La casa dei Paladino, nonostante i componenti della famiglia siano tutti a Roma, è meta di un continuo pellegrinaggio per testimoniare grande vicinanza e sostegno morale. L’amministrazione comunale, da parte sua, ha già decretato il lutto cittadino per il giorno in cui ci saranno i funerali. A margine della dolorosa vicenda continuano comunque a moltiplicarsi gli interrogativi sul giallo dell’ambulanza del 118 che non è riuscita ad individuare il casale da cui è partita la chiamata di soccorso.
Ma fa discutere molto ed alimenta la polemica il presunto sciacallaggio di alcuni organi di stampa nazionale che, forse a corto di elementi di cronaca, avrebbero speculato sulla presunta appartenenza di Francesco Paladino alle Nuove Brigate Rosse, facendo quasi passare in secondo piano l’immane tragedia consumatasi nel casale di Torrimpietra di Fiumicino. C’è stato infatti chi, sentitosi offeso per i riferimenti al passato politico di Francesco Paladino e offeso soprattutto dai soliti viaggi della salute a cui sono sottoposti le genti di Calabria, ha scritto una lettera di protesta a Repubblica. Si tratta di Giuseppe Rizzo, giornalista e appassionato di storia e di cultura popolare il quale, in una lettera indirizzata al direttore, ha scritto: «…I miei amici e paesani si trovavano a Roma, non per mangiare “carne cruda” o per svagarsi, ma perché un loro giovane congiunto doveva subire un intervento chirurgico. Dopo giornate di strapazzo e di preoccupazione, erano andati a pernottare nel casale di Fiumicino, sulla via Cassia, perché Franco Paladino, figlio di un emigrante in Svizzera e a Milano, pur laureato in architettura, non ha mai chiesto protezione o raccomandazioni politiche per un avere lavoro degno della sua laurea. Faceva l’umile operaio e vendeva bibite allo stadio. Era uno dei tanti “non garantiti” del Meridione. Sì, era un dissidente poltico e anti-sistema, aveva certamente degli amici nell’estrema sinistra, ma non ha mai partecipato ad azioni di violenza terroristica. Era un uomo pacifico, leggeva libri di storia e saggi sulla questione meridionale. Amava gli amici ed il suo lontano paesino di Calabria ed era affettuoso e generoso con tutti… Così come suo zio, lo sfortunato medico-anestesista Mimmo Paladino, pure lui figlio di contadini emigrati, maturato nel sacrificio della gente del Sud e nei più sani rapporti familiari…».
Pino La Rocca