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Quaresima di speranza. Vescovo Savino invita le parrocchie alla resilienza

Quaresima di speranza. Vescovo Savino invita le parrocchie alla resilienza
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Accogliere la vita sempre; superare le divisioni e gli egoismi; disinnescare il risentimento del potere; parrocchie resilienti. Sono i «sentieri di risurrezione» indicati dal vescovo della diocesi di Cassano all’Ionio, monsignor Francesco Savino, in occasione del cammino di Quaresima verso la Pasqua. Il presule parla di una Chiesa che sia «fattore di cambiamento e luogo effusivo di speranza se collega le persone e le generazioni, non per chiuderle nel passato, ma per dare nutrimento al pensiero e all’iniziativa. Si ha sradicamento – dice monsignor Savino – ogni qual volta i legami sociali vengano violati».

Il vescovo torna, dunque, (lo aveva già fatto in occasione del Natale), sull’importanza di «coltivare la speranza, perché in grado di sorreggere il peso dei dolori degli uomini», sottolineando la necessità di «piccole risurrezioni quotidiane. Passione, morte e risurrezione di Gesù – scrive monsignor Savino nella sua lettera pastorale – nei sacramenti ci attraversano. L’amicizia ci aiuta a tenerne viva la coscienza e a dare forma concreta all’offerta di energie, tempo, intelligenza. Con una parola importante: all’amore. Molte “piccole risurrezioni quotidiane”, se colte come tali, integrano la nostra vita e la potenziano, dal momento che coincidono con l’avanzare della vita di Cristo in noi».

Ciò che bisogna superare – secondo il presule – sono faziosità e protagonismi, che «fanno perdere di vista l’essenziale dell’annuncio cristiano, così come il risentimento del potere, poiché genera risentimento che avvelena le nostre comunità e le fa ammalare di fatalismo e rassegnazione». Ma ciò su cui si sofferma il vescovo è anche il concetto di «parrocchie resilienti». «La resilienza – afferma – è una caratteristica originaria delle comunità cristiane. Le parrocchie resilienti saranno fatte di uomini e di donne che sanno sprigionare nel quotidiano risorse che hanno ricevuto nel Battesimo, che sanno stare in piedi con dignità davanti alle avversità e ai fallimenti umani, studiando e promuovendo spazi culturali in cui conciliare competenze e grazia». Anche per la Chiesa, dunque, resilienza come capacità di far fronte in maniera positiva alle difficoltà senza alienare la propria identità.

Infine, non poteva mancare un pensiero ai giovani, che don Francesco definisce «le frecce del futuro delle nostre comunità, le quali devono tendere l’arco della gratuità e della passione educativa, perché le frecce arrivino il più lontano possibile e sfuggano alle forze nichiliste del mondo». «Cambiare dunque si può – conclude monsignor Savino – anzi si deve perché… è cambiando che si impara a sperare ed è sperando che si impara ad amare!».

Federica Grisolia

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