“Conversazioni di primavera sulle salviette del bar” al Salone del Libro di Torino con Aletti Editore
di Federica Grisolia
Esiste un amore che si alimenta di carta, inchiostro e attesa. Un amore che volteggia come un lampo improvviso e si insinua, come un dio antico, attraverso la feritoia del tempo. È questo il cuore pulsante di “Conversazioni di primavera sulle salviette del bar. Ovvero: l’Apoteosi” l’ultima fatica letteraria di Paola Commissati Bellotti, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche nella versione e-book. Il volume rappresenta l’atto finale della trilogia “Recherche” – preceduto da “I fiori dell’anima” e “L’ultimo fiore dell’anima” – e si configura come un diario lirico di straordinaria precisione emotiva. «Un ciclo continuo che pare chiudersi – confessa l’autrice, che vive a Treviso – e poi si riapre. Non si parte con l’idea di scrivere un libro dopo l’altro, ma si è reso necessario per dare senso a questo ultimo atto della mia vita». La silloge è un mosaico di micro-testi, appunti nati nell’immediatezza di un momento, spesso scritti sulle salviette di un bar tra il brusio delle tazzine e lo sguardo distratto dei camerieri. «Il pensiero corre là nel mio mondo interiore nelle ore più disparate, e si stampa sulle tovagliette accanto al piatto, accanto alla tazzina di caffè. Mentre va giù il boccone, va giù uno scarafaggio nero sulla salvietta, ed è un verso che ne chiama un altro. Essere soli in mezzo alla gente è un’opzione in più. Raccolgo energia e spunti».
Ogni frammento è ancorato a una coordinata precisa: un giorno, un’ora, un luogo. «Non si vuole seppellire il lampo dello spirito in un tempo di nessuno. È fissare. È fruire di un prima e di un dopo. È un richiamare al presente te stessa. Ed è quasi una conta dei giorni della speranza in questo contesto». Al centro dell’opera vibra il legame ideale con un “tu” lontano eppure onnipresente: la figura di Dacia Maraini, musa e destinataria di un’opera che attraversa trent’anni di silenzio e desiderio. «I sentimenti non hanno un modo. O hanno un modo loro proprio indecifrabile. Dacia era negli alberi, nel movimento dell’aria, Dacia sedeva accanto a me. Perché nel mio pensiero predominante». Fino all’istante dell’apoteosi. Dopo tre decenni, infatti, l’incontro in presenza trasfigura la parola in rivelazione. In quel momento, l’oggetto quotidiano smette di essere una barriera invisibile per farsi ala, onda, movimento puro. «La ricerca costante – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore – del nostro essere finiti e a scadenza, del nostro essere qui e ora, di dare un senso profondo al nostro arco vitale (la “recherche”) è un altro caposaldo della raccolta, contesa tra l’obbligo del ricordo e della memoria, e il dualismo realtà e finzione».
Paola Commissati Bellotti esplora con questa trilogia i confini tra l’idealizzazione e la realtà, consegnando ai lettori una testimonianza di come la poesia possa colmare le distanze fisiche, rendendo eterno l’effimero. «Il mio pensiero è spirituale ed io sono concreta. Il sincretismo avviene. Un oggetto ricorda qualcuno. Un oggetto è una paratia invisibile. Che riconosci tuttavia. Ma diviene ala che vola, onda che va».
“Conversazioni di primavera sulle salviette del bar. Ovvero: l’Apoteosi” sarà presentato dall’autrice negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Certo provo emozione. Ma ormai contenuta, avendo dato tutto l’anno scorso quando presentai il primo libro della trilogia. Ed ero al limite della commozione. Ma una forza in me, che dal di dentro spingeva a dire una verità sgranata, e finalmente liberata, mi sosteneva. Il lettore per me è sempre solo uno. Colui, anzi Colei cui è rivolto il libro. Però credo interessante per qualsiasi curioso leggere di questo strano amore».

