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Lungo la via della transumanza. Viaggio con i pastori dell’Alto Jonio (FOTO)

Lungo la via della transumanza. Viaggio con i pastori dell’Alto Jonio (FOTO)
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SONY DSCIl viaggio di Paese24 lungo la via della transumanza è iniziato dal monte Mostarico tra Trebisacce e Albidona. Abbiamo ripercorso l’antico tratturo che dalla masseria “Maristella”, lungo la fiumara Avena, saliva per Albidona, Alessandria del Carretto sino a sbucare a Terranova del Pollino e continuando per San Severino Lucano, in Basilicata. I fratelli Natale e Giuseppe Paladino, ci aspettano sotto Albidona con il gregge. Quaranta anni fa avrebbero proseguito verso il fresco del Pollino, oggi tra mille sacrifici si dibattono in una pastorizia di sussistenza. Hanno 40 e 36 anni, escono con gli animali alle prime luci dell’alba, tutti i giorni, in questo periodo caldo, e rientrano per la mungitura. «Ogni tanto scendiamo a Trebisacce a fare un po’ di spesa o quando c’è qualche festa», racconta il più giovane che ha assaporato anche il gusto dell’emigrazione al Nord, per due anni, finché la fabbrica dove lavorava a Brescia ha chiuso i battenti. E’ tornato nell’Alto Jonio, Peppe. E fa il pastore.

Il professore Giuseppe Rizzo, nostro compagno di viaggio ed esperto di cose contadine, si intrattiene con i ragazzi, parlando degli antichi strumenti della caseificazione, come u càcchivi di rame che Natale porta orgogliosamente sulle spalle. Gli permetterà di preparare un ottimo formaggio. Il collega e operatore Paride De Paola riprende tutto. Ne faremo anche un reportage video. Arriviamo nel paese di Albidona, c’è poca in gente in giro nel primo pomeriggio. Fa caldo. Ma il fresco lo troviamo in un piccolo ricovero di antica muratura dove il vaccaro Luigi Rago, classe 1935, trascorre buona parte del suo tempo a costruire oggettini in legno, come aratri, campanacci per animali, utensili, che in passato sono stati suoi compagni di vita. Anche Luigi è un figlio della transumanza, portava le vacche dei Chidichimo sul Pollino di questi tempi, ma in altri tempi.

SONY DSCSono tanti i tratturi della transumanza. Come un pettine collegavano le marine joniche alle montagne del Pollino. Percorsi paralleli che si inerpicavano su sentieri impervi. Noi continuiamo a seguire il tratturo di Mostarico sino a contrada Fontana della Pietra di Albidona. Antonella e Lucrezia ci dicono che il papà è salito in montagna con il gregge. Raggiungiamo Vincenzo Arvia che con l’anziano padre Domenico stanno riconducendo pecore e capre all’ovile, accompagnati dal suono della zampogna di Pasquale Grizzuti, appena ventenne ma già pratico dei suoni del Pollino. Le mucche invece d’estate restano fuori, al pascolo, nonostante il pericolo dei lupi. Arriviamo all’ovile (u ‘jazz) quasi al tramonto. Vincenzo procede alla mungitura. I sacrifici di queste persone sono infiniti, soprattutto per i più piccoli non è facile trascorrere le loro giornate lontani dal paese e dai loro coetanei. Ma al contempo sprigionano una serenità d’animo invidiabile. Intanto la piccola Antonella ci mostra orgogliosa due capretti nati da pochi giorni. Prima di ripartire, la signora Vincenzina ci offre un ottimo formaggio caprino.

Puntiamo su San Lorenzo Bellizzi, il comune più interno dell’Alto Jonio cosentino. Saliamo per Cerchiara sovrastata dal monte Sellaro, e man mano che la nostra troupe si avvicina alla catena del Pollino alle nostre spalle si spalanca lo spettacolo della Piana di Sibari, tanto bella quanto frustrata da uno sviluppo atteso da una vita. Nel piccolo centro montano ci attendono gli amici dell’associazione “I ragazzi di San Lorenzo Bellizzi”. Quest’anno riproporranno il percorso di tre giorni lungo i sentieri dei briganti, da San Severino Lucano a Civita. Brigantaggio e transumanza sono fenomeni che si intrecciano. Tra il 1860 e il 1864 numerosi pastori si sono imbattuti nelle bande di Antonio Franco, che aveva stretto con massari e vaccari un rapporto di amore-odio. Il nostro obiettivo è Timpa della Falconara, non prima di aver assaggiato l’acqua della Fonte San Pietro. Più saliamo e più la strada diventa sentiero sterrato, stretto, nel bosco.

SONY DSCOgni tanto, passiamo davanti a qualche masseria; dalla montagna si  sentono i campanacci degli animali e l’abbaiare dei cani pastore. Il profumo di timo si fa sempre più intenso. Siamo sulla via della transumanza. Sotto la Timpa della Falconara, la porta del Pollino, c’è una cappellina. Qui l’ultima domenica di luglio si festeggia Sant’Anna. In questo avamposto a 1300 metri d’altezza, l’Alto Jonio conosce i suoi confini.  La strada per scendere alla masseria della famiglia Armentano è una pista sterrata, ma la nostra panda 4X4 non demorde. La signora Maria ci accoglie con la piccola Domenica di 10 anni. La scuola è chiusa e lei passa le sue giornata nella masseria di montagna con mamma, papà, suo fratello Pietro e le sue sorelle Maria Giovanna di 20 anni e Rosellina di 14.

Sentiamo le loro voci in lontananza, stanno rientrando con il gregge. Anche loro hanno chiuso la scuola. In estate aiutano a portare avanti l’attività di famiglia. I loro visi coloriti al tramonto – lassù dove il Pollino regna incontrastato, tra la Timpa della Falconara e quella di San Lorenzo Bellizzi, terra di briganti dove le bande portavano le persone rapite –  nascondono la stanchezza e i loro sorrisi sinceri camuffano i sogni della loro età. Sono l’orgoglio di papà Angelo, sono spigliate nel parlare, studiano per poter, un giorno, dedicarsi ad altro. L’ovile si riempie di belati e la signora Maria inizia a mungere aspettando il marito e il figlio.

SONY DSCLa loro accoglienza denota valori oggi scomparsi, quali l’ospitalità, l’educazione, il rispetto e l’orgoglio per un lavoro sacrificoso. Anche loro fanno una piccola transumanza. Si trasferiscono in estate dalla masseria in contrada Maddalena a questa di Sant’Anna. E quest’anno il gregge è stato guidato proprio dalla signora Maria e dalle due figlie più grandi. Poco più giù, sulla via del ritorno, incontriamo papà Angelo. Ci fermiamo a salutarlo. Ha gli occhi lucidi quando lo ringraziamo per l’accoglienza ricevuta dalle sue donne di casa. Fare il pastore lassù è una missione. Strade impervie, centri abitati lontani, il problema dei lupi e la difficoltà di vendere la carne per la spietata concorrenza estera nei macelli. E per di più alcuni vincoli del Parco del Pollino che impediscono il pascolo in determinate zone, costringendo i pastori a peregrinare. Lasciamo la montagna che è già notte, da lontano brillano le luci di Terranova del Pollino, paese simbolo della transumanza. Attraversiamo il centro abitato di San Lorenzo Bellizzi, la piazza. Due bambine giocano a palla, e un giovane sulla panchina si gode le stelle. Ci dicono che è di Roma ma ha deciso di lasciare tutto e trasferirsi qui, ad un passo dal cielo. Abbiamo ancora un appuntamento.

SONY DSCAd attenderci c’è l’amico Lorenzo Zipparri, quarantenne, che ci accoglie nel suo piccolo ma pregevole caseificio. Produce formaggio e ricotta con le macchine, «ma il latte è sempre genuino» dice. Sotto c’è la stalla con circa 200 capi tra capre, pecore e qualche mucca. Lorenzo è uscito dal concetto di pastorizia di sussistenza e si ingegna per condurre l’attività al passo con i tempi. Ma le difficoltà sono sempre le stesse: la richiesta per la carne scarseggia, la lana non si vende ed è costretto a regalarla. L’unica risorsa dell’allevamento sembra essere il latte con i suoi derivati di qualità che regalano qualche soddisfazione economica. Lorenzo, come gli altri che si affannano in questo mestiere, non si sente tutelato. Eppure questa è un terra di pastori e di agricoltura. I pastori dell’Alto Jonio chiedono una politica forte da parte delle istituzioni per tutelare la loro attività a rischio estinzione. Intanto le porte degli ovili e delle stalle si chiudono. Domattina alle 4 inizia una nuova giornata in montagna. Mentre il mare Jonio rischia di cadere nelle mani dei petrolieri. (PUBBLICATO SU PAESE24 MAGAZINE DI LUGLIO 2013)

Vincenzo La Camera

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REPORTAGE TRANSUMANZA

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