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“Ricordi”. Quando la memoria si fa battito e presenza

“Ricordi”. Quando la memoria si fa battito e presenza
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di Federica Grisolia

C’è un luogo dove il ricordo smette di essere passato e si fa vivo. È qui che abita la poesia di Bruno Lorenzo Castrovinci nell’opera “Ricordi”, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore e disponibile anche nella versione e-book. Non è solo inchiostro su carta, ma un battito accelerato quello che anima l’opera dell’autore, una produzione che si eleva come un ponte teso tra la fragilità della vita e l’immensità dell’amore. «Il titolo – spiega l’autore siciliano che vive a Patti (Messina) – nasce dalla consapevolezza che la memoria non è un archivio immobile, ma un luogo vivo, attraversato da emozioni, assenze, ritorni. L’opera nasce da un’urgenza: dare voce a ciò che rischiava di rimanere non detto, salvare dall’oblio frammenti di vita, affetti, perdite, che continuavano a bussare dentro di me chiedendo ascolto». È un viaggio intimo nella memoria, fatto di parole essenziali e cariche di silenzio, in cui il passato non è nostalgia, ma presenza che continua a interrogare il presente.

Castrovinci non descrive sentimenti: li abita, invitando il lettore a fare lo stesso attraverso un linguaggio che danza tra il lirismo più dolce e una malinconia che incanta. «La poesia non risolve, ma mette in relazione. È un gesto di prossimità. Anche quando nasce dalla solitudine, la poesia tende sempre verso l’altro». Il poeta ci insegna che il dolore della perdita va attraversato e può essere trasformato: ogni lacrima non è un segno di sconfitta, ma una perla nata dal coraggio di aver amato profondamente. «La scrittura diventa uno spazio di verità, in cui la sofferenza non viene negata né edulcorata, ma accolta. Quando il dolore viene detto con onestà, smette di essere solo ferita e diventa possibilità di riconoscimento: il lettore non riceve una consolazione facile, ma la certezza di non essere solo». Attraverso i suoi versi, la natura e lo spirito si fondono in un’unica ricerca: una tensione mistica che cerca salvezza nell’altro, per attraversare la notte dell’esistenza. «Questa raccolta – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, editore, poeta e formatore – è un itinerario profondamente intimo, in cui l’autore ci porta per mano nei meandri delle sue aspettative e disillusioni, con la consapevolezza che qualunque accadimento, anche quello più doloroso, trova redenzione quando ha la possibilità di essere raffigurato nella creazione poetica».

Una spiaggia notturna diventa il tempio di un’intimità universale, dove il cosmo intero si fa testimone di un legame che supera il confine del tempo. L’assenza non è mai vuota. Nelle parole di Castrovinci, il silenzio diventa uno spazio gravido di speranza, un’attesa vibrante che trasforma la mancanza in desiderio puro. «Scrivere è un tentativo fragile ma necessario di resistere al tempo. Non per fermarlo davvero – perché il tempo vince sempre – ma per lasciare una traccia, un segno. È un atto di cura verso ciò che è stato e verso ciò che siamo stati in un preciso istante. In questo senso, la scrittura non rende immortale il reale, ma lo sottrae per un attimo al silenzio». L’autore, infatti, è abile nel manipolare la materia linguistica per descrivere l’essenza fugace del vivere, andando oltre i confini personali e toccando le corde universali dell’animo umano. Ma soprattutto, la verità emotiva. «Le esperienze possono essere diverse, ma le emozioni profonde – la perdita, l’attesa, l’amore, il rimpianto – parlano una lingua universale. Quando una scrittura è sincera, non chiede al lettore di riconoscersi nei fatti, ma nel sentire».

In un mondo spesso frammentato e solitario, la sua opera è un invito alla sosta. È una bellezza malinconica che esorta a non sprecare i momenti condivisi e a riconoscere nell’amore l’unico, vero collante della nostra esistenza. «Vorrei trasmettere la possibilità di fermarsi, di ascoltarsi, di riconoscere valore anche nelle crepe. Se il lettore, chiudendo il libro, si sente un po’ meno solo o più disposto ad accogliere la propria fragilità, allora la scrittura ha compiuto il suo senso».

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