Altro che nel vercellese e nel novarese, secondo gli esperti è nella Piana di Sibari che si coltiva il miglior riso italiano. Parliamo del rinomato riso di Sibari coltivato su circa seicento ettari di terreno “salmastro” che vengono di volta in volta inondati dalle acque del fiume Raganello che scende dai monti del Pollino. Terreno che è destinato ad estendersi notevolmente, perché il riso di Sibari si è conquistato una bella fetta di mercato e la totale fiducia da parte dei consumatori.
Quello di Sibari, sempre secondo gli esperti, è un prodotto più sapido degli altri perché, trovandosi a pochi passi dal mare, può vantare un microclima più caldo ed un habitat ideale costituito da terreno salmastro, un tempo alluvionato e quindi ricco di sostanze saline. Queste condizioni climatiche ed il particolare microclima hanno generato un riso Carnaroli che non scuoce, che conserva tutte le proprietà organolettiche, un “aromatico” che sprigiona profumi intensi e un “Nero” che traduce nel linguaggio del gusto le note armoniche delle sue origini orientali.
Fino al 2006 il riso di Sibari veniva venduto ai produttori del Nord-Italia che lo vendevano per riso locale, oggi invece i coltivatori locali, oltre a produrlo, ne gestiscono l’intera fase produttiva e anche la commercializzazione, dalla semina al confezionamento ed alla commercializzazione, consentendo così il controllo completo di tutto il ciclo produttivo.
Pino La Rocca
