“Intrappolati”. Un inno all’amore e all’uguaglianza
di Federica Grisolia
Esistono cicatrici che non si vedono, solchi scavati nel profondo dell’anima che ridefiniscono i confini della nostra esistenza. È in questo spazio, sospeso tra la luce del ricordo e l’ombra del dolore, che nasce “Intrappolati”, l’opera di Rosy Philomene Onanena, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti” dell’Aletti Editore e disponibile anche nella versione e-book. Al centro della narrazione troviamo Flora, una giovane donna dell’Africa subsahariana, la cui vita diventa metafora della condizione umana di fronte all’imprevedibilità del male. Attraverso una scrittura che si fa carne e spirito, l’autrice conduce il lettore nei corridoi di un’esistenza che ha conosciuto la gioia ma si ritrova, poi, prigioniera di una realtà crudele. «Intrappolati – spiega l’autrice che vive a Dronero (Cuneo) – perché la protagonista del libro si ritrova molte volte ingannata dalle persone che la circondano». Ed è proprio dall’ingiustizia osservata con i suoi occhi, dal dolore e dalla fede, che la scrittura di Rosy Philomene trae la sua fonte d’ispirazione: dalla condizione psicologica di chi vede i propri sogni scontrarsi con la barriera della razionalità. Flora è il volto di chi sceglie, di chi cade e di chi tenta, con estrema fatica, di ricomporre i frammenti di un mosaico spezzato. Di chi fa della resilienza uno stile di vita e riesce ad affrontare le situazioni più complesse, sempre a testa alta.
Rosy Philomene Onanena esplora il dualismo delle reazioni umane: la lucidità della ragione contro l’impeto travolgente dell’emozione. Tutto con puro realismo, senza vendere sogni, anche quando tenta la via del distacco per allontanarsi dal dolore: «Realtà e fantasia si intrecciano nell’opera nella misura in cui esistono sofferenze indicibili che ho voluto imprimere nero su bianco. Sofferenze vere di persone che non hanno voce». E qui subentra la creatività della scrittura che – ne è convinta l’autrice – consente di esprimere ciò che uno ha dentro e altrimenti non riuscirebbe a fare.
L’opera si distingue per un linguaggio evocativo che non rinuncia mai alla verità, offrendo un viaggio catartico tra le sfide di una terra vibrante e le ferite universali dell’anima. «Voglio trasmettere al lettore la compassione, l’amore verso il prossimo, il senso di giustizia e l’eguaglianza».

