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	<title>paolo scrobogna autore medico padova Archivi - Paese24.it</title>
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		<title>Versi che scavano negli “Anfratti dell’anima”</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 07:46:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Federica Grisolia Fa luce nella penombra e scava nei meandri del proprio “io” la penna di Paolo Scrobogna, che nella sua ultima opera “Anfratti dell’anima” attraversa le stagioni interiori in un viaggio lungo le pieghe più profonde dell’esistenza. La raccolta &#8211; pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore &#8211; si rivolge con [&#8230;]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Federica Grisolia</em></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fa luce nella penombra e scava nei meandri del proprio “io” la penna di <strong>Paolo Scrobogna, che nella sua ultima opera “Anfratti dell’anima”</strong> attraversa le stagioni interiori in un viaggio lungo le pieghe più profonde dell’esistenza. La raccolta &#8211; pubblicata nella collana <strong>“I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore</strong> &#8211; si rivolge con empatia a tutti coloro che, partendo dalle piccole cose della vita, vanno oltre il tangibile e ciò che resta in superficie, per rifugiarsi nei valori più autentici, anche apparentemente sconosciuti e poco importanti, che passano per la solitudine, la malinconia e le fragilità. «La scelta di questo titolo è data dallo scoprire cosa c’è esattamente nell’anima più profonda di noi &#8211; spiega Scrobogna, medico pneumologo allergologo, che attualmente vive in provincia di Padova, ad Albignasego, in campagna &#8211; tra la roccia, l’anfratto insomma, e questa è in sostanza l’idea che mi ha spinto a scriverlo».</p>
<p style="text-align: justify;">La scrittura aiuta, così, a scovare i momenti più intimi di sé, aiutata dal silenzio attorno. <strong>Per l’autore veneto rappresenta un modo per leggersi dentro e per affrontare al meglio anche la sua professione di medico</strong>, poiché ne alimenta la sensibilità soffermandosi sull’aspetto più umano e profondo. Con uno stile evocativo e diretto, Paolo Scrobogna dà voce agli affetti perduti, all’amore disilluso, alla malinconia dei luoghi e dei momenti che restano incastonati nella carne del tempo. «Non ci sono concessioni alla retorica, né facili abbellimenti &#8211; scrive, nella Prefazione, il maestro <strong>Giuseppe Aletti</strong>, poeta, editore e formatore, titolare della omonima casa editrice -. È poesia concreta, radicata nel quotidiano e nella carne viva delle emozioni. Un’opera che si muove tra malinconia e disincanto, tra solitudine e desiderio di riscatto, scavando nei luoghi nascosti della coscienza, negli “anfratti” appunto, dove la parola poetica cerca rifugio e verità». <strong>Nonostante ciò, le liriche di Scrobogna lasciano sempre qualcosa di inespresso</strong>. «Altri spunti saranno dati dal passare dei giorni, dallo svolgersi della vita. Tutto può nascere dal nulla e diventare poesia». <strong>Così come, nella “<em>Canzone delle giornate morte</em>”, diventano poesia la paura, un fuoco mai sopito, il desiderio di una carezza o un amore mai confessato</strong>.<em>“Si convive con le lance ficcate/ nella schiena/ col fuoco dentro mai sopito/ con i bui più profondi/ e l’assenza di parole/ con le foglie sempre cadenti/ e l’ovvio ripetuto all’infinito”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera è disponibile anche nella versione e-book, nonostante l’amore di Scrobogna per la carta e il profumo dei libri. Ma in qualsiasi formato, ciò che conta è il messaggio che l’autore vuole trasmettere: «la capacità di guardarsi dento e non tralasciare nulla, perché nella vita nulla va tralasciato».</p>
