo ad Atene, la città greca ricolma di statue di diversi idoli, fra cui il <em>Dio ignoto</em>, S. Paolo disse nell’Areopago agli Ateniesi: “Quello che voi adorate senza conoscere io ve lo annuncio” (Atti degli Apostoli, 17,23).</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Agostino, nei <em>Sermoni</em> (XL, 3,6,7 e 3,7,9) propose la frase nell’imperativo: <em>ergo intellege ut credas</em>, <em>crede ut intellegas</em> (Pertanto capisci perché tu creda, e credi affinché tu capisca).</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Nel <em>Commento al Vangelo di Giovanni</em> (40, 8-9) ancora una volta l’Ipponate sosteneva che “La fede è credere  ciò che non vedi e la verità è vedere ciò che hai creduto&#8221; (E. Gandolfo, <em>Città Nuova</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Agostino dà così anche un metodo per risolvere il problema della conoscenza della <strong>Trinità</strong> e per capire il mistero di Dio. Solo dopo aver compreso Dio è possibile credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro Autore parla della “perfetta compatibilità della fede e della ragione” sebbene nella “diversità” dell’atto conoscitivo. Questa posizione è in netto contrasto con <strong>l’averroismo</strong>, che sosteneva che le verità filosofiche, raggiungibili con la ragione, fossero separate dalle verità, <strong>rivelate dalla fede</strong>. Per dimostrare cos’è la fede Francesco Maria usa un artifizio letterario. Si affida a Trilussa e a una delle due poesie sulla Fede: <em>La Guida</em>. Una vecchietta cieca (la Fede) prende per mano il poeta, che si è perduto in mezzo al bosco, e non crede che una cieca possa “guidarlo” per portarlo “fino alla cima… dove c’è un cipresso… dove c’è la Croce”. Con tutto ciò la cieca lo prende per mano e gli dice: “Cammina”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel contesto del pensiero agostiniano e anselmiano il Maiuri fa delle considerazioni sulla società attuale. L’uomo moderno, vittima del relativismo e del nichilismo, è diventato “<em>homo homini lupus</em>” (Thomas Hobbes, <em>De Cive</em>). Forse più significativa e più forte è quella di Plauto nell’<em>Asinaria</em> (v. 495): “<em>lupus est homo homini, non homo</em>”. Non manca una frecciata alla politica, diventata “centro di potere e solo di prestigio” personale, non di servizio in una società “imbruttita”. Anche in questo necessita una scelta. “Scegliere vuol dire conoscere” diceva mons. Nunzio Galantino, commentando il suo libro (2025)  <em>Nel crocevia delle culture. Pensieri che orientano</em> (TV2000, 27 maggio 2026).</p>
<p style="text-align: justify;">L’A. cerca, infine, di dare la definizione del filosofo, partendo da quello che non deve essere cioè “un politico, un economista, un sociologo” bensì “un ricercatore dell’essere e dell’esistere, colui che si pone delle domande “sulla natura dell’uomo, sul destino ultimo, su Dio”, che è apice supremo della conoscenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio concludere queste poche riflessioni con una considerazione personale: se conoscessi 1/10 del sapere, che Francesco Maria ha profuso nel libro, già potrei dire di essere felice. Sembra strano, ma inconsapevolmente ho espresso il pensiero di S. Agostino nel <em>De beata vita</em>: bisogna conoscere per raggiungere la felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Belvedere Marittimo. “Interazioni di Universi”. La poesia che unisce scienza e sentimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 08:43:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[aletti editore]]></category>
		<category><![CDATA[francesca incarnato autrice belvedere marittimo perugia]]></category>
		<category><![CDATA[francesca incarnato interazioni di universi]]></category>
		<category><![CDATA[interazioni di universi aletti editore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Federica Grisolia E’ un viaggio in versi che abbatte la dicotomia tra cultura scientifica e umanistica, invitando a guardare la realtà con gli “occhi del possibile”, la nuova opera “Interazioni di Universi: Emozioni, Sentimenti, Realtà e Scienza”, firmata da Francesca Incarnato e pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. Un’intensa silloge che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Federica Grisolia</strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E’ un viaggio in versi che abbatte la dicotomia tra cultura scientifica e umanistica, invitando a guardare la realtà con gli “occhi del possibile”, la