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L’Alto Jonio non ci sta. “Le nozze di Laura” nella bufera. Chiesto intervento Vigilanza Rai

L’Alto Jonio non ci sta. “Le nozze di Laura” nella bufera. Chiesto intervento Vigilanza Rai
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Alla lunga coda di critiche per il film di Pupi Avati “Le nozze di Laura” si aggiunge anche il Movimento Cinque Stelle e nelle specifico il Meetup “Trebisacce in movimento” in collaborazione con gli attivisti di Rocca Imperiale, Amendolara, Canna, Villapiana, Roseto e Montegiordano. I “grillini” dell’Alto Jonio hanno inviato una lettera al presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che tra l’altro è il loro deputato Roberto Fico, denunciando «contenuti discriminatori e sessisti» all’interno della pellicola. 

«La fiction – scrivono i “pentastellati” dell’Alto Jonio – è incentrata sulla figura di una protagonista il cui ruolo è stato conformato al modello becero-leghista della donna adulta calabrese che, non riuscendo a conseguire neanche il diploma, viene spedita a Roma dalla famiglia perché trovi un marito ricco alle cui spalle vivere tutta la vita. Il film, così congegnato, ha inteso inculcare nel grande pubblico l’idea che le ragazze calabresi, prevalentemente ignoranti e non scolarizzate, emigrino non per procurarsi quel diritto allo studio o al lavoro che viene loro puntualmente negato nella propria terra, ma alla ricerca di un uomo che le sfami e le renda “meno sceme” di quello che sono». La nota del Meetup si dilunga in una dettagliata analisi del film, dove emerge, secondo il loro giudizio, una continua mortificazione dei cittadini dell’Alto Jonio, descritti dal regista Avati come ancorati a vecchie tradizioni che il più delle volte non sono mai esistite. 

I Cinque Stelle si chiedono il perché sia stata partorita una pellicola del genere, con quali obiettivi. «La fiction RAI “Le nozze di Laura” rientra nel genere più praticato dalla filmografia e dall’editoria italiana: il genere “coloniale”; quel genere utile a mortificare e privare dell’autostima i popoli del Sud impedendo loro di darsi il giusto valore e di alzare la testa, il che è la condicio sine qua non perché l’Italia stia assieme e il Sud resti una colonia statale interna da spolpare, permettendo ai poteri forti e alla casta di imperversare». Il film vorrebbe inquadrare il Sud come piegato e statico. Ma la realtà vede un Mezzogiorno diverso, pronto a sedersi al tavolo romano per decidere il suo destino. E anche l’Alto Jonio non è più un territorio succube, come ci insegna la battaglia in corso per la riapertura dell’ospedale di Trebisacce, cosa che ricordano anche i  “grillini” nella loro accorata nota stampa. Per tutte queste ragioni gli “attivisti cinque stelle” dell’Alto Jonio sollecitano il presidente della Vigilanza Rai, Fico, di sottoporre alla Commissione i contenuti discriminatori riscontrati all’interno della fiction. «Inoltre – concludono – preannunciamo un esposto all’Agcom per sollecitare sanzioni nei confronti dei responsabili di questa campagna discriminatoria».

Vincenzo La Camera

 

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