“Espero”. Nei versi il coraggio di illuminare l’esistenza
di Federica Grisolia
La parola scritta come bussola, il verso come strumento di scavo. In “Espero”, l’opera di Domenica Micalizzi che arricchisce la collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore, la poesia smette di essere semplice esercizio stilistico per farsi missione. «Espero è la stella della sera e dell’alba – racconta l’autrice di Catania, che ha dedicato la sua vita all’insegnamento di latino e greco – un ideale movimento dell’acqua dove Ofelia galleggiò stesa sui lunghi veli mentre mormora una romanza alla brezza della sera. Rimbaud e le emozioni profonde che mi ha suscitato, di fronte alla fanciulla che visse come le farfalle, una sola notte, hanno dato un senso a questo titolo». Nella sua Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore, definisce Domenica Micalizzi «un’archeologa dei sentimenti, che cataloga per mettere ordine e acquisire una nuova consapevolezza del giorno da attraversare». L’atto poetico richiede un coraggio profondo: quello di addentrarsi nelle zone d’ombra dell’esistenza per illuminarle con la luce della creazione. La raccolta si configura come un ponte tra epoche, dove l’autrice riporta alla superficie le sonorità e la spiritualità dei lirici greci. Da Saffo ad Alcmane – con richiami alle atmosfere del suo celebre Notturno – fino a Mimnermo, la poetessa dialoga con i giganti del canto ellenico per esplorare l’eterna fragilità della condizione umana.
Figura centrale dell’opera è Espero, l’astro della sera che tende le mani all’umanità. «Il poeta proietta la sua luce anche al buio e la diffonde sulle parole che così cominciano a brillare per sempre». Ispirandosi al celebre monito oraziano “Dum loquimur, fugerit invida aetas – Mentre parliamo il tempo è già in fuga, come se provasse invidia di noi”, l’autrice riflette sulla natura effimera del tempo. Se il Carpe Diem originale esortava a cogliere l’attimo per non perderlo, la poetica della Micalizzi suggerisce un approccio che nobilita la fragilità umana: siamo esseri fatti di tempo, ma possediamo una scintilla (l’anima) che abita fuori dalle sue leggi. La sua è una poesia della memoria che rifiuta le fratture cronologiche per costruire una continuità ideale tra passato, presente e futuro. «In questa continuità, si lascia “eredità d’affetti”, si costruisce il futuro, si spera che Andromeda sia liberata e che nessuno venga incatenato, si auspicano ritmi diversi, si ascoltano le clarisse che, da un’inferriata, elevano canti d’amore e di pace». La silloge diventa, così, un invito a riconoscere la bellezza che risplende nel buio, unendo il rigore della storia alla forza dirompente del sentimento.
“Espero”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Per me vuol dire molto ed è un traguardo insperato – commenta la poetessa -, la luce oltre l’oceano che spero sia foriero di altre luci che brilleranno per sempre».

