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Alla scoperta della ginestra. Possibile occasione di sviluppo per la Calabria

Alla scoperta della ginestra. Possibile occasione di sviluppo per la Calabria
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di Luigi Gallo – La ginestra è pianta tipica della macchia mediterranea, si utilizza, principalmente, per la estrazione delle fibre ma ache per l’estrazione di essenze profumate dal fiore. In Calabria cresce spontanea quasi ovunque, anche in terreni poverissimi e in condizioni climatiche estreme di siccità. Nella tradizione calabrese i rametti della ginestra (vermene) ricchi di cellulosa, venivano utilizzati per l’estrazione di fibra in modo artigianale e industriale (ginestrifici…..), ma anche per l’alimentazione degli ovicaprini nei mesi invernali. La parte legnosa dell’arbusto, invece, veniva utilizzata per accendere il fuoco (legna da ardere). I fiori raccolti dai genestreti spontanei venivano venduti per l’estrazione di essenze profumate. Negli anni 70, l’Ispettorato Regionale delle Foreste, Ente competente in materia di forestazione in Calabria, acquistava il seme di ginestra, raccolto da privati cittadini, per utilizzarlo negli interventi di sistemazioni idraulico-forestali, ecc..

Caratteristiche della pianta

La Ginestra più diffusa in Calabria è la specie Spartium junceum che appartiene alla famiglia delle leguminose, è un arbusto il cui fusto di consistenza legnosa molto ramificato e contorto può raggiungere un’altezza di oltre 3 metri. Le ramificazioni nel primo anno di formazione, comunemente chiamate vermene, sono erette a sezione trasversale di forma circolare, spessore a livello mediano di 3-6 mm circa e una lunghezza molto variabile che può superare anche un metro. Le vermene, di colorazione verde intenso per la presenza di clorofilla, sono comprimibili in quanto contengono all’interno un tessuto parenchimatico, di colore bianco, di consistenza spugnosa e facilmente asportabile. Queste ramificazioni dette anche giunchiforme sono ricche di cellulosa e si utilizzano per la estrazione delle fibre. Le foglie sono di tipo semplice, rade e cadono precocemente già in estate. La fotosintesi, oltre che nelle pochissime e piccolissime foglie, avviene principalmente nelle vermene. I fiori, inconfondibili, sono di colore giallo e molto profumati. La fioritura sulla pianta è scalare. I frutti sono dei baccelli di larghezza da 4 a 8 mm circa e lunghezza da 50 a 80-100 mm circa che, all’inizio presentano una colorazione verde e a maturazione diventano di colore marrone. Ogni baccello può contenere da 5-6 fino a 10-15 semi. Il peso dei mille semi è pari a circa 15 grammi. L’epoca di fioritura e la conseguente formazione dei baccelli varia a seconda dell’altitudine, inizia già da fine aprile nelle zone più basse ma può avvenire anche a maggio/giugno man mano che aumenta l’altitudine. Durante l’estate, i baccelli maturi, molto disidratati, nelle ore più calde si aprono istantaneamente, determinando la spinta dei semi a notevole distanza dalla pianta madre. I semi che raggiugono la superficie del terreno, appena si verificano le condizioni di umidità e temperatura adatte, germinano dando origine a nuove piantine di ginestra.

