Redazione Paese24.it

Scorribande di cinghiali in aziende e colture. Appello di un giovane operatore agrituristico di Albidona

Scorribande di cinghiali in aziende e colture. Appello di un giovane operatore agrituristico di Albidona
Diminuisci Risoluzione Aumenta Risoluzione Dimensioni testo Stampa

Contadini, agricoltori, pastori, operatori turistici ormai allo stremo per colpa del proliferare ormai incontrollato dei cinghiali che di notte, ma anche in pieno giorno, imperversano nelle campagne con le loro scorribande distruggendo e stravolgendo tutto quello che la mano umana riesce a realizzare a costo di enormi sacrifici. Lavoro duro e investimenti che così spariscono nel nulla! Da qui la protesta e la rabbia di chi, come il giovane Matteo Gatto di Albidona, titolare di una masseria e agriturismo a gestione familiare che ha deciso di resistere e di rimanere nel proprio paese per dare continuità alla tradizione familiare. E perciò si sente scoraggiato e impotente, il giovane operatore agri-turistico di Albidona, di fronte alle crescenti orde degli ungulati che proliferano sempre di più e che durante tutto l’anno, e in particolare in questo periodo di semina, devastano i terreni distruggendo e divorando ogni cosa. Oltre tutto, i cinghiali distruggono tutta la fauna che nidifica a terra tanto che diverse specie di fauna stanno scomparendo.

Per la verità in Calabria il problema dei cinghiali ormai è fuori controllo, anche perché i provvedimenti adottati dalla Regione Calabria si sono dimostrati blandi e inefficaci e così le sempre più invadenti scorribande dei cinghiali rischiano di produrre un’ondata di ulteriore abbandono della terra e delle aree coltivabili, con conseguenti e inestimabili danni economici sia all’ambiente per il prezioso contributo degli agricoltori che verrebbe a mancare a presidio del territorio, sia nel fermare l’avanzare sempre più grave del dissesto idrogeologico. I danni prodotti dai cinghiali, come racconta la cronaca quotidiana, sono ormai incalcolabili: nell’ampia mappa delle loro scorribande non si fanno mancare niente: terreni seminativi vandalizzati, (nella foto quelli della Masseria Predicatore), coltivazioni rasate al suolo, recinzioni abbattute, finanche incidenti stradali e quindi pericoli per i cittadini, immondizia rovesciata, comparsate sulle spiagge, problemi igienico-sanitari e chi più ne ha ne metta. Ora, la speranza del giovane e coraggioso Matteo Gatto (nella foto), è che il nuovo governo regionale e la delega all’Agricoltura che si ritiene scontata all’Assessore Gianluca Gallo, figlio dell’Alto Jonio e di gran lunga il più votato di tutti, metta mano, di concerto con gli altri istituti di settore, all’emergenza-cinghiali e legiferi in modo appropriato ed efficace modificando il Piano Faunistico-Venatorio e ridelimitando le zone non vocate che in questi anni si sono allargate in modo abnorme e quelle destinate all’agricoltura. Oltre a rivolgere un appello alla nuova classe politica regionale, il giovane Matteo Gatto, ammirevole per il radicato attaccamento alla terra dei suoi genitori, rivolge l’appello a tutta la deputazione calabrese affinché sostenga la proposta avanzata dalla CIA di modificare la legge che è in itinere e ne favorisca la discussione e l’approvazione in Parlamento.

Pino La Rocca

Condividilo Subito
Subscribe
Notificami
guest
1 Comment
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
pasquale
pasquale
1 mese fa

E’ vero. Matteo racconta una realtà vissuta sulla pelle dei pochi contadini rimasti a rimanere in campagna a coltivare la propria terra.