Un “trasporto speciale” che, sebbene operato nottetempo, qualche giorno fa, non è certamente sfuggito alle antenne degli ambientalisti. Ma si trattava veramente delle 84 barre di uranio e torio che, provenienti dalla centrale americana di Elk River, nel Minnesota, erano arrivate in Basilicata negli anni ’70 per essere riprocessate con una tecnologia sviluppata dall’Enea per il recupero del combustibile nucleare? O in quel carico speciale c’era dell’altro? Alla prima ipotesi riconduce uno scarno comunicato della Sogin che, con poche righe, ha cercato di tranquillizzare le popolazioni locali. Si tratterebbe, secondo la Sogin, del risultato dell’accordo sottoscritto in sede di Euratom tra gli USA e l’Unione Europea. Poche parole e, a dir poco scarne, quelle della Sogin, per annunciare l’inizio della fine di un vero e proprio incubo per il Basso Materano e l’Alto Jonio. Ma c’è da dormire tranquilli? Ne sapremo di più nei prossimi giorni, allorquando il ministro dell’Ambiente Orlando riferirà in Parlamento.
Pino La Rocca