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Trebisacce. Questione bollette. Pagarle oppure impugnarle? Cittadini disorientati

Trebisacce. Questione bollette. Pagarle oppure impugnarle? Cittadini disorientati
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Prosegue e si complica sempre di più la questione che riguarda le bollette del servizio idrico ritenute gonfiate e persino illegittime recapitate nei giorni scorsi alle famiglie ed agli esercenti commerciali di Trebisacce. A questo punto i cittadini, che si sono visti arrivare ingiunzioni di pagamento fortemente alterate, in molti casi raddoppiate e anche triplicate rispetto alle annualità precedenti, sono confusi e disorientati e non sanno se pagarle o se impugnarle. Anche l’incontro promosso dall’associazione dei commercianti (Assopec) con la struttura commissariale, seppure avvenuta all’insegna del dialogo e della cordialità, non ha risolto per niente il problema anche perché, a posteriori, è mancato da parte del Commissario Prefettizio dottor Carlo Ponte una comunicazione chiarificatrice e dirimente sia rispetto agli indigesti aumenti introdotti sia rispetto alla presupposta illegittimità giuridica sostenuta, in punto di diritto e con l’ausilio di diversi pronunciamenti giurisprudenziali, dall’avvocato Claudio Roseto.

«In presenza di tanta confusione – è tornato a scrivere Roseto – sono costretto a ritornare sulla questione per provare a fare chiarezza. A mio modesto avviso, nonché a parere dei massimi organi giudiziari che hanno già affrontato la questione – ha ribadito ancora il legale allegando alcuni pronunciamenti – tali fatture sono illegittime in quanto introducono aumenti retroattivi anche se il Commissario Prefettizio sostiene il contrario sulla scorta di presupposti logici e giuridici che non condivido, perché li assimila inopinatamente alla tipologia di “tributi” le cui tariffe sarebbero applicabili anche retroattivamente! Lo stesso Commissario – sostiene il legale trebisaccese – non ha spiegato come sia possibile applicare le tariffe del 2021 ai consumi idrici effettuati anche nei sei mesi che vanno da giugno a dicembre del 2020! E’ per questo – incalza l’avvocato Claudio Roseto – che non condivido la posizione del Commissario Prefettizio e ritengo che la mia tesi abbia un valido fondamento giuridico».

Nel frattempo, da parte degli amministratori comunali che hanno dato il via libera a tali aumenti prima che il Consiglio Comunale fosse sciolto, è stata diffusa la relativa Delibera di Consiglio accompagnata da dichiarazioni con le quali si sostiene la legittimità della retroattività in quanto, secondo quanto si legge nella suddetta comunicazione, le tariffe del servizio idrico integrato non si possono applicare prima dell’approvazione del Bilancio ma devono avere decorrenza dal primo di gennaio; che molti degli aumenti, si sostiene ancora, derivano dal conguaglio con annualità precedenti in cui è stato pagato solo il minimo tariffario; che gli aumenti non sono frutto di scelte politiche discrezionali ma dall’adozione, ope legis, del disposto dell’ARERA (Autorità Regolazione Energia Reti e Ambiente); che comunque la presunta illegittimità della Delibera andava impugnata entro 60 giorni dall’adozione e, infine, come commento politico, il rilievo che in ogni caso la Minoranza non avrebbe aperto bocca in Consiglio perché consapevole della legittima applicazione della legge e che, chi solleva il problema oggi fomentando la protesta lo farebbe solo per meri fini politici.

Tutte cose, queste, su cui, in una situazione normale, si potrebbe aprire un pubblico dibattito e sulle quali, comunque, non conviene l’avvocato Roseto il quale consiglia: «per ragioni di giustizia, di non pagare le fatture perché illegittime in quanto retroattive e di impugnarle dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria… In alternativa, aggiunge il legale trebisaccese, è possibile attendere la successiva ingiunzione di pagamento e spiegare opposizione davanti al Giudice Ordinario, fermo restando che anche coloro che hanno già pagato possono, ai sensi dell’art. 2033 C.C, agire in giudizio per la ripetizione dell’indebito.  In questo caso – Roseto – non si tratterebbe di esimersi dal pagamento ma di rivendicare il diritto di pagare quanto stabilito, con l’applicazione delle tariffe corrette, secondo ciò che è prescritto dalla legge e dal contratto di fornitura».

Pino La Rocca

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