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Cosenza. Intitolazione di una scalinata all’ingegner Pietro Tarsia

Cosenza. Intitolazione di una scalinata all’ingegner Pietro Tarsia
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del professor Vincenzo Toscani – A distanza di cinque anni dalla morte dell’ingegner Pietro Tarsia, Cosenza ha voluto onorarlo, con l’intitolazione di una scalinata, compresa fra via Monte Santo e Largo dell’Economia, in prossimità del Palazzo degli Uffici, sede del Genio Civile. Sulla tomba di Virgilio fu scritto: Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Partenope. Parafrasando Virgilio: possiamo dire per l’Ing. Tarsia, chiamato da tutti affettuosamente don Pierino: Oriolo mi generò, Cosenza mi rapì, ora mi tiene Montegiordano.

Pietro Tarsia nacque a Oriolo il 25 luglio 1927 da Francescantonio Tarsia di Montegiordano e dalla nobildonna oriolese Toscani Ines Eufemia. Emise i suoi primi vagiti nella casa materna di Piazza S. Giorgio ai piedi del castello normanno dell’XI secolo. Il padre era insegnante elementare; poi diventò Direttore del Circolo didattico di Oriolo. Quando veniva da Montegiordano a Oriolo per le verifiche didattiche interrogava spesso una ragazza di nome Delia Anna Maria Angela. Il caso volle che quella ragazza, poi farmacista, diventò sua nuora, perché sposò il figlio Pietro. Pietro Tarsia frequentò il Ginnasio-Liceo al “Bernardino Telesio” di Cosenza dove si respirava ancora aria antifascista per l’opera svolta da Don Luigi Nicoletti, insegnante di Lettere e fondatore del Comitato esecutivo della Democrazia Cristiana. Fino al 1921 al “Telesio” aveva insegnato Filosofia Pietro Mancini, che fondò a Cosenza la prima sezione del Partito Socialista. Pietro Tarsia fu sempre legato alla famiglia Mancini soprattutto con Giacomo, che ebbe in don Pierino un punto di riferimento per la “ricostruzione” della Calabria.

Dopo la maturità classica Pietro Tarsia si iscrisse all’Università di Bari dove conseguì la laurea in Ingegneria Civile e Trasporti nel 1956. Conobbi Pietro Tarsia da giovane amministratore comunale a partire dal 1975. Da allora lo scelsi come “guida” e come “porto sicuro” nelle vicende che lo coinvolsero come Capo del Genio Civile perché Pietro Tarsia era “Il Genio Civile”. La mia prima impressione fu quella di trovarmi difronte a un galantuomo, di cui ci si poteva fidare come uomo e come tecnico per la sua grande esperienza. Era molto stimato dai suoi collaboratori perché egli si considerava primus inter pares.

Don Pierino poneva una cura particolare per il recupero statico-strutturale dei monumenti nazionali con notevole valenza storico-artistica. A giusta ragione, viene citato spesso il restauro del “Rendano”. A Oriolo si doveva consolidare e restaurare il Castello, monumento nazionale e, come tale, era coinvolta anche la Soprintendenza. Sorse un contenzioso fra il Genio civile e la Soprintendenza per dei giunti tecnici alle parti murarie. Se il contenzioso non fosse stato risolto sarebbe stato rinviato al Comitato tecnico interministeriale sine die con probabile perdita del finanziamento. L’ingegner Tarsia promosse un incontro con il Soprintendente l’architetto Aldo Ceccarelli e me, che ero assessore ai Beni Culturali. Dopo cinque ore di discussione Pietro Tarsia suggerì una soluzione, che diventò un prototipo nei consolidamenti delle rocce e delle murature dei manufatti storici.

 

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