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		<title>Nella precarietà dell’esistenza risplende “La felicità della luce”</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2022 09:59:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una vita precaria, scandita da vecchi ricordi, tra vigilie di Natale e vecchi amori. Un cammino fatto di primavere e autunni, solitudine, rassegnazione e abbandono, dove i giorni trascorrono inesorabili. Ma anche amore, pace, oblio. “La vita è un verbo che cammina stillando tormento e gioia mentre attraversa i prati in affranti sghimbesci e piroette d’etoiles”. E’ una sorta di labirinto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una vita precaria, scandita da vecchi ricordi, tra vigilie di Natale e vecchi amori. Un cammino fatto di primavere e autunni, solitudine, rassegnazione e abbandono, dove i giorni trascorrono inesorabili. Ma anche amore, pace, oblio. <em><i>“</i></em><em><i>La vita è un verbo</i></em><em><i> </i></em><em><i>che cammina</i></em><em><i> </i></em><em><i>stillando tormento e gioia</i></em><em><i> </i></em><em><i>mentre attraversa i prati</i></em><em><i> </i></em><em><i>in affranti sghimbesci</i></em><em><i> </i></em><em><i>e piroette d’etoiles</i></em><em><i>”.</i></em><em><i> </i></em>E’ una sorta di labirinto in cui è facile perdersi ma dove la speranza non si arrende e la bellezza risplende. E’ <strong>“La felicità della luce”, l’opera di Paolo Scrobogna, medico pneumologo allergologo, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia”</strong> dell’Aletti editore. «La felicità della luce &#8211; spiega l’autore veneto, vissuto fino a 15 anni fa a Padova e che attualmente vive in provincia, in campagna, ad Albignasego &#8211; è il titolo di una poesia che ho scritto e che amo molto. Da qui la decisione di farne anche il titolo del mio libro. <strong>La luce è il sole, la sicurezza, la compagnia</strong>. Al mattino un bambino di solito è felice quando apre gli occhi e vede la luce: ecco, questa è la felicità della luce».</p>
<p style="text-align: justify;">A soffermarsi sulla bellezza dei componimenti, così asciutti ed eloquenti, è Alessandro Quasimodo, curatore della Prefazione. «I versi brevi &#8211; scrive -, le enumerazioni (notte, buio, sogno, speranza), prive di congiunzioni, risultano emblematici perché rispecchiano un alternarsi di stati d’animo antitetici. Gli aggettivi plumbeo, fragile indicano delusioni e senso di precarietà dell’esistenza. Eppure non muore la speranza che si alimenta della dimensione onirica e di vaghe aspettative. Lo stesso titolo del libro utilizza parole come luce e felicità, ricche di connotazioni positive».</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo all’aspetto stilistico della sua lirica, l’autore afferma: «Non ho chiari e precisi elementi stilistici ai quali mi attengo. Tutto può nascere da un&#8217;idea anche banale, un lampo improvviso che poi vesto con calma. Di certo, non amo le righe e l&#8217;eccessiva lunghezza».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ad incidere sui versi è il reale, l’animo umano e i suoi risvolti</strong>. «Quello che per me rimane la fonte d&#8217;ispirazione essenziale &#8211; racconta il medico poeta &#8211;<strong> è la solitudine dell&#8217;uomo, le difficoltà nel comunicare, le meschine quotidianità, i silenzi, gli amori non detti</strong>. Mi piacerebbe che il lettore capisse l&#8217;essenzialità della mia poesia, poter trasmettere la precarietà dell&#8217;esistenza, l&#8217;ineluttabilità del tempo, i momenti della vita».<em><i> </i></em>Una precarietà che non deve mai impedire di cogliere quella luce che si intravede da ogni fessura, anche quella più dolorosa. Come scrive l’autore nella poesia che dà il titolo all’opera: <em><i>“</i></em><em><i>Voglio morire laggiù</i></em><em><i> </i></em><em><i>dopo l’imbuto nero,</i></em><em><i> </i></em><em><i>accartocciato a una fiammella di cerino.</i></em><em><i> </i></em><em><i>Così sarò certo</i></em><em><i> </i></em><em><i>d’aver vissuto anche</i></em><em><i> </i></em><em><i>solo per un attimo</i></em><em><i> </i></em><em><i>la felicità della luce</i></em><em><i>, </i></em><em><i>come d’agosto</i></em><em><i> </i></em><em><i>in controsole</i></em><em><i>&#8230;”.</i></em></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em><i>Federica Grisolia</i></em></strong></p>
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