“La custode dei sogni” al Salone del Libro di Torino con Aletti Editore
di Federica Grisolia
Ambientato in un piccolo paese segnato dal tempo e dalla memoria, “La custode dei sogni” di Loredana Scifo racconta l’intreccio di vite femminili e maschili attraversate da perdite, scelte mancate e desideri rimasti in sospeso. Il romanzo – pubblicato nella collana “I Diamanti della Narrativa” dell’Aletti editore e disponibile nella versione e-book – intreccia, in maniera intensa e delicata, passato e presente, dolore e rinascita, amore e ricerca di sé. «Il titolo – racconta l’autrice, avvocata ed insegnante nata a Catania, ma cresciuta nella vicina città di Siracusa – nasce dall’immagine di una donna che smette di archiviare i propri desideri in fondo ai cassetti e impara, lentamente, a vegliare sui suoi sogni con la stessa cura che per anni ha riservato a quelli degli altri». Per l’autrice, la disciplina poetica ha agito come un metronomo interno, influenzando il ritmo delle frasi, la costruzione delle immagini e il modo di scolpire i silenzi. «Molti passaggi narrativi sono nati come se fossero versi sciolti travestiti da prosa, poi ricondotti dentro una struttura romanzesca più ampia e coesa».
Il romanzo racconta una femminilità complessa che attraversa le generazioni e rifiuta ruoli imposti per restare fedele a sé stessa, in una Sicilia insieme accogliente e oppressiva. «È una femminilità che non vuole più limitarsi a sopravvivere dentro ruoli stretti, ma prova a trasformare il dolore in consapevolezza e in libertà interiore: donne che inciampano, cadono, si rialzano e imparano, passo dopo passo, a non relegare i propri sogni in fondo alla lista delle priorità». I sogni diventano, così, un luogo simbolico e necessario: uno spazio in cui passato e presente dialogano, chiedendo conto delle scelte non fatte, delle parole taciute, dei desideri rimasti in attesa. Sono memoria e possibilità, paure e slanci. «Per Iris e per le altre protagoniste, custodire i sogni significa osare una rinascita dopo la perdita, attraversare il senso di colpa, nominare il proprio desiderio e permettere all’amore di continuare a generare senso anche dentro le crepe». Custodire i sogni, in fondo, significa decidere di non archiviare più la parte più viva e vulnerabile di sé. «In questo modo la memoria non è nostalgia, ma un luogo di responsabilità e di scelta, uno spazio in cui decidere se restare fedeli al copione ereditato o, a volte dolorosamente, tradirlo per sopravvivere».
«La custode dei sogni – scrive, nella Prefazione, Maura Morrone – è un libro-luogo che si abita, come una casa fatta di parole e di silenzi custoditi in carezze che odorano di erba fresca». A ogni incontro, a ogni lettura, si apre una stanza nuova: ogni lettore vi aggiunge un dettaglio, un ricordo, una risonanza personale. «Fin dall’inizio – confessa l’autrice – ho sentito il bisogno di costruire non solo una trama, ma una casa narrativa in cui lettori e personaggi potessero sostare, riconoscersi, respirare. Prima ancora che il libro esistesse fisicamente, abitavo già quegli spazi».
L’opera “La custode dei sogni” sarà presentata negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «La Fiera – afferma Loredana Scifo – è, per me, un grande laboratorio di relazioni e di futuro: uno spazio in cui la letteratura esce dalla solitudine della scrivania e diventa dialogo vivo, scambio, promessa di altre storie». Attraverso personaggi fragili e autentici, il romanzo propone una riflessione: amare e prendersi cura non significa solo restare, ma talvolta è necessario cambiare strada per custodire i propri sogni e ritrovare una libertà interiore più vera. «Vorrei che il lettore, donna o uomo, arrivato all’ultima pagina avesse il coraggio di chiedersi quale sogno ha archiviato per non deludere nessuno e quale piccola scelta può compiere, già domani, per rimetterlo al centro della propria vita».

“Non è mai un dovere verso gli altri a salvarci, ma la fedeltà ai nostri sogni più profondi” è il messaggio che pulsa sotto ogni riga del romanzo: la distinzione netta tra subire un destino e disegnare il proprio orizzonte.
Il romanzo ci insegna che la felicità non è un caso, ma un atto di volontà, una fiammella che va alimentata con cura anche quando la notte sembra farsi troppo densa.
Nel racconto di 4 generazioni tra passato e presente, l’amore emerge non come un limite o un sacrificio, ma come una porta aperta. Per Iris, e per tutte le donne che l’hanno preceduta, capire che l’amore non deve imprigionare ma liberare è la chiave di volta per ritrovare la propria identità.
”La custode dei sogni” è, in definitiva, un inno alla verità del cuore. Ci ricorda che, se abbiamo il coraggio di rallentare e guardare dentro le nostre ferite, troveremo proprio lì la forza per ricominciare a camminare nella direzione che noi stessi abbiamo scelto e non in quella che ci è stata assegnata dal caso o dal dovere.
Un libro che rimane dentro, come un profumo che non svanisce, capace di ricordare a ogni lettore che non è mai troppo tardi per diventare i custodi della propria felicità.