nuova opera <strong>“Interazioni di Universi: Emozioni, Sentimenti, Realtà e Scienza”, firmata da Francesca Incarnato e pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore</strong>. Un’intensa silloge che nasce dall’esigenza di esplorare le dinamiche invisibili e tangibili che attraversano l’esistenza quotidiana. «Implicito nel titolo &#8211; spiega l’autrice, originaria di Belvedere Marittimo (Cosenza) ma che vive a Perugia &#8211; il messaggio che ogni vita, come ogni cosa che esiste, è un’interazione tra universi intesi come spazi infiniti e sistemi complessi; ogni persona è la sovrapposizione tra aree di controllo e zone non completamente controllabili su cui mettere in gioco la propria libertà. E’ un universo nelle sue espressioni ed è in continuo divenire».</p>
<p style="text-align: justify;">Francesca Incarnato, mossa da un’esperienza pedagogica orientata all’interdisciplinarità, <strong>propone un dialogo profondo e necessario tra la razionalità rigorosa della ricerca scientifica e l’introspezione della parola</strong>. «La poesia &#8211; afferma la docente di Scienze Naturali &#8211; non trasforma i fatti con una bacchetta magica ma permette di analizzarli sotto tanti punti di vista; è una forma d’arte che può ricreare la realtà osservata, vissuta ed analizzata, permettendo di viverla e riviverla “a distanza”, rielaborala in qualcosa di bello trasponendola in altri tempi e luoghi per oltrepassarla, in modo da potersi riaprire alla vita». L’opera &#8211; disponibile anche nella versione e-book &#8211; rifiuta la storica separazione tra cultura umanistica e scientifica, mostrandole come volti complementari di un’unica ricerca di senso. In questo quadro, lo sviluppo tecnologico si intreccia inevitabilmente con la dimensione etica, la fede e il sentimento spirituale. «L’universo osservato con gli occhi della scienza &#8211; scrive, nella Prefazione, il maestro <strong>Giuseppe Aletti</strong>, poeta, editore e formatore &#8211; diventa specchio dell’universo interiore. Ogni fenomeno naturale, ogni corpo celeste, ogni forma vivente sembra rimandare a una domanda più profonda sul senso dell’esistere<strong>». La poesia diventa così lo strumento chiave per accogliere la complessità della vita, accettando l’imprevedibilità di un’esistenza guidata da variabili che superano la capacità di controllo del singolo individuo</strong>: «E’ una forma di condivisione delle proprie osservazioni e riflessioni sull’esistenza con gli altri uomini ed alleggerisce il peso delle sofferenze nella solidarietà umana».</p>
<p style="text-align: justify;">I versi affrontano, con delicata lucidità, i temi del limite, della solitudine, del dolore e della malattia, per aprirsi poi ai concetti di rinascita, speranza e solidarietà umana. Sullo sfondo, la natura agisce come un costante linguaggio simbolico. A guidare la poetica è, soprattutto, il legame profondo dell’autrice con il mare: un elemento primordiale fatto di maree, tempeste, albe e tramonti, che incarna il ritmo mutabile della vita. La silloge &#8211; <strong>esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore</strong> &#8211; si presenta come un invito a superare gli schemi mentali e ad attraversare le differenti “soglie della coscienza”. «Introdurre la categoria del possibile significa essere aperti a vedere le cose come mutabili nel tempo e nello spazio, interpretandoli o come realtà dinamiche che possono diventare altro assumendo nuove caratteristiche o come prodotti di trasformazioni avvenute in un tempo, più o meno lungo, di altre entità». <strong>E’ un’opera che non offre verità dogmatiche, ma che apre preziosi spazi di ascolto, empatia e trasformazione personale</strong>. «In questo viaggio negli universi, quali sistemi infiniti e complessi &#8211; conclude l’autrice -, serve avere occhi aperti alla possibilità di cambiamento, da scoprire giorno dopo giorno cercando di immaginare quello che non si vede da quello che si conosce, lasciando agire la libertà creativa oltre a ragione, fede e cuore».</p>
