Redazione Paese24.it

Da Amendolara parte l’appello per una “conversione ecologica”

Da Amendolara parte l’appello per una “conversione ecologica”
Diminuisci Risoluzione Aumenta Risoluzione Dimensioni testo Stampa

Durante l'incontro, blitz pacifico per la riapertura dell'ospedale di Trebisacce

Download PDF

INTRODUZIONE – Oggi siamo disperatamente alla ricerca di paladini dell’ambiente che ci esortano a rispettarlo. Applaudiamo Greta Thunberg, giovane attivista svedese di appena 16 anni, divenuta simbolo della lotta ai cambiamenti climatici; quando invece è Dio stesso che nell’affidare ad Adamo il Giardino dell’Eden lo invita a coltivarlo e custodirlo. Si è tenuta ad Amendolara, presso l’Agriturismo La Lista, domenica sera, una momento di informazione e formazione sulla 14^ Giornata per la Custodia del Creato, dal titolo “Quante sono le tue opere, Signore – Coltivare la biodiversità”. L’appuntamento, organizzato dal nuovo Ufficio diocesano per il Servizio allo Sviluppo Integrale, ha visto la partecipazione di alcuni esperti che, ognuno per il suo campo, hanno analizzato le problematiche legate alla biodiversità, oggi messa a serio rischio dall’ingordigia umana e per la quale serve una immediata “conversione ecologica”, fatta di azioni pratiche, come chiede lo stesso papa Francesco nell’enciclica “Laudato Si”.

CHI C’ERA – Hanno preso la parola, introdotti dal direttore dell’ufficio diocesano, Mimmo Graziano: don Antonio Panico, vicario della diocesi di Taranto, che ha relazionato sul tema. “Perché un credente deve interessarsi all’ambiente; poi è intervenuto il docente universitario dell’Unical, Giancarlo Statti, che ha fornito spunti sulle ricchezze della biodiversità in Calabria; Enrico Fontana di Legambiente si è soffermato, invece, sulla piaga delle ecomafie e sul riscatto ambientale che potrebbe fornire un nuovo modello di economia civile; la farmacista Giusi Longo ha relazionato sul valore terapeutico delle piante officinali in Calabria; mentre il giovane foggiano Giuseppe Savino ha illustrato il suo percorso verso un nuovo modello di agricoltura. Il maggiore dei Carabinieri Forestali di Cosenza, Angelo Roseti, ha illustrato a sua volta le attività di prevenzione e repressione dei reati ambientali. Le conclusioni sono state affidate al vescovo della diocesi di Cassano allo Jonio, don Francesco Savino.

Numerosa la partecipazione del pubblico in sala per un incontro che ha lasciato spunti interessanti. Ciò che è emerso con forza è la necessità di impegnarsi, ognuno nella sua quotidianità, per tutelare l’ambiente in cui si vive. Le campagne di sensibilizzazione, i movimenti, i convegni, servono a poco se poi non mettiamo in pratica piccole ma fondamentali regole che lo stesso Pontefice ci ricorda: dallo spegnere le luci inutili a ridurre il consumo di acqua. Dal cucinare quanto basta ad utilizzare maggiormente i mezzi pubblici o un’auto per più persone. Vivere con sobrietà, consumando poco: come ha ricordato don Antonio Panico. Le stesse imprese che producono devono pensare che è più facile e conveniente rispettare l’ambiente circostante che non spendere, dopo, capitali per poterlo bonificare dal loro stesso inquinamento.

IL RUOLO DEL CRISTIANO – Ecco che la Chiesa scende in campo, o per meglio dire, torna a parlare di una problematica ambientale che è stata sempre a cuore a numerosi suoi figli. Uno su tutti San Francesco d’Assisi che ha vissuto in simbiosi con la natura e che ha richiamato al Papa l’enciclica Laudato Si. Il cristiano deve perciò avvicinarsi ad una vera vocazione per la custodia del creato. In Sila, ad esempio, come ha ricordato il professor Statti, ci sono 946 specie vegetali, di cui 13 esclusive dell’altopiano calabrese. Ecco che la biodiversità deve diventare una risorsa.

LA SPERANZA – Puntare decisi sulla natura, sull’ambiente e sulle relazioni umane, come ha fatto Giuseppe Savino che ha creato una community di giovani che si occupano di mettere in rete gli agricoltori del territorio: li fanno incontrare tra di loro, analizzandone i bisogni e li fanno conoscere ai ristoratori e a chi fa turismo, affinché i loro prodotti agricoli possano trovare i giusti canali di commercializzazione. Enrico Fontana di Legambiente ha toccato il tasto dolente delle ecomafie: 319 comuni sono interessati dal fenomeno e presentano zone inquinate. Ma ha pure parlato della speranza che può arrivare da questa sorta di economia civile che persegue il bene comune attraverso i principi di reciprocità e rispetto delle generazioni future. Fontana ha portato l’esempio della comunità energetica che sta nascendo nella zona di Pinerolo, in Piemonte, dove oltre 20 comuni si sono messi assieme per produrre energia da fonti rinnovabili.

LA PROTESTA – Nel mezzo dell’incontro diocesano, si è registrato un blitz civile e dignitoso da parte di un gruppo di cittadini che in queste ore si sta formando, raccogliendo numerose adesioni, per riaccendere i riflettori sul dramma dell’assenza di un ospedale nella zona dell’Alto Jonio. Alcuni cittadini sono entrati in sala con un striscione riportante la scritta “Riapriamo l’ospedale di Trebisacce”, esponendo i propri diritti e invocando l’appoggio della Chiesa nella persona del vescovo Savino. Non ci può essere tutela del creato se non si garantisce prima un’adeguata assistenza sanitaria al cittadino.

LE CONCLUSIONI DEL VESCOVO – Don Francesco ha suddiviso il suo intervento in due parti. La prima, non prevista, è stata la risposta ai manifestanti pro-ospedale. Il vescovo ha rimarcato come il diritto alla salute in questi territori non è affatto custodito ed ha invitato i politici a non giocare sulla pelle dei cittadini. Monsignor Savino, che ha parlato anche da delegato della Commissione di Pastorale della Salute in Calabria, ha sottolineato l’importanza di trovare un equilibrio tra sanità pubblica e privata attraverso il principio della legalità, puntando dunque a quelli che sono i reali bisogni del cittadino/paziente. «Serve una riorganizzazione della sanità in Calabria – ha sottolineato il vescovo -. Ospedali di eccellenza affiancati ad ospedali territoriali». In merito, invece, al tema della giornata, Sua Eccellenza ha parlato di un’educazione alla biodiversità che deve condurci ad un radicale cambiamento dei nostri stili di vita. La custodia del creato passa attraverso la consapevolezza che il creato è reale, tangibile e ci circonda. E’ vero che è nostro dovere coltivare la terra, ma anche vero che è nostro dovere non deturparla per fini commerciali. Il vescovo ha concluso anticipando e rilanciando l’appuntamento del 14 maggio 2020, quando Papa Francesco proporrà, in Vaticano, ad istituzioni e studenti un patto educativo per l’ambiente e il clima.

Vincenzo La Camera

Share Button

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *