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Mangiare sano ai tempi del Covid. Viaggio tra Alto Jonio e Pollino a caccia di prodotti a Km Zero

Mangiare sano ai tempi del Covid. Viaggio tra Alto Jonio e Pollino a caccia di prodotti a Km Zero
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La difficoltà di reperire prodotti alimentari provenienti da altre parti del “Mondo”, dovuta al lungo periodo di emergenza per la pandemia da COVID-19, potrebbe favorire, in questo delicato momento, il consumo di alimenti nazionali. Tra questi “spiccano” i prodotti locali a km Zero, che si caratterizzano per la qualità e per gli ormai riconosciuti benefici sulla salute nonché per la riduzione dell’impatto ambientale generale. Il prezzo al consumo dei prodotti locali è inoltre generalmente più basso (almeno così dovrebbe essere, ndr) in quanto diminuiscono le spese di trasporto e i costi di intermediazione a vantaggio dei redditi dei nostri agricoltori. La pianura di Sibari e il Pollino, come del resto tutta la Calabria, sono ricchi di biodiversità, di prodotti agricoli locali e di vere eccellenze agroalimentari. Solo per citarne alcuni: pesche, agrumi (Arancio biondo tardivo di Trebisacce, Limone di Rocca Imperiale IGP, ecc.), olive e olio, ortaggi, carni bovine e ovine, carni suine (suino nero) e salumi, vini, ortaggi, fagioli borlotti cerosi, leguminose da granella (fagiolo poverello bianco De.Co., lenticchia di Mormanno, cece nostrano, ecc.), Aglio di Laino borgo De.Co., Cipolla bianca di CastrovillariLiquiriziaRiso di Sibari, i prodotti della filiera del latte e della carne (Caciocavallo, mozzarelle, Pecorinosalumi, ecc.), la filiera dei prodotti della segale, la filiera del pane (pane di Cerchiara, ecc.).

Analizzando la realtà Calabrese emerge però, che le popolazioni residenti consumano poco i prodotti locali, pur essendo consapevoli dell’ottima qualità degli stessi dovuta anche all’utilizzo di tecniche colturali a basso impatto ambientale. Non è più possibile, alla luce di una nuova e diffusa coscienza ambientalista, sacrificare il nostro benessere nutrizionale per soddisfare logiche di mercato che, per perseguire economie di scala, privilegiano la quantità a discapito della qualità e sistemi produttivi e commerciali a forte impatto ambientale. E’ necessario, però, educare i cittadini ad un simile consumo, ma, al tempo stesso, educare i produttori ad una vendita al giusto prezzo, soprattutto nella vendita al km0. Solo così, il tanto decantato incontro green tra domanda e offerta si potrà realizzare. Mai come in questo momento di pandemia da Covid-19, è opportuno quindi promuovere il consumo dei nostri prodotti, partendo proprio da quelli più vicini ad ognuno di noi. Un ruolo determinante per il rilancio del consumo dei prodotti locali può essere svolto dalle Istituzioni, a partire dalle Amministrazioni Comunali che sono più “vicine” ai cittadini e sono impegnate nell’azione di aiuto alle popolazioni più deboli. Il comparto produttivo della frutticoltura della pianura di Sibari, che si avvale del lavoro di migliaia di maestranze, riveste un ruolo molto importante per l’economia e lo sviluppo dell’intera Calabria. Il settore si caratterizza per la qualità della frutta prodotta nelle aziende agricole della Sibaritide specializzate, come è noto, nella produzione di pesche e agrumi, alle quali si affiancano i prodotti delle aziende viticole, olivicole e orticole sia della medesima Piana che dell’area del Pollino. La maggior parte delle Aziende infatti adotta sistemi produttivi a basso impatto ambientale soprattutto nel controllo dei parassiti, che offrono garanzia di sicurezza e igiene oltre ad eccezionali proprietà organolettiche. Questo grazie anche ai servizi sul territorio erogati dall’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC), che da oltre venti anni, tramite i propri tecnici, fornisce assistenza tecnica diretta e formazione agli operatori agricoli.

Non a caso la frutta di un territorio come la pianura di Sibari, caratterizzato da un grande patrimonio archeologico della Magna Grecia (l’antica Sibari), è molto richiesta dai consumatori e quindi esportata nei più esigenti Paesi Europei. Nel territorio del Parco Nazionale del Pollino, nella Valle dei fiumi Lao-Battendiero-Mercure vengono coltivati adottando sistemi a basso impatto ambientale una serie di prodotti orticoli: fagioli borlotti (foto qui sopra, “fagiolo ceroso”), pomodori, peperoni, zucchine, insalate, Fagiolo Poverello bianco, aglio di Laino borgo, ecc.. Il Territorio è ricco inoltre di peculiarità naturalistiche, architettoniche, paesaggistiche e archeologiche, come: il Fiume Lao famoso per il rafting, la Grotta del Romito dell’Era del Paleolitico, l’antica Città Greca di Laos distrutta da un forte terremoto nel II secolo A.C., di recente scoperta nel comune di Laino Borgo. Tra i prodotti di qualità, valorizzati e rilanciati dall’ARSAC, comunque coltivati con tecniche a basso impatto ambientale, si evidenziano le leguminose da granella (fagioli, lenticchie, ceci, ecc.) che hanno un grande valore ambientale in quanto rilasciano nel terreno, a disposizione delle colture in successione, l’azoto atmosferico fissato nelle loro radici dai batteri del genere Rhizobium. Per questo motivo, nelle rotazioni colturali, la coltivazione delle leguminose è considerata miglioratrice delle condizioni del terreno. I fagioli in particolare, occupano un posto importante nella tradizione gastronomica della Calabria. Sono oltre 100 infatti gli ecotipi locali censiti dall’ARSAC, in collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’ENEA, in tutto il territorio regionale e successivamente caratterizzati per gli aspetti morfologici e genetici e per le loro potenzialità agronomiche. Alcune di queste leguminose da granella come il Fagiolo Poverello bianco e il Cece nostrano, coltivate nell’area del Pollino, sono già conosciuti ed apprezzati dai consumatori e hanno un interessante mercato di nicchia. Il Fagiolo Poverello bianco che di recente ha ottenuto la Denominazione Comunale (De.Co.) è un ecotipo locale di Phaseolus vulgaris L., caratterizzato per il seme grosso di forma ovale, di colore bianco privo di screziature, con bassa percentuale di tegumento e ridotto tempo di cottura, ha un elevato contenuto proteico pari a circa 26 % di sostanza secca e alti valori di proteine solforate. È coltivato in irriguo con l’acqua purissima del Pollino. Il Cece nostrano, l’ecotipo di Cicer arietinum L., per le caratteristiche morfologiche e fisiologiche della pianta è molto resistente alla siccità e non ha bisogno di molte cure colturali. In cucina è utilizzato in diversi modi: il piatto più famoso della zona è “lagani e ciciri” (tagliolini con ceci), particolarmente apprezzato alla festività di San Giuseppe (il 19 marzo). La Cipolla bianca di Castrovillari è un ecotipo locale di Allium cepa L., presenta livelli molto variabili di acido piruvico (sostanza indice della pungenza) oscillanti tra 2,5 e 10,5 µmol per grammo di peso fresco. Questo ecotipo di cipolla sta assumendo un ruolo identitario non solo per la citta di Castrovillari ma per l’intero territorio.

Nell’Alto Ionio Cosentino spiccano le qualità dell’Arancio biondo di Trebisacce (foto copertina), varietà della specie Citrus sinensis L., con i frutti a polpa dolce con pochi semi che maturano dal mese di aprile  al mese di luglio e il Limone di Rocca Imperiale IGP, varietà della specie Citrus limon L., con frutti caratterizzati da un alto contenuto in limonene, una acidità variabile dal 4 al 7% e una resa in succo generalmente superiore al 25%, oltre a preziose essenze naturali di oli essenziali di particolare aroma. In conclusione, la maggiore presenza, sugli scaffali dei punti vendita, dei nostri prodotti di qualità, durante questo periodo di lockdown da COVID-19, offrirebbe una opportunità di “riscoperta” e “visibilità” del grande patrimonio di prodotti agroalimentari calabresi, ma anche un ulteriore banco di prova. Ciò dovrebbe stimolare i produttori, le associazioni di categoria e le amministrazioni locali ad avviare nuove azioni di valorizzazione e di sostegno delle tipicità sia in ambito locale che nazionale ed internazionale, in sinergia con l’iniziativa della Regione Calabria che, attraverso l’Assessore all’Agricoltura, si è già attivata per un protocollo d’intesa con la grande distribuzione organizzata al fine di aumentare la quantità dei prodotti Calabresi sugli scaffali dei supermercati.

Luigi Gallo

Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC) – Ce.D.A. n.2 Castrovillari (CS)

 

 

 

 

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