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Trebisacce. La luce di Santa Rita nelle ombre del nostro tempo

Trebisacce. La luce di Santa Rita nelle ombre del nostro tempo
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di Pino La Rocca – In un mondo lacerato da guerre, tensioni e incertezze, i devoti di Santa Rita da Cascia riuniti in preghiera nella Parrocchia “Cuore Immacolato della B.V.M.” di Trebisacce anche quest’anno hanno rinnovato la propria devozione alla santa  considerata autentica bussola di speranza che incarna i valori del perdono, della riconciliazione e della pace. E così, in occasione del 22 maggio, Festa di Santa Rita, il forte legame spirituale che accomuna i devoti della Santa di Cascia è stato espresso attraverso la preghiera e la condivisione unendo, in un mondo che oggi sembra seguire logiche che vanno in senso contrario, tutti i devoti della “Santa dei casi impossibili” in un messaggio di speranza, di perdono e di pace.

La festa di Santa Rita da Cascia in realtà, sia a Trebisacce che in tutto il mondo, non è soltanto una tradizione religiosa che si ripete ogni anno ma è il bisogno umano di affidare dolori, attese e desideri a una figura percepita come vicina alle ferite della vita. Santa Rita, come ha ricordato il Parroco Don Pasquale Zipparri nella sua omelia, continua infatti a parlare ai fedeli perché la sua storia non è fatta di trionfi facili, ma di pazienza, di perdono e di perseveranza e in realtà chi rinnova la devozione verso di lei non cerca miracoli spettacolari, ma la forza di attraversare situazioni complicate come famiglie divise, malattie, solitudine, precarietà lavorativa e conflitti interiori. Per questo le sue celebrazioni nelle Parrocchie diventano anche momenti di comunione autentica in cui le persone si riconoscono fragili ma mai senza speranza.

Il rinnovarsi della devozione mostra inoltre come la fede popolare abbia ancora una grande capacità di creare legami e le novene, le processioni, le statuine della Santa, le rose benedette e le preghiere condivise riportano molti fedeli a sentirsi parte di una grande comunità. E la devozione verso la Santa che nella sua vita ha attraversato ogni forma di dolore umano senza cedere mai all’odio, grazie all’apprezzabile impegno dell’omonimo Gruppo di Preghiera fondato e guidato dalla signora Irma Lauria, cresce di anno in anno tanto che, sia nel corso della rievocazione del “transito” celebrato la sera della vigilia della Festa, sia nel corso della solenne liturgia e della processione che ha concluso le celebrazioni in suo onore, la Chiesa brulicava di devoti, grandi e piccoli, provenienti dalle altre parrocchie e realtà associative della città e da numerose comunità parrocchiali provenienti da diversi paesi del circondario per fare comunità e per pregare tutti insieme per la pace nel mondo. Una dozzina i gruppi di preghiera, le parrocchie e le associazioni che, dando vita ad altrettante fiaccolate, si sono ritrovate, insieme ai propri Parroci, nella Chiesa “Cuore Immacolato della B.V.M.” per fare comunità nella rievocazione del “transito” di Santa Rita, per far benedire le statuine della Santa e partecipare, alla fine della santa Messa, al vero e proprio assalto alla conquista delle rose rosse che, secondo quanto si legge nella biografia della Santa, sono sbocciate per miracolo dalla neve e sono il simbolo della speranza che ha sempre accompagnato Santa Rita anche nelle situazioni più difficili e dolorose della sua vita.

Nella sua vita la “Santa dei casi disperati” ha infatti esaltato la riconciliazione come autentica rivoluzione perdonando gli assassini del marito e spezzando così, come si legge nella biografia della Santa, la catena della violenza e della vendetta, nella certezza che alla fine il bene vince sempre sul male. “Quello di Santa Rita – ha ricordato tra l’altro Don Pasquale Zipparri nel corso della solenne liturgia che ha concluso i riti religiosi – è un messaggio universale che attraversa il tempo e lo spazio e ricorda a ciascuno di noi che la pace non è un’utopia astratta, ma una scelta collettiva ma anche individuale, che impone a ciascuno di noi di disarmare i cuori e di operare sempre per costruire la pace nei nostri ambienti familiari e sociali”.

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