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Accoglienza ucraini. Alto Jonio disponibile. Ma niente improvvisazioni

Accoglienza ucraini. Alto Jonio disponibile. Ma niente improvvisazioni
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Diversi comuni dell’Alto Jonio in queste ore hanno dato la propria disponibilità ad accogliere i profughi ucraini che scappano dalla guerra. Anche se i tempi non sembrano essere proprio immediati. Infatti al momento non si parla di emergenza visti anche i numeri che ci parlano di circa 10.000 profughi ucraini giunti in Italia, destinati sicuramente ad aumentare in maniera importante. Nel frattempo la macchina della solidarietà è partita pressoché ovunque per raccogliere beni di prima necessità da spedire direttamente in Ucraina per la maggioranza delle persone che non lascia la propria terra. Per l’accoglienza dei fratelli ucraini, invece, la procedura non è semplicissima, se si vogliono fare le cose per bene, come raccomanda anche il vescovo della Diocesi di Cassano, Francesco Savino. Innanzitutto non bisogna dimenticare il fattore pandemia: appena il 30% della popolazione ucraina ha ricevuto due dosi di vaccino.

Ecco perchè l’accoglienza prevede in primis un’azione di profilassi con tamponi, vaccini e quarantene. Anche se le autorità prevedono che sarà alquanto complicato convincere gli ucraini a vaccinarsi. In secundis sarà necessario mappare le strutture adatte ad ospitare queste persone, soprattutto donne, anziani e bambini, tenendo conto che gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare il Paese pronti per essere arruolati. Tanti si ricongiungeranno a parenti che si trovano già in Italia per lavoro (al momento in Italia ci sono circa 250.000 ucraini residenti, in netta maggioranza donne) ed altri saranno ospitati in Centri di Accoglienza più o meno con lo stesso modus operandi adottato per i migranti: vitto, alloggio e pocket money di 2.50 euro. Per altri ancora si cerca la disponibilità di strutture disponibili come case canoniche, appartamenti messi a disposizione delle famiglie, case di proprietà dei comuni; ma anche alberghi e altre strutture ricettive.

Intanto sino al 31 marzo i profughi dovranno esibire un certificato di tampone negativo per gli spostamenti in Italia. Si sta formando in questi giorni una rete tra Viminale, Asp locali, Diocesi, Prefetture, Questure, Comuni, associazioni per predisporre un vero piano di accoglienza con la consapevolezza, si speri, che si proceda con spirito di solidarietà e molta organizzazione. Ad oggi – come riporta anche il Sole 24 Ore – la gente che scappa dall’Ucraina può soggiornare liberamente in Italia per 90 giorni, passati i quali, senza la direttiva europea, per restare dovrebbero presentare richiesta di permesso di soggiorno o di protezione. Il decreto del Viminale del 3 marzo – sempre la testata economica milanese – stanzia 91,4 milioni di euro per il 2022 e 44,9 milioni l’anno per il 2023 e per il 2024 per far fronte alle eccezionali esigenze di accoglienza dei cittadini ucraini che si cercherà di inserire sia in un contesto lavorativo che scolare.

Vincenzo La Camera

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