Le radici della Ginestra sono molto profonde, possono superare i 2 metri e, come tutte le leguminose, hanno un grande valore ambientale in quanto sviluppano dei tubercoli, conseguenza del rapporto di simbiosi con i batteri del genere Rhizobium. Questi batteri sono in grado di fissare l’azoto gassoso atmosferico trasformandolo in forme nitriche e ammoniacali facilmente assimilabile dalle piante e arricchiscono il terreno di una discreta quantità di azoto che rimane a disposizione di eventuali colture successive. La ginestra quindi, come tutte le leguminose fornisce una concimazione azotata naturale, gratuita, a impatto ambientale nullo ed alternativa alla concimazione azotata minerale fatta con prodotti chimici di sintesi, la cui produzione, trasporto e distribuzione si tradurrebbe in emissione di anidride carbonica nell’ambiente. Le radici robuste e profonde della ginestra hanno inoltre un effetto conservativo dei suoli in quanto, penetrando in profondità, mantengono una buona struttura del terreno, facilitando la penetrazione dell’acqua, limitandone così il ruscellamento e preservandolo anche dall’erosione e da altri fenomeni di degrado. Pertanto, la Ginestra, spontanea o coltivata, è una pianta molto utile a livello ambientale e a fine ciclo vegetativo lascia i terreni in condizioni pedologiche sicuramente migliori di come li ha trovati.

Utilizzazione della ginestra

Come già detto, della ginestra oltre che i fiori utilizzati per l’estrazione di essenze profumate, si utilizzano principalmente le fibre per produrre vestiti, ecc.. Il Dipartimento di Chimica e Tecnologie Chimiche (CTC) dell’Università della Calabria (UNICAL), negli ultimi 15 anni ha condotto delle ricerche coordinate dal Prof. Giuseppe Chidichimo, che hanno portato allo sviluppo di tecnologie e impianti pilota per la estrazione delle fibre cellulosiche della ginestra non solo per l’industria tessile ma anche per la produzione di materiali per altri settori produttivi (automobilistico, arredamento, edilizia, ecc.). Queste ricerche hanno dimostrato, tra l’altro che, i prodotti ottenuti dalle fibre di ginestra, sono ecosostenibili, alternativi alla stessa tipologia di prodotti derivanti dal petrolio o da colture arboree da legno. Inoltre, la ricerca del CTC, con la realizzazione di impianti pilota, è culminata nella scoperta di nuovi processi di produzione delle fibre tessili dalla ginestra che esclude l’utilizzo di prodotti chimici e batterici. Uno studio tutto improntato a valorizzare in modo ecocompatibile una risorsa come la ginestra che abbonda nel nostro territorio.

I ginestreti in Calabria

In Calabria la superficie coperta da ginestreti spontanei, secondo alcune stime, è pari a decine di migliaia di ettari. Questi ginestreti di proprietà privata o di proprietà pubblica (comunale o altro Ente) spesso si trovano su terreni ex seminativi dove la ginestra si è diffusa spontaneamente e, in molti casi, sono anche aree facilmente accessibili alle macchine agricole. Nei ginestreti spontanei, in assenza di manutenzione si accumulano residui vegetali (piccoli rametti della stessa ginestra, varie specie erbacee, ecc.) che durante il periodo estivo, essendo molto secchi,  diventano un substrato facilmente infiammabile. Da questo tipo di ginestreti, purtroppo, specialmente in prossimità di aree boscate, in alcuni casi si sono originati incendi disastrosi che hanno distrutto boschi di varie specie forestali. Nei ginestreti percorsi dal fuoco, la pianta di ginestra, anche se bruciata, conserva molto bene l’attitudine al ricaccio, in quanto il fuoco non danneggia la radice e, durante la primavera successiva all’incendio, a livello del colletto, ricaccia nuove piantine che si accrescono velocemente. Pertanto, gli interventi colturali in questi ginestreti spontanei (pulizia, tagli programmati, ecc.), finalizzati alla produzione della materia prima per l’industria estrattiva delle fibre, creerebbero, nello stesso tempo,  fasce anti-ingendio di protezione dei boschi.