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		<title>Con “Sensazioni” la poesia esplora le sfumature dell’esistenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:44:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Federica Grisolia S’intitola “Sensazioni” la nuova opera di Pierfranco Caffio, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book: un viaggio intenso e viscerale nei meandri dell’esperienza umana. Il libro si presenta come un cammino fatto di frammenti: momenti vissuti, ricordati o soltanto immaginati, che si alternano per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Federica Grisolia</strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">S’intitola <strong>“Sensazioni” la nuova opera di Pierfranco Caffio, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book</strong>: un viaggio intenso e viscerale nei meandri dell’esperienza umana. Il libro si presenta come un cammino fatto di frammenti: momenti vissuti, ricordati o soltanto immaginati, che si alternano per offrire al lettore uno specchio in cui fermarsi e potersi riconoscere. In questa raccolta, la vita viene esplorata in tutte le sue inevitabili contraddizioni. <strong>L’autore, originario di Taranto, muove infatti la sua penna tra continui contrasti</strong> &#8211; la luce e il buio, il sacro e il profano, la concretezza della realtà e la dimensione del sogno &#8211; districandosi con naturalezza tra la voce intima e un sentimento poetico universale. Nelle sue pagine si incontrano vuoti e pienezze, momenti di profonda solitudine e gesti improvvisi di apertura verso l’altro, dove la delusione e la rabbia lasciano gradualmente il posto al rispetto, all’utopia, alla felicità e al fascino per l’ignoto. «Questa silloge &#8211; scrive, nella Prefazione, il maestro <strong>Giuseppe Aletti</strong>, poeta, editore e formatore &#8211; è pervasa da un intenso esistenzialismo, <strong>l’urgenza di dare un senso profondo al nostro arco vitale, pareggiare il conteggio del tempo nell’astrazione poetica per eludere il nostro essere finiti e a scadenza</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Pierfranco Caffio, medico di professione, porta nella poesia una spiccata capacità di cogliere i dettagli più minuti del quotidiano e dei sentimenti. È lui stesso a descrivere lo spirito che anima la silloge con una riflessione densa di immagini e nostalgia: “Ho raccolto così, alla rinfusa, un libro fatto di frammenti di tempo, di ruberie di attimi, di sensazioni raffazzonate, di insulti uditi o detti a labbra serrate, di occhi azzurri o neri o verdi o forse castani, di capelli biondi lisci o di riccioli neri…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con uno stile avvolgente e diretto, “<em>Sensazioni</em>” &#8211; <strong>esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore</strong> &#8211; si rivela un’opera che invita al raccoglimento, <strong>offrendo un’occasione rara per ritrovare, tra i frammenti del tempo altrui, la trama delle proprie emozioni</strong>. Unendo la vocazione scientifica ad una profonda dedizione verso la scrittura poetica, l’autore firma, così, una silloge intima che riesce a trasformare la bellezza del dettaglio in una riflessione lirica sull’esistenza.</p>
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		<title>“Inaspettata”. Quando il rumore interiore si fa poesia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:42:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Federica Grisolia Una scrittura che lascia l’impronta indissolubile delle emozioni; la passione per i libri come cura dell’anima; un’infinita fame di sogni da coltivare anche tra le mura domestiche a Ferrara, accanto alla figlia e ai suoi piccoli animali. Si presenta così l’universo umano ed estetico di Elena Berti, autrice del volume “Inaspettata” (versi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Federica Grisolia</em></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Una scrittura che lascia l’impronta indissolubile delle emozioni; la passione per i libri come cura dell’anima; un’infinita fame di sogni da coltivare anche tra le mura domestiche a Ferrara, accanto alla figlia e ai suoi piccoli animali. Si presenta così l’universo umano ed estetico di <strong>Elena Berti, autrice del volume “Inaspettata” (versi sparsi), una raccolta &#8211; pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book</strong> &#8211; che trasforma il vissuto personale in uno specchio universale. Nata quasi per scommessa &#8211; e per reazione a chi in passato non ha creduto in lei &#8211; la scrittura della Berti diviene quasi una forma di rivendicazione identitaria. Per l’autrice, il rumore interiore trasfigura nell’unica vera pace, tradotta ora in una poesia incisiva ed essenziale. «La silloge &#8211; scrive, nella Prefazione, il maestro <strong>Giuseppe Aletti</strong>, poeta, editore e formatore &#8211; si lascia apprezzare per una verticalità del verso, che si sporge da una essenzialità dell’idioma, che si spoglia davanti agli occhi del lettore per lasciare impressioni da riempire con le esperienze del fruitore che diviene così coautore dei frammenti accolti in queste pagine».