“Sotto la lente del tempo”. La poesia per fermare la corsa del mondo
di Federica Grisolia
Esce nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore, la nuova silloge di Aida Gangemi dal titolo “Sotto la lente del tempo”: un invito a fermare la corsa del mondo per riscoprire, attraverso la parola, la forza di orientare il proprio destino. L’autrice – insegnante, originaria di Palizzi Marina (Reggio Calabria) ma che vive a Moncalieri (Torino) – ha sentito l’urgenza di non essere più una spettatrice inerte dello scorrere dei giorni, ma di trasformarsi in una forza motrice capace di gonfiare le vele del proprio cammino. «Ho scelto questo titolo, perché il tempo, solitamente, è un flusso che ci scivola addosso cancellando ogni dettaglio. Metterlo “sotto la lente” è il mio tentativo di fermare ciò che corre per recuperare quei frammenti di esistenza che la distrazione disperde».
L’opera – suddivisa in due sezioni (I semi del fango e La sinfonia dell’essere) – è un invito a rivoluzionare il proprio modo di guardare la realtà: smettere di subire passivamente il corso degli eventi per iniziare a diventarne gli artefici. «E’ un libro che chiede di essere letto come una trasfigurazione – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore -, dalla ferita alla forma, dal fango all’azzurro». Nei versi si apre uno spazio intimo e quasi sacro, dove il caos della quotidianità trova un principio d’ordine e l’anima può accogliere il suo sollievo: «Quello che sentivo non era un vuoto, ma un pieno eccessivo: un rumore di fondo dove tutto accade insieme e nulla ha ancora un nome». Se in un primo momento scrivere ha restituito il senso di impotenza tipico di chi tenta di trattenere l’acqua tra le dita dinanzi a un tempo fuggevole, successivamente si è rivelato come un raggio di luce capace di fendere l’oscurità di una stanza affollata. «Quel pieno spingeva per uscire tutto insieme, ma la lente – confessa l’autrice – mi ha costretta alla pazienza dello sguardo. È in questa resistenza che la parola si è fatta argine: ha trasformato il rumore in voce e il disordine in testimonianza». Aida descrive la sua silloge come «un microscopio puntato sul cuore del quotidiano». Lontana dalla ricerca di eventi straordinari, la sua poetica indaga le risonanze che abitano il silenzio. I versi rappresentano un istante messo a fuoco con precisione per sottrarlo al frastuono del mondo, offrendo dignità e contorni nitidi anche alla bellezza discreta di un’ombra o all’incrinatura di una voce. «Ogni poesia è una lente per guardare le singole schegge del quotidiano e scoprire che ognuna, se osservata attentamente, riflette luce».
Per l’autrice la scrittura nasce da un bisogno improvviso, un’esigenza che si manifesta nei momenti più inaspettati, proprio quando la realtà accelera e il tumulto interiore bussa alla porta. A questa urgenza segue