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Castrovillari. “Polemos”. Ex detenuto torna in carcere con il suo spettacolo teatrale

Castrovillari. “Polemos”. Ex detenuto torna in carcere con il suo spettacolo teatrale
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Il 5 maggio 2026 presso la Casa Circondariale ‘Rosetta Sisca’ di Castrovillari andrà in scena Polemos – Lessico di guerra, spettacolo teatrale di e con Giovanni Cukon, per la regia di Casimiro Gatto. La scelta del direttore Giuseppe Carrà e dell’area trattamentale della Casa Circondariale di ospitare all’interno dell’istituto penitenziario lo spettacolo scritto e interpretato da un ex detenuto, che ha svolto il suo percorso riabilitativo a Castrovillari, è una scelta significativa e importante, si legge in una nota. Questo spettacolo che è frutto del laboratorio teatrale tenuto in carcere da Aprustum negli anni passati, nasce dall’incontro degli operatori con alcuni detenuti che hanno sviluppato una vera passione per il teatro. Giovanni è l’esempio migliore di un percorso riabilitativo di successo. Una volta scontata la pena, ha continuato a fare teatro con l’associazione e dalla sua storia personale è nato Polemos. La messinscena del 5 maggio assume quindi un significato ulteriore. Portare questo spettacolo in un luogo dove il tema delle scelte, delle conseguenze e della responsabilità di ognuno viene vissuto quotidianamente, assume un valore diretto e concreto.

TRAMA – Un pugno allo stomaco, un racconto disturbante e necessario, nato da un’esperienza di vita vissuta, che rifugge da ogni consolazione. Polemos – Lessico di guerra attraversa i conflitti senza filtri, senza retorica e senza assoluzioni, restituendone tutta la complessità e l’ambivalenza. Dalla guerra dei Balcani degli anni novanta fino agli scenari mediorientali, il monologo segue la traiettoria di un uomo che da bambino subisce e impara cos’è la guerra, da adulto la sceglie e infine ne porta il peso, in un percorso che mette a confronto responsabilità, perdita e limite. Lo spettacolo non si limita a denunciare la violenza, la espone. Non si rifugia nell’idea astratta di pace, ma affronta il nodo più difficile: quella volontà di potenza e quel ‘terribile amore per la guerra’ che attraversano ogni tempo. In scena, una drammaturgia essenziale e incisiva costruisce un dispositivo immersivo che chiama lo spettatore a guardare senza mediazioni, senza vie di fuga, senza consolazioni.

 

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