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La Cassano di una volta si racconta in una mostra nelle vecchie carceri

La Cassano di una volta si racconta in una mostra nelle vecchie carceri
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cassanoA Cassano riapre il carcere mandamentale, sarà adibito, per ora a sede di mostra. Aperto il concorso d’idee per la destinazione d’uso. Con una breve ma significativa cerimonia sono state aperte alla fruizione dei cittadini le vecchie “carceri Mandamentali” situate nel cuore del centro storico del paese. Per l’occasione i locali hanno ospitato una mostra di foto della “Cassano com’era”, curata da Peppino Martire (nella foto), che all’iniziativa ha dato un nome in vernacolo “Scaliann” cioè “rovistando”, regalando così ai numerosi visitatori una serie di immagini, da lui raccolte e molte inedite, soprattutto alle giovani generazioni della Cassano di una volta. La mostra sarà aperta fino al 17 e chiunque potrà visitarla gratuitamente e sarà oggetto di visita anche da parte delle scuole locali.

Buona parte del merito, come ha ribadito lo stesso sindaco Papasso, va all’assessore Paola Grosso che ha lanciato l’idea del riutilizzo dei locali e che si è occupata della pulizia e del rispristino e dell’assessore Oriolo che ha provveduto ad indicarne ed indirizzarne il possibile utilizzo. L’intera operazione è stata sponsorizzata dal Rotary Club Sibari Magna Grecia di Cassano, dall’associazione Speleologica “Liocorno” e dal Comune. Dopo gli interventi di rito dei responsabili politici e delle associazioni coinvolte, è stato invitato Giuseppe Aloise che ha raccontato con abbondanza di particolari, la storia del carcere di Cassano, quando già al tempo dell’era feudale, questo piccolo “Stato” godeva  del privilegio di amministrare la bassa e alta giustizia e quindi doveva necessariamente avere a disposizione dei locali per le pene detentive che venivano di volta in volta comminate per un massimo di 6 mesi, per pene superiori i detenuti venivano tradotti a Castrovillari.

Chiuso agli inizi degli anni 70 dopo la morte del custode, Giuseppe Di Matteo che aveva fatto di quelle stanze la sua vita e la sua famiglia. Arrivato da Trebisacce, dove svolgeva l’attività di ciabattino, con la moglie e i 3 figli ha dedicato la sua vita alla custodia di quei locali. I detenuti vivevano li in clima famigliare e molti di questi, oggi liberi cittadini, ricordano la moglie e i figli come persone che non hanno fatto pesare loro la vita carceraria, anzi, durante le festività Di Matteo divideva la buona cucina della moglie con i detenuti reclusi. Storia cittadina ma anche storia di un posto di cui molti cassanesi non ne conoscevano l’esistenza ma che ha tanto da raccontare. Alla fine è intervenuto il sindaco Papasso  che ha ringraziato coloro che hanno portato a compimento il progetto ed ha ufficialmente messo a disposizione delle associazioni operanti nella cittadina ionica i locali recuperati, per l’organizzazione di eventi artistico-culturali di qualsiasi natura.

Caterina La Banca

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