Addio a Francesco Guccini. L’ultimo poeta della canzone impegnata
di Vincenzo La Camera – Con la morte di Francesco Guccini se ne va un mondo. Poeta, scrittore, cantautore, intellettuale: l’ultimo avamposto di una canzone impegnata che ha toccato le corde dell’anima di tante generazioni. Guccini ha cantato la giovinezza, gli anni spensierati dell’università. Ha cantato la rivolta, ha cantato Bologna. La Locomotiva, Dio è Morto, Auschwitz, Canzone per un’amica, Farewell, Canzone per Silvia, Eskimo, il Vecchio e il bambino, Cirano, Via Paolo Fabbri 43, alcuni dei suoi testi memorabili, cantati anche dai Nomadi.
Le piazze piene, i sogni, le serate con il vino, le osterie di Bologna: Francesco Guccini lascia in eredità la nostalgia di quei giorni. Sempre dalla stessa parte, nella sua Pàvana, tra i castagni dell’Appennino tosco-emiliano, si è spento a 86 anni tra l’affetto dei suoi cari. Canzoni come Dio è Morto e Auschwitz stampate sui vecchi di libri di Antologia per le Scuole Medie e consegnate alle generazioni future. “Dio è morto”, tremendamente attuale, scritta nel 1965, canta il disagio di una generazione, denunciando consumismo, ipocrisia, violenza: tutto ciò in cui Dio muore. Guccini invita a ritrovare i valori autentici e quindi probabilmente Dio. Mentre la Rai censurò la canzone, Radio Vaticana continuò a mandarla in onda e Papa Paolo VI espresse parole di apprezzamento, perché «nel mondo che faremo Dio è risorto».