La possibilità di meccanizzare la raccolta

All’industria di trasformazione, per l’estrazione delle fibre, devono essere destinati i rametti giovani, principalmente quelli di un anno (vermene) in quanto sono più ricchi di cellulosa e poveri di lignina. Come anticipato, la pianta di ginestra, una volta tagliata al livello del colletto, ha buona attitudine al ricaccio di nuove piantine (polloni) che si accrescono velocemente. Pertanto ceduando i ginestreti esistenti con l’utilizzo di comuni macchine forestali, dalle ceppaie si svilupperanno i nuovi polloni da cui avranno origine le  nuove piantine costituite principalmente da vermene che potranno essere raccolti più agevolmente per la trasformazione industriale. Nei ginestreti situati specialmente su terreni ex seminativi si può sperimentare la raccolta meccanizzata dei rametti di un anno (vermene),  mediante l’uso di macchine mietilegatrici che possono essere di tipo semoventi dotati di motore proprio o di tipo trainato. Tradizionalmente queste macchine, prima dell’avvento della mietitrebbia, venivano utilizzate per la raccolta e legatura del frumento e di altri cereali a paglia, per la succcessiva trebbiatura con le tradizionali trebbie a punto fisso.

Sono dotate di un apparato falciante con doppia o singola lama oscillante per lo sfalcio del vegetale e di un apparato legante per la legatura con lo spago, sottoforma di mazzetti. Con le opportune regolazioni, è possibile sperimentare l’utilizzazione di queste macchine per la raccolta della ginestra. Come già detto, con la ceduazione dei ginestreti si sviluppano nuove piantine costituite principalmente da vermene che nella ginestra sono la sede principale della fotosintesi clorofilliana. Sarebbe interessante verificare se con questi tagli aumenta il numero di vermene ed in particolare la superficie fotosintetizzante per unità  di superficie di terreno rispetto al ginestreto preesitente prima della ceduazione. Se così fosse con la ceduazione dei ginestreti aumenterebbe la superficie fotosintetizzante che determinerebbe un maggiore quantitativo di anidride carbonica assorbita con effetti positivi sull’ambiente.

Aspetti economici-occupazionali e prospettive future

Le imprese del tessile e della moda sono sempre più attenti alla protezione dell’ambiente e alla sostenibilità delle produzioni e, per questi motivi, favorevoli all’uso di fibre tessili derivanti dalla ginestra la cui produzione non richiede l’uso di prodotti chimici. Analisi economiche condotte dai ricercatori dell’UNICAL, evidenziano che per gestire ed effettuare la raccolta di  un ginestreto di circa 200 ettari sono richieste almeno 20 unità lavorative. La massa di ginestra così prodotta trasferita nell’impianto di estrazione della fibra per la lavorazione richiede almeno altre 12 unità lavorative. In totale servono circa 32 unità lavorative. Lo sviluppo di una filiera della ginestra, potrebbe pertanto generare incremento occupazionale di unità lavorative qualificate (Ricercatori, Agronomi, Forestali, Ingegneri, Disigners, Operai e altre figure professionali), oltre che nel settore agricolo, negli altri settori produttivi (abbigliamento, automobilistico, arredamento, edilizia, ecc.). Grazie alle ricerche svolte dal Dipartimento di Chimica e Tecnologia Chimica dell’UNICAL relative al processo di estrazione delle fibre di ginestra, sono state introdotte innovazioni tecnologiche a basso impatto ambientale.

Tutti questi elementi rappresentano una opportunità per la Calabria caratterizzata da una elevata superficie coperta da ginestreti spontanei e terreni non utilizzati/utilizzabili diversamente, in molti casi completamente abbandonati, che potrebbero essere coltivati a ginestra con l’utilizzo dei semi per l’impianto. Il primo passo per avviare questa potenziale filiera si potrebbe concretizzare con la raccolta del materiale vegetale dai ginestreti esisenti da utilizzare per la successiva estrazione delle fibre. Inoltre le attività imprenditoriali, non solo nel settore agricolo, ma in tutta la filiera, possono essere supportate con finanziamenti pubblici derivanti dai vari programmi dell’UE, alcuni dei quali, già operativi in Calabria. L’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC), come sempre, è pronta a fornire l’assistanza tecnica nelle materie di competenza (aspetti agronomici e ambientali, meccanizzazione agricola e forestale, ecc.).

*Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC) – Ce.D.A. n.2 Castrovillari (CS)

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