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Montegiordano. Storie di quotidiani disagi nella sanità

Montegiordano. Storie di quotidiani disagi nella sanità
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– Riceviamo e pubblichiamo – 

Egr. Direttore,

Premetto che il mio sfogo nasce dalla profonda amarezza per l’ennesima constatazione di ingiustizia sociale. La mia insoddisfazione nasce da un piccolo paese dell’Alto Jonio, Montegiordano, ma è l’eco del disagio di tanti che vivono in questo territorio. Denuncio una realtà sanitaria di provincia fatiscente, incapace di attendere alle richieste primarie dei cittadini, stanchi di vivere all’ombra della sanità regionale.

I medici di continuità assistenziale (ex guardie mediche, ndr) sono costretti a lavorare in condizioni di assoluta preistoricità, dove le prestazioni informatizzate sono una utopia. Basti pensare che per redigere una certificazione di malattia sarebbe sufficiente essere dotati di un PC e poter accedere ad internet e non ricorrere ai proverbiali piccioni viaggiatori.

Io vivo a Bologna dove lavoro a scuola, ma torno non di rado a Montegiordano, mio paese di origine. Avendo la necessità di inviare alla mia scuola un certificato medico che giustificasse la mia assenza per malattia, mi sono recata in Guardia Medica ma, con mio stupore, mi sono sentita rispondere che il certificato elettronico non era possibile inviarlo, come da normativa, sia all’Inps che alla scuola, per assenza di strumentazione informatica. Di conseguenza, sconsolata, ho dovuto provvedere in altro modo, sommando ai disagi anche fastidiose perdite di tempo.

Non so arrendermi al fatto che per vivere degnamente si debba emigrare, perché nascere qui significa essere cittadini di serie B. Eppure siamo tutti italiani fatti di carne ed ossa, soggetti come tutti  ad ammalarci, accomunati dallo stesso amore per il nostro paese ”Italia” e chiamati in egual misura a contribuire all’economia nazionale. Non so arrendermi al fatto che al Nord la sanità sia un’eccellenza e qui si muore per mancanza di soccorso perché l’ospedale più vicino si trova a 80 Km. So benissimo che la mia voce cadrà nel nulla ma non smetterò di gridare la mia tristezza e delusione per l’indifferenza e la consapevole superficialità di chi ci governa.

Carmela Buongiorno

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