</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Inaspettata</em>” si articola con il verso libero, rifiutando le scorciatoie delle metafore consolatorie e i virtuosismi stilistici. <strong>La penna di Elena Berti affronta tematiche complesse con una franchezza disarmante</strong>. La memoria e la dimensione temporale: oggetti quotidiani e dettagli minimi diventano custodi del passato; la maternità senza filtri: lontana dagli stereotipi idilliaci, la condizione materna viene affrontata nella sua complessità, restituita con trasparenza e rispetto per la realtà. E ancora, l’amore e la perdita: un percorso tra chiaroscuri esistenziali, in cui la fragilità si fonde con la consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aprire la silloge è una lirica intensamente autobiografica rivolta alla propria figlia, suggellata con il termine “grata”, chiave di lettura dell’intera poesia. L’opera &#8211; <strong>esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore</strong> &#8211; sfida il lettore a riconoscersi nelle sue crepe e nelle sue luci, custodendo la convinzione che le parole siano lo spazio sacro in cui far risuonare la propria voce.</p>
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		<title>“La Corte dei Miracoli”. Una poesia della rinascita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:40:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Federica Grisolia “La Corte dei Miracoli” è un’opera toccante e profonda in cui l’autore, Francesco Marcì, svela con veridicità le pieghe più intime della condizione umana. Non un poeta nel senso convenzionale del termine, ma un «pensatore» sensibile che osserva il mondo dai margini, trasformando l’esperienza del dolore in una ricerca spirituale costante. Attraverso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Federica Grisolia</strong></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>“La Corte dei Miracoli” è un’opera toccante e profonda in cui l’autore, Francesco Marcì, svela con veridicità le pieghe più intime della condizione umana</strong>. Non un poeta nel senso convenzionale del termine, ma un «pensatore» sensibile che osserva il mondo dai margini, trasformando l’esperienza del dolore in una ricerca spirituale costante. Attraverso una narrazione in versi che intreccia misticismo, natura e introspezione, il libro &#8211; <strong>pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche nella versione e-book </strong>&#8211; conduce il lettore dai freddi vicoli vissuti dai clochard alle finestre illuminate delle case calde, metafore dell’isolamento e del nostalgico desiderio di appartenenza. Ogni componimento diventa, così, un tassello di un mosaico esistenziale che oscilla costantemente tra caduta e risalita, debolezza e coraggio, con poesie dedicate alla donna. «E’ una raccolta che nasce da una esperienza di vita diretta &#8211; scrive, nella Prefazione, il maestro <strong>Giuseppe Aletti</strong>, poeta, editore e formatore -, i testi hanno l’aria di appunti incendiati: brevi, a volte essenziali, a volte più narrativi, ma sempre guidati da un’urgenza che porta in dono l’autenticità. La poesia accolta in queste pagine ci dice che qualcosa è accaduto».</p>
<p style="text-align: justify;">Al centro dell’opera &#8211; <strong>esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore</strong> &#8211; vi è la lotta quotidiana tra l’ombra e la speranza, celebrando, infine, il potere curativo e salvifico della parola scritta. La delicatezza dello stile di Marcì, autore di Siracusa, risiede proprio <strong>nell’incontrare la fragilità senza giudizio, trasformando anche il vissuto più complesso in pura tensione verso la conoscenza</strong>. Cresciuto affrontando fin dalla prima giovinezza un percorso segnato da complesse asperità personali e familiari, è stato costretto a interrompere presto gli studi superiori. A diciotto anni affronta il primo ricovero in ambito psichiatrico, attraversando negli anni periodi di forte sregolatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le difficoltà e la perdita della quasi totalità della sua produzione giovanile, la scrittura ha rappresentato per lui un punto fermo e irrinunciabile fin dall’età di quattordici anni. Oggi, ricoverato volontariamente presso una struttura psichiatrica, <strong>continua a dedicarsi al pensiero e alla parola come strumenti privilegiati di espressione e riscatto</strong>, testimoniando una straordinaria e silenziosa resilienza. Continua così il suo viaggio intimo attraverso le fragilità dell’anima, il desiderio di luce e la forza salvifica della scrittura.</p>
