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Cerchiara, questione bollette. Arriva la replica del sindaco e della Maggioranza

«Scagli la prima pietra chiunque conosca in Calabria, in Italia, In Europa e nel mondo un paese nel quale sia possibile non pagare le tasse o dove le tasse non si paghino. Ci dica la minoranza cosa ci sarebbe di sbagliato nell’emettere le bollette relative ai pagamenti degli anni in corso». Inizia così il comunicato di replica da parte degli amministratori comunali di Cerchiara di Calabria rispetto all’articolo pubblicato sulla nostra testata che riportava il pensiero della Minoranza sulle bollette per Tari e Servizio Idrico pervenute ai cittadini. [LEGGI]

«Come al solito raccontano favole», spiegano il sindaco Giuseppe Ramundo e gli amministratori di maggioranza, «sperando che i cerchiaresi credano alla storiella dell’albero delle monete e del paese dei balocchi. Un paese nel quale non si pagano tasse, tributi e consumi. Se questa è la logica, mi aspetto che domani si lamentino con i gestori nazionali, perché ricevono le bollette per i consumi elettrici o telefonici o di riscaldamento. Come è risaputo la richiesta ai cittadini dei tributi comunali è una attività imposta dalla legge, che tra l’altro gli amministratori sono obbligati a svolgere per non incorrere in responsabilità e sanzioni personali o per l’ente e in ogni caso, rappresentano un atto di responsabilità civica e di solidarietà sociale».

«Il disservizio idrico, come già ampiamente discusso nel Consiglio Comunale che si è tenuto in data 31 Luglio – si legge nella nota del diritto di replica proveniente da Palazzo di Città – è dovuto dalla riduzione della quantità di acqua fornita ai Comuni durante i mesi estivi, tra questi anche Cerchiara. Condizione quindi che non riguarda solo Cerchiara e non dipende dall’amministrazione. In quella seduta consiliare, al gruppo di opposizione e ai cittadini presenti sono stati forniti gli opportuni chiarimenti, rendendo tra l’altro disponibile la corrispondenza intercorsa con la SoriCal con la quale abbiamo esercitato pressioni per provare a limitare il disservizio».

«Riguardo al tentativo, sempre uguale, di far credere ai cittadini che le bollette dipendano dal dissesto», aggiunge il sindaco Ramundo, «è noto come per legge, i debiti del dissesto ricadono nella gestione commissariale e sulle casse del commissario e non nella gestione corrente e che quindi, i debiti del dissesto non si pagano con le bollette della TARI e non le pagano i cittadini. La TARI 2025 è stata emessa entro l’anno senza nessun tentativo di fare cassa, ma nell’ottica virtuosa di allineare la riscossione delle entrate tributarie con l’anno di riferimento, senza posticipare la richiesta di pagamento all’anno successivo e non perché per l’amministrazione cambi qualcosa ma solo perché siamo obbligati ad allinearci a un rilievo mosso dal revisore dei conti negli anni passati in materia di riscossione dei tributi. Rilievi del revisore che, ad onor del vero, nelle sedute consiliari di discussione dei bilanci, vengono puntualmente utilizzati dal Capogruppo di opposizione Franzese per motivare il suo voto contrario ai punti all’ordine del giorno. Quindi Franzese in consiglio comunale ci chiede di allinearci alle disposizioni del revisore dei conti, compresa l’emissione delle bollette nell’anno di riferimento in corso e poi però sui giornali, come affetto da un bipolarismo amministrativo/politico, contesta il fatto che le bollette TARI siano emesse nell’anno in corso». Inoltre, precisano ancora dagli scranni della Maggioranza che «La TARI 2025, così come il ruolo idrico che sarà emesso nei prossimi mesi, sono impiegati dall’ente per coprire i costi necessari a garantire i servizi e le forniture e non per fare cassa per il dissesto».

«In merito alla paventata “concentrazione dei poteri” sulla responsabilità dell’area finanziaria in capo al sindaco» si precisa che «la norma prevede che nei Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti i membri della Giunta possano ricoprire incarichi a titolo gratuito di responsabilità degli uffici dell’ente, tra cui quello finanziario, che vede in questo caso, l’investitura del sindaco nella gestione diretta della contabilità dell’ente proprio per garantire una maggiore trasparenza, coerenza e adeguatezza degli atti di contabilità. In questa diversa gestione, l’amministrazione proprio per efficientare la gestione dei conti, sta ricorrendo a strumenti operativi legali quali il “riconoscimento dei debiti fuori bilancio”, tanto apprezzati nel caso SoriCal in consiglio comunale da Franzese che, dopo aver in quella sede espresso i suoi complimenti, si è ancora una volta lasciato cogliere dal bipolarismo politico provando a far passare questa cosa sulla stampa come si trattasse di una indecenza».

 

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