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Saracena. Presentato “America”, il romanzo di Luigi Pandolfi che racconta l’emigrazione

Saracena. Presentato “America”, il romanzo di Luigi Pandolfi che racconta l’emigrazione
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Presentato a Saracena, in piazza Santo Lio, il romanzo d’esordio America di Luigi Pandolfi, giornalista de Il Manifesto. A dialogare con l’autore sono stati Lia Grisolia, docente di Lettere, e Marco Gatto, docente dell’Università della Calabria e saggista. Ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo conduce il lettore nella Saracena della seconda metà dell’Ottocento, una realtà segnata da profonde ingiustizie sociali e da un orizzonte di povertà che spinge molti giovani delle classi popolari a cercare dignità e riscatto oltre l’oceano.

Attraverso la storia di Vincenzo, figlio di un molinaro, Pandolfi (nella foto al centro) racconta gli albori della grande emigrazione transoceanica. In Uruguay il protagonista trova lavoro, istruzione e il sostegno del mutualismo, partecipando anche alla nascita della società di mutuo soccorso. Un evento tragico e inatteso, però, lo costringerà a fare ritorno nel paese natale, ritrovando una Saracena immutata, la stessa che aveva lasciato anni prima imbarcandosi su un piroscafo a Napoli.

A fare da sfondo alla vicenda sono le atmosfere del periodo post-risorgimentale, tanto in Calabria quanto in Uruguay, la terra che accolse Giuseppe Garibaldi durante il suo esilio e per la cui indipendenza combatté insieme ai volontari della Legione Italiana. «Un romanzo che coniuga radicamento e radicalità», ha osservato Marco Gatto, sottolineando il profondo legame di Pandolfi con la propria terra e con le sue origini, ma anche il messaggio politico che attraversa l’opera: la perenne lotta dell’uomo contro le condizioni materiali imposte dalla società e la ricerca di strumenti per trasformarle.

Nel suo intervento, Luigi Pandolfi ha ricordato come il libro sia nato dall’incontro fortuito con una storia vera, divenuta il punto di partenza della narrazione. «È una storia di emigrazione transoceanica, di amore e di morte, di ricerca della felicità e di sogni infranti. Nasce da una memoria privata, ma prova a parlare un linguaggio universale, anche alla luce delle nuove rotte delle migrazioni», ha concluso l’autore.

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