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		<title>Francavilla in Sinni. &#8220;Monografie&#8221; racconta Lucio Battisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:07:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[monografie francavilla in sinni]]></category>
		<category><![CDATA[monografie lucio battisti francavilla in sinni]]></category>
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					<description><![CDATA[Martedi 25 Agosto alle ore 21.00 in piazza Mainieri a Francavilla in Sinni (Pz) è in programma lo spettacolo &#8220;Monografie VII- In un mondo che.. &#8211; Lucio Battisti &#8221; a cura del Circolo Arci FrancaViva e con il patrocinio del Comune di Francavilla in Sinni. Monografie è uno spettacolo di teatro-canzone che ripercorre la vita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr">
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: justify;">Martedi 25 Agosto alle ore 21.00 in piazza Mainieri a Francavilla in Sinni (Pz) è in programma lo spettacolo &#8220;Monografie VII- In un mondo che.. &#8211; Lucio Battisti &#8221; a cura del Circolo Arci FrancaViva e con il patrocinio del Comune di Francavilla in Sinni. <strong>Monografie è uno spettacolo di teatro-canzone che ripercorre la vita e la carriera di un artista del panorama musicale ed è interamente ideato, scritto, recitato, musicato e cantato dai soci del Circolo.</strong></p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: justify;">Le scorse edizioni hanno visto protagonisti : Fabrizio de Andrè, Rino Gaetano, Pino Daniele, Lucio Dalla, Domenico Modugno, Raffaella Carrà. <strong>Quest&#8217;anno si ripercorrerà la vita di Lucio Battisti attraverso le canzoni suonate live dai ragazzi del Circolo Arci FrancaViva e, parallelamente, si svolgerà sulla scena uno spettacolo teatrale </strong> si affronteranno temi quali il ritiro sociale e il ruolo fondamentale delle associazioni nell&#8217;intercettare il disagio giovanile e nel creare nuovi stimoli. Una ragazza. Quattro pareti che proteggono e imprigionano. Un universo di pensieri accumulati nel disordine e una voce alla radio che sembra parlare proprio di lei. Un viaggio emotivo nella fragilità e nel coraggio invisibile che serve per tornare a sporgersi verso la vita.</p>
<p class="v1MsoNormal" style="text-align: justify;">Monografie è innanzitutto un&#8217; operazione sociale &#8211; dicono gli organizzatori &#8211; un contenitore di talenti, un palco su cui ognuno può trovare il proprio spazio, un posto in cui essere liberi, una dimensione in cui stare insieme diventa la cosa più importante.</p>
</div>
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		<title>Tursi. Ecco Toursiexperience per valorizzare patrimonio socio-culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 07:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Toursiexperience tursi]]></category>
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					<description><![CDATA[Mercoledì 26 agosto, alle ore 18, nella sala consiliare di Tursi (Mt), si terrà l&#8217;incontro di presentazione della nuova associazione Toursiexperience con una tavola rotonda sul patrimonio socio-culturale del Comune di Tursi. L&#8217;iniziativa nasce con l&#8217;obiettivo di promuovere una visione condivisa per la valorizzazione e lo sviluppo del territorio, mettendo in rete istituzioni, associazioni, realtà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mercoledì 26 agosto, alle ore 18, nella sala consiliare di Tursi (Mt), si terrà l&#8217;incontro di presentazione della nuova associazione Toursiexperience con una tavola rotonda sul patrimonio socio-culturale del Comune di Tursi. <strong>L&#8217;iniziativa nasce con l&#8217;obiettivo di promuovere una visione condivisa per la valorizzazione e lo sviluppo del territorio, mettendo in rete istituzioni, associazioni, realtà produttive e operatori del settore turistico e culturale.</strong></p>
<p>L&#8217;incontro sarà aperto dai saluti istituzionali di Maria Anglona Adduci, sindaco di Tursi, e vedrà gli interventi di Beniamino Laurenza, esperto del turismo e delle sinergie locali per la promozione culturale, e di Rocco Franciosa, presidente dell&#8217;Epli, che approfondirà il ruolo della rete nazionale nella valorizzazione delle comunità. <strong>Seguirà la presentazione ufficiale di Toursiexperience affidata al presidente Giuseppe Vita, che illustrerà la visione, gli obiettivi strategici e i progetti istituzionali dell&#8217;associazione.</strong></p>
