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Quando Galileo Galilei incontrava Lelio Pignone. Al Castello di Oriolo illustrata una storica ricerca

Quando Galileo Galilei incontrava Lelio Pignone. Al Castello di Oriolo illustrata una storica ricerca
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Una consolidata e prestigiosa amicizia tra i Pignone, marchesi e signori di Oriolo e lo scienziato Galileo Galileo. E’ quanto sta emergendo da una ricerca storica condotta da Vincenzo Diego, già vicesindaco e assessore alla Cultura di Oriolo, il quale, partendo dalla Biblioteca Nazionale Francese e passando per la Biblioteca Centrale di Firenze si è imbattuto in un percorso epistolare avvenuto tra il 1617 e il 1618 dove si evince appunto questa amicizia tra il fisico e astronomo famoso in tutto il mondo e Lelio, marchese di Oriolo che come ricorda il professor Giorgio Delia «doveva essere una persona molto accorta» per poter godere dell’amicizia di tale personalità, come l’illustre scienziato toscano. Di questa scoperta se ne è discusso sabato sera nella corte del Castello di Oriolo alla presenza del sindaco, Simona Colotta; del vice sindaco, Agostino Diego; del docente e linguista, Giorgio Delia; dello storico locale, Vincenzo Toscani e del direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, Vincenzo Carbone. Oltre che, naturalmente, a Vincenzo Diego, autore della ricerca.

Il sindaco e il vice sindaco di Oriolo hanno ringraziato Diego per la passione e la dedizione con la quale si dedica alla storia di Oriolo che lo ha visto protagonista da amministratore comunale, ma che lo vede in prima linea anche oggi da comune cittadino, innamorato del suo paese. Il professor Giorgio Delia ha tracciato il profilo di Galileo Galilei rimarcandone le sue doti di scienziato precursore di tante scoperte come il perfezionamento del cannocchiale sino all’atto di abiura che lo ha visto rinnegare davanti al tribunale della Chiesa nel 1633 il suo sostegno alla teoria eliocentrica. Uno scienziato che ha avuto il coraggio di scrivere di scienza nella lingua italiana, plasmata nella sua toscana, contravvenendo al pensar comune che vedeva il Latino come lingua privilegiata per le scienze.

Lelio, marchese di Oriolo (figlio di Marcello che nel 1552 acquistò il feudo di  Oriolo), più volte si è recato in Toscana a trovare il suo amico scienziato, cagionevole di salute, come lo stesso Galileo scrive al cardinale Borromeo il 23 dicembre 1617 informandolo come il marchese si fosse intrattenuto con lui parlando del telescopio. E proprio in una lettera successiva – l’epistola principale della ricerca di Vincenzo Diego datata 2 gennaio 1618 (in foto) – Lelio di Oriolo scrive a Galileo in Firenze mostrando tutta la sua soddisfazione per l’apprezzamento che Galileo ebbe del vetrino da telescopio donatogli proprio dal marchese di Oriolo. «Mi è stato molto caro – scrive Lelio – che il vetro sia atto a dar satisfatione a V.S., del quale, senza nessun pretesto di restitutione, mi farà favore servirsene come cosa sua […]. Mi faccia favore avisarmi per lettera l’osservatione celeste che per la sua mi significa». Ma come si presenta Lelio Pignone del Carretto agli occhi di Galileo? Un semplice mecenate oppure una persona competente di ciò di cui discutono? Questo è ancora da scoprire e lo ha messo in risalto il professor Carbone dell’Unical che ha teso una mano importante a questa scoperta lasciando una porta aperta alla possibilità, nel nome di questa amicizia tra Galieo Galilei e il signore di Oriolo, di realizzare proprio nel castello un laboratorio che si occupi delle scienze che hanno fatto del filosofo toscano un personaggio di fama mondiale. Quella di Vincenzo Diego, dunque, si presenta come una scoperta importante per tutto il territorio.

Galileo Galileo conosceva Oriolo e scriveva di Oriolo. E soprattutto, dal rapporto epistolare, si evince come l’amicizia con Lelio Pignone – come lo scienziato scrive ad Orso D’Elci in Madrid nel 1617 – sia radicata e ancor di più vede Galileo custodirla con cura mostrandola quasi con vanto agli occhi dei suoi interlocutori: «il mio affezionatissimo cavaliere romano», scrivendo di Lelio. E poiché anche Galileo doveva pur vivere, amava circondarsi di questi nobili cavalieri per potersi così anche accreditare. Infatti come ricorda lo stesso professor Carbone, il fisico e matematico toscano in buona sostanza inventò l’econofisica, cioè la capacità di vendersi i brevetti o comunque le sue invenzioni come fece con il cannocchiale presso il doge di Venezia. Lo storico Vincenzo Toscani, in conclusione, ha esortato Diego a proseguire in questa ricerca che potrebbe davvero aprire nuovi scenari nella storia di Oriolo solcando nuovi percorsi in chiave culturale e turistica.

Vincenzo La Camera

 

 

 

  – TRASCRIZIONE – 

LELIO D‘ORIOLO a GALILEO in Firenze. Roma, 2 gennaio 1618.

Ill.e Sig.or Non prima di pochi giorni sono ho havuto occasione di discorrere del negotio (775) di V. S. col Sig.or Cardinale Borgia(776); et havendolo inteso con gusto, mi disse che gli rincresceva non poterne scrivere, perchè il negotio non era incaminato dal principio per mezzo suo, e che, come a ministro, gli era necessario andar molto circonspetto in scrivere de’ negotii che non erano incaminati al principio per sua mano. Ho voluto scriverlo a V. S., acciò gli sia per aviso. Mi è stato molto caro che il vetro sia atto a dar satisfatione a V. S., del quale, senza nessun protesto di restitutione, mi farà favore servirsene come cosa sua, stimando haverlo molto bene impiegato nelle sue mani. Desidero sì bene che mi faccia favore avisarmi per lettera l’osservatione celeste che per la sua mi significa, non potendo fra breve tempo intenderla a bocca, essendo costretto, per lo stesso negotio che venni qui a Roma, giongere anco sino a Napoli, dove potrà V. S., piacendoli, scrivermi a dirittura, assicurandola che gli restarò con obligo grandissimo di servirla in ogni occasione. E bacio a V. S. le mani, pregando il Signore la conservi felice come disia.

Da Roma, adì 2 di Gennaio 1618. Di V. S. Ill.e S.re Il Marchese d’Oriolo. Fuori: Al Ill.e Sig.or Il Sig.or Galileo Galilei, a Fiorenza

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