L’universo incandescente di “Poesie che si cancellano dopo un’ora”
di Federica Grisolia
E’ un’opera incandescente, ironica e profondamente visionaria “Poesie che si cancellano dopo un’ora”, il nuovo libro di Gian-Luca Galletti, tra gioco, memoria e rivoluzione, pubblicato nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book. La silloge, nata da un’intuizione originale, è divisa in cinque suggestive sezioni: “Pura Vida”; “L’aria che respiri”; “L’ora più buia”; “Anche la poesia può aspettare”; “Tremarella”.
Galletti guida il lettore in un viaggio che attraversa il sacro e il profano, l’intimità del personale e la forza del collettivo, in cui la parola scritta si fa contemporaneamente gioco sottile e strumento indispensabile di sopravvivenza. Le poesie – vive, imperfette e pronte a sparire – toccano corde universali, affrontando temi cruciali del nostro tempo: l’amore e il lutto, l’impatto della tecnologia e la custodia della memoria, la fragilità dei corpi e la spinta verso nuove rivoluzioni. Tra le diverse liriche della raccolta spiccano: “Tremarella”, un sentito omaggio alla poetessa Wislawa Szymborska. “Alle persone senza nome”, libera traduzione di una poesia dell’amico attore Luis Zhang. “Tutto il peso del mondo”, un tributo al pittore e poeta Toti Scialoja e “Come Paul Valéry” in ricordo dello scrittore, poeta e filosofo francese. «Viene spontaneo immergersi più a fondo nel poliedrico universo del poeta – scrive, nella Prefazione, Francesco Gazzé, autore e compositore – fatto di trovate originali e fantastiche, di audaci destrutturazioni linguistiche, di velati ermetismi che fanno stropicciare gli occhi, di frasi stranianti che planano sospese a mezz’aria sopra le piatte distese del reale per poi atterrare dolcemente sull’impossibile».
Particolarmente curiosa è la genesi del titolo, a cui l’autore è profondamente legato. Come per la sua prima pubblicazione, la silloge – esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore – è cresciuta attorno a un’idea precisa, suggerita due anni fa, in maniera inconsapevole, da un adolescente digitale durante una cena in un ristorante cinese del suo quartiere. Il suo racconto conclude con una provocazione filosofica e poetica che Galletti lancia ai suoi lettori: «Ma la felicità, per voi, è con l’accento o senza accento?».