<p>Ampio spazio sarà dedicato alla Tavola Rotonda sul patrimonio socio-culturale, con la partecipazione di Slow Food Magna Grecia, del Parco Letterario Albino Pierro, delle associazioni del territorio e delle cooperative sociali delle aree circostanti. Modera l&#8217;incontro la giornalista Cristina Longo.</p>
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		<title>Canna. Giovanni Panarace presenta il suo viaggio fotografico sulla devozione popolare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 10:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alto Jonio]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[la pietà popolare di canna giovanni panarace]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovanni Panarace, originario di Canna, residente a Bologna da tanti anni, appassionato di storia e di fotografia, il 14 agosto alle ore 19.00, presso la Chiesa Madre di Canna, presenterà il suo ultimo lavoro: “La pietà popolare di Canna”, un libro che racchiude una collezione fotografica sulla devozione dei cannesi, motore trainante del relativo percorso [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giovanni Panarace, originario di Canna, residente a Bologna da tanti anni, appassionato di storia e di fotografia,<strong> il 14 agosto alle ore 19.00, presso la Chiesa Madre di Canna, presenterà il suo ultimo lavoro: “La pietà popolare di Canna”, un libro che racchiude una collezione fotografica sulla devozione dei cannesi, motore trainante del relativo percorso Mariano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un libro che ricorda la religiosità popolare, agli albori del XX secolo, come “viatico che ha confortato intere generazioni, con immense folle che partecipano a processioni e pellegrinaggi seguendo le statue dei Santi e della Madonna, per implorare grazie e per offrire voti in segno di riconoscenza”. Tale evento è rientrato all’interno del programma estivo “Tracce Joniche”, si legge in una nota.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Termini come “Religiosità popolare”, “Pietà popolare” e “Devozione popolare” sono espressioni che designano “manifestazioni di fede che muovono dagli strati più umili della società ed incarnano la profonda spiritualità del popolo di Dio”. </strong>Attraverso un’ampia raccolta di fotografie Giovanni Panarace partendo dalla suggestiva cornice della Chiesa Madre, “Chiesa Matrice”, culla della fede cristiana dei cannesi, raccoglie con cura e precisione gli aspetti della devozione verso la Madre Celeste, “guida e custode delle nostre vite”.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni Panarace ha cominciato a raccogliere fotografie dedicate a questo tema oltre trent’anni fa. <strong>Guardando le vecchie foto &#8211; continua la nota &#8211;  sembrerà assistere ad un “viaggio virtuale”, in uno strano effetto spazio-tempo che intreccia l’arte sacra con la fede, le tradizioni e la storia di Canna,</strong> fidandosi ed affidandosi alle verità rivelate e interiorizzate mediante la devozione comunitaria. “La fotografia”, come dice Giovanni Panarace, “è l’unica arma al mondo che, invece di togliere la vita, la rende eterna” e ciò che si potrà vedere in questo libro ne è prova lampante.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Addio a Francesco Guccini. L&#8217;ultimo poeta della canzone impegnata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 10:56:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[dio è morto guccini]]></category>
		<category><![CDATA[francesco Guccini]]></category>
		<category><![CDATA[morte guccini]]></category>
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					<description><![CDATA[di Vincenzo La Camera &#8211; Con la morte di Francesco Guccini se ne va un mondo. Poeta, scrittore, cantautore, intellettuale: l’ultimo avamposto di una canzone impegnata che ha toccato le corde dell’anima di tante generazioni. Guccini ha cantato la giovinezza, gli anni spensierati dell’università. Ha cantato la rivolta, ha cantato Bologna. La Locomotiva, Dio è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Vincenzo La Camera &#8211;</strong></em> Con la morte di Francesco Guccini se ne va un mondo. Poeta, scrittore, cantautore, intellettuale: l’ultimo avamposto di una canzone impegnata che ha toccato le corde dell’anima di tante generazioni. <strong>Guccini ha cantato la giovinezza, gli anni spensierati dell’università. Ha cantato la rivolta, ha cantato Bologna.</strong> La Locomotiva, Dio è Morto, Auschwitz, Canzone per un’amica, Farewell, Canzone per Silvia, Eskimo, il Vecchio e il bambino, Cirano, Via Paolo Fabbri 43, alcuni dei suoi testi memorabili, cantati anche dai Nomadi.</p>
<p><iframe title="Francesco Guccini - Dio è morto (Live@RSI 1982)" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/KhJ2eeLBqAc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le piazze piene, i sogni, le serate con il vino, le osterie di Bologna: Francesco Guccini lascia in eredità la nostalgia di quei giorni.</strong> Sempre dalla stessa parte, nella sua Pàvana, tra i castagni dell’Appennino tosco-emiliano, si è spento a 86 anni tra l’affetto dei suoi cari. Canzoni come <em><strong>Dio è Morto</strong></em> e <em><strong>Auschwitz</strong></em> stampate sui vecchi di libri di Antologia per le Scuole Medie e consegnate alle generazioni future. “Dio è morto”, tremendamente attuale, scritta nel 1965, <strong>canta il disagio di una generazione, denunciando consumismo, ipocrisia, violenza: tutto ciò in cui Dio muore.</strong> Guccini invita a ritrovare i valori autentici e quindi probabilmente Dio. <strong>Mentre la Rai censurò la canzone, Radio Vaticana continuò a mandarla in onda e Papa Paolo VI espresse parole di apprezzamento</strong>, perché «nel mondo che faremo Dio è risorto».</p>
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		<title>Saracena. Presentato &#8220;America&#8221;, il romanzo di Luigi Pandolfi che racconta l&#8217;emigrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Paese24.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 15:51:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pollino]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[Presentato a Saracena, in piazza Santo Lio, il romanzo d’esordio America di Luigi Pandolfi, giornalista de Il Manifesto. A dialogare con l’autore sono stati Lia Grisolia, docente di Lettere, e Marco Gatto, docente dell’Università della Calabria e saggista. Ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo conduce il lettore nella Saracena della seconda metà dell’Ottocento, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato a Saracena, in piazza Santo Lio, <strong>il romanzo d’esordio <em>America </em>di Luigi Pandolfi</strong>, giornalista de Il Manifesto. A dialogare con l’autore sono stati Lia Grisolia, docente di Lettere, e Marco Gatto, docente dell’Università della Calabria e saggista. <strong>Ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo conduce il lettore nella Saracena della seconda metà dell’Ottocent</strong>o, una realtà segnata da profonde ingiustizie sociali e da un orizzonte di povertà che spinge molti giovani delle classi popolari a cercare dignità e riscatto oltre l’oceano.</p>
<p><strong>Attraverso la storia di Vincenzo, figlio di un molinaro, Pandolfi <em>(nella foto al centro)</em> racconta gli albori della grande emigrazione transoceanica</strong>. In Uruguay il protagonista trova lavoro, istruzione e il sostegno del mutualismo, partecipando anche alla nascita della società di mutuo soccorso. Un evento tragico e inatteso, però, lo costringerà a fare ritorno nel paese natale, ritrovando una Saracena immutata, la stessa che aveva lasciato anni prima imbarcandosi su un piroscafo a Napoli.</p>
<p>A fare da sfondo alla vicenda sono le atmosfere del periodo post-risorgimentale, tanto in Calabria quanto in Uruguay, la terra che accolse Giuseppe Garibaldi durante il suo esilio e per la cui indipendenza combatté insieme ai volontari della Legione Italiana. <strong>«Un romanzo che coniuga radicamento e radicalità», ha osservato Marco Gatto</strong>, sottolineando il profondo legame di Pandolfi con la propria terra e con le sue origini, ma anche il messaggio politico che attraversa l’opera: la perenne lotta dell’uomo contro le condizioni materiali imposte dalla società e la ricerca di strumenti per trasformarle.</p>
<p><strong>Nel suo intervento, Luigi Pandolfi ha ricordato come il libro sia nato dall’incontro fortuito con una storia vera, divenuta il punto di partenza della narrazione.</strong> «È una storia di emigrazione transoceanica, di amore e di morte, di ricerca della felicità e di sogni infranti. Nasce da una memoria privata, ma prova a parlare un linguaggio universale, anche alla luce delle nuove rotte delle migrazioni», ha concluso l’autore.</p>
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