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“Sperare contro ogni speranza”. L’augurio del vescovo Savino per Natale

“Sperare contro ogni speranza”. L’augurio del vescovo Savino per Natale
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A Betlemme si è spalancata per tutti la porta della speranza, soprattutto per quelli che hanno perso i sogni. Portiamo ai piedi di un neonato quello che siamo, le nostre ferite non guarite, i nostri sogni

“Sperare contro ogni speranza”. E’ un inno a non arrendersi,  a rialzarsi quando si cade e si sbaglia, a mettersi sempre in cammino con stupore e meraviglia, a trasformare l’utopia in realtà, la catechesi che monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Ionio (nella foto di don Nicola De Luca), ha tenuto, nei giorni scorsi, in tempo di Avvento e preparazione al Natale, nella parrocchia “Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria” di Trebisacce, per laici e sacerdoti della vicaria dell’Alto Jonio. Un incontro dal carattere dinamico ma riflessivo in cui le parole del presule hanno fatto da corollario alla preghiera, al canto, all’ascolto, alla musica. «Il tempo dell’Avvento è speranza – ha affermato don Francesco – perché colloca l’esistenza del cristiano tra il “già” (la Nascita di Gesù) e il “non ancora” (inteso come la morte personale o la fine di tutto). La speranza cristiana è che la morte non abbia l’ultima parola; è dunque, speranza nella resurrezione e nella vita eterna».

E’ un percorso quello proposto dal vescovo ai presenti, che parte da una domanda: «Ma si può sperare in un tempo così complesso e assurdo?», riprendendo una canzone di Gianmaria Testa: “In questo povero tempo nostro?”. E ancora, «si può sperare nel contesto occidentale, caratterizzato da crisi, precarietà ed imprevedibilità? In questo tempo dell’individualismo e delle paure?» aggiungendo, a tal proposito, che «qualcuno sta facendo della paura la propria industria politica».

«La speranza è incentrata sul noi e appartiene al mondo della fede, contro disperazione, accidia, indifferenza e rassegnazione. E’ responsabilità, coraggio, amore senza pretese. Sperare significa amare il mondo ma senza restarne inglobati». «E’ tempo di audacia – ha detto a gran voce don Francesco. Le chiese non sono cimiteri. Non devono essere – come al contrario sosteneva Nietzsche – i sepolcri di Dio».

E’ una catechesi che, in poco più di un’ora, dà tanti spunti di riflessione servendosi anche della musica, con la celebre canzone “Il peso del coraggio”, interpretata da Fiorella Mannoia, e della letteratura con il diario di Etty Hillesum, scrittrice olandese di origine ebraica, vittima dell’Olocausto, che ad Auschwitz riesce a riscoprire il senso più autentico della vita, e il poeta e saggista francese Charles Péguy secondo cui «la speranza è una bambina che va ancora a scuola; che vede quello che sarà e ama quello che sarà». Non manca poi uno sguardo a Papa Francesco con la proiezione di un video del Servizio Orientamento Giovani (Frati Minori di Assisi) in cui il Pontefice, con la sua voce, esorta a «vivere, amare, sognare e credere». «Spera. Sempre spera, non arrenderti alla notte».

Federica Grisolia

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