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Madonna del Castello a Castrovillari. «In quest’oro pianti e speranze!»

Madonna del Castello a Castrovillari. «In quest’oro pianti e speranze!»
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Sebbene non fosse gremito di fedeli a causa delle misure restrittive per la pandemia, quest’anno il Santuario non era deserto ma, nel rispetto delle distanze e rigorosamente con le mascherine, una parte della comunità questa mattina (venerdì 30 aprile), in occasione della festa della Madonna del Castello, patrona della città, ha potuto assistere alla Santa Messa dell’Incoronazione. L’effige della Vergine (nella nostra foto di repertorio) è stata adornata con l’oro votivo solitamente offerto e, sul capo, la posa della corona da parte del rettore, don Carmine De Bartolo. La celebrazione liturgica è, invece, stata officiata dal parroco, don Giovanni Maurello.

«Il Colle su cui sorge questo Santuario – ha detto il sacerdote durante la sua omelia – possiamo definirlo la “Gerusalemme” della nostra città. Che cosa dobbiamo chiedere alla Madonna, soprattutto in questo periodo così duro che stiamo vivendo? Dobbiamo cercare il Signore. Cercare la Sapienza. Maria è il modello di chi ascolta la Parola. Spesso ci manca la beatitudine dell’ascolto, che può essere coinvolgente solo se ci spogliamo del nostro “io”. Fate della Parola – ha concluso don Giovanni – il centro della vostra vita».

Dopo la messa, la cerimonia dell’Incoronazione. «In quest’oro – le parole del rettore, don Carmine – chissà quanti pianti, quante speranze, quante guarigioni!».

Anche quest’anno, considerata l’emergenza sanitaria in corso e le misure in vigore, il sindaco, Mimmo Lo Polito, ha deciso di esporre l’effige della Madonna del Castello sul balcone del Palazzo di Città, a nome di una comunità che si affida supplichevole alla protezione e alle intercessioni della Madre di Dio perché l’abbracci e accompagni in questo particolare tempo.

«E’ un’occasione – commenta il sidaco Lo Polito – per riflettere su una sfida che non ha consentito a nessuno di rimanere indifferente e per affermare, ancora, questa devozione che ha le sue fondamenta nella nostra storia e, soprattutto, in quella identità che ci connota con coscienza, ragione ed affezione».

Federica Grisolia

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