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La valorizzazione del tartufo nell’area del Pollino

La valorizzazione del tartufo nell’area del Pollino
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(RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO) – Il tartufo, come è noto, è un prodotto di alto pregio, infatti alcune specie spuntano prezzi di mercato molto remunerativi per i raccoglitori di questi funghi chiamati comunemente “Tartufai”. A Castrovillari, in Provincia di Cosenza, un gruppo di persone hanno intrapreso l’attività di raccolta del tartufo, nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, inizialmente per hobby, ma, attualmente, considerato anche il momento di crisi economica ed assenza di lavoro, questo tipo di attività può rappresentare una valida forma di integrazione del reddito e, in alcuni casi, dare luogo a nuova occupazione e nuovo reddito.

Questo gruppo di raccoglitori di Castrovillari, guidati dall’esperto “Tartufaio” Salvatore Argentano opera da oltre 20 anni e conosce in lungo e in largo il territorio del Parco Nazionale del Pollino dove sono presenti varie specie di tartufi pregiati. Salvatore Argentano insieme a tutto il gruppo di raccoglitori locali è innanzitutto un conoscitore del territorio perché appassionato di escursioni in mezzo alla natura. Proprio durante una di queste escursioni sul Pollino, oltre 20 anni fa, grazie all’incontro con un raccoglitore di tartufi ben attrezzato con cani addestrati, vanghetta, ecc., proveniente dalla Regione Toscana è scaturito il suo interesse e la sua passione per i tartufi.

Da una breve indagine svolta sul territorio e dalle notizie raccolte attraverso le prime interviste effettuate a detto esperto “Tartufaio”, risulta che, attualmente, l’area interessata dove si vanno a cercare i tartufi comprende quasi tutti i comuni compresi nel Parco Nazionale del Pollino con delle differenze di altitudine e di vegetazione arborea e arbustiva a seconda della specie di tartufo (nelle foto alcuni esemplari trovati nella zona del Pollino).

In particolare, le specie di tartufo che si ritrovano con maggiore frequenza nel versante calabrese del territorio del Parco Nazionale del Pollino sono: Tuber mesentericum (tartufo mesenterico o tartufo nero di Bagnoli), Tuber magnatum (tartufo bianco pregiato), Tuber aestivum (tartufo estivo o scorzone), Tuber aestivum f. uncinatum (tartufo uncinato), Tuber brumale f. moschatum (tartufo nero d’inverno o tartufo moscato), ecc..

Il T. mesentericum ed il T. aestivum f. uncinatum sono diffusi prevalentemente nelle faggete, il tartufo uncinato eccezionalmente anche nei boschi di abete, ad una altitudine compresa tra 800 e 1400 m s.l.m., e vengono raccolti nel periodo che va da ottobre a febbraio. Il T. magnatum e il T. brumale f. moschatum si trovano prevalentemente nei pioppeti, il tartufo moscato raramente anche nelle faggete, ad una altitudine compresa tra i 400 e gli 800 m s.l.m. e il periodo di raccolta va da ottobre a gennaio. Il T. aestivum si trova associato alla roverella, spesso in presenza di specie arbustive quali ginestre, pero selvatico, rosa canina, ecc. ad una altitudine compresa tra i 300 e gli800 m s.l.m., il periodo di raccolta va da giugno a tutto settembre.

In base ai primi dati sono già individuabili nei territori di ogni comune alcune aree particolarmente vocate per il tartufo, anche se è necessario uno studio più approfondito per una vera e propria mappatura. Per esempio vi è una vasta area in Provincia di Cosenza che interessa il territorio dei Comuni di Castrovillari (località Santo Iorio, Marcellina e Conca del Re) e Frascineto (località Commenda di Malta) particolarmente vocata per il tartufo.

Il Centro di Divulgazione Agricola (Ce.D.A.) n. 2 dell’ARSSA di Castrovillari e l’Istituto di Genetica Vegetale (IGV) del CNR, sezione di Perugia (IGV-PG), sulla base dei risultati di queste prime indagini, allo scopo di caratterizzare e valorizzare il tartufo del Pollino hanno avviato una collaborazione. Le analisi, effettuate dall’IGV-PG, su alcuni campioni di tartufo provenienti dal territorio del Parco Nazionale del Pollino hanno confermato l’appartenenza a specie pregiate quali il T. mesentericum, il T. aestivum f. uncinatum ed il T. magnatum.

È inoltre interessante notare che precedenti ricerche basate su analisi molecolari, condotte dall’IGV-PG, hanno evidenziato la possibilità di tipizzare tartufi di differente origine geografica. Ad esempio un recente studio ha mostrato la possibilità di differenziare le popolazioni di T. magnatum del sud Italia da quelle di altre aree di produzione. Tali acquisizioni scientifiche sono di estremo interesse per la valorizzazione delle produzioni locali di specie di tartufo pregiate, consentendo anche l’introduzione di marchi di tutela europei (IGP, DOP, ecc.) e uno studio simile potrebbe essere esteso anche ai tartufi della zona del Pollino. La protezione della tipicità delle produzioni locali di tartufo può essere valorizzata anche mediante pratiche di coltivazione che prevedono l’impiego di piantine micorrizate ottenute da semi e tartufi raccolti in loco (autoctoni). Per alcune specie di tartufo, presenti anche nel Pollino, è infatti possibile la coltivazione attraverso la messa a dimora di piante forestali micorrizate.

Pertanto, la raccolta e commercializzazione di specie di tartufo pregiate, sia da tartufaie naturali che coltivate, se opportunamente valorizzate, oltre che all’integrazione del reddito di alcune famiglie, può portare all’affermazione di una attività economica a basso impatto ambientale e perfettamente compatibile con la conservazione del patrimonio naturale e con la salvaguardia della biodiversità.  Tale attività, inoltre, potrebbe rappresentare un’ occasione per la creazione di nuovi redditi anche per le giovani generazioni. Infatti, la raccolta dei tartufi come si è accennato in precedenza, è concentrata in periodi limitati nell’anno e, per questo potrebbe rivelarsi un’attività allettante anche per i giovani.

Per queste ragioni, è auspicabile che le Istituzioni locali e Regionali preposte alla valorizzazione e al rilancio dei prodotti tipici locali, investano quelle modeste quantità di risorse economiche necessarie al finanziamento di progetti di ricerca che puntano al recupero e valorizzazione delle specie di tartufo diffuse nel territorio del Parco Nazionale del Pollino.

Luigi Gallo (ARSSA-Centro di Divulgazione Agricola (Ce.D.A.) n. 2 del Pollino-Castrovillari, Cs)

Andrea Rubini (CNR-Istituto di Genetica Vegetale (IGV) Unità Organizzativa di Perugia)

 

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2 Responses to La valorizzazione del tartufo nell’area del Pollino

  1. giuseppe paladino 2013/01/26 at 00:40

    sarebbe possibile avere il contatto di almeno uno dei due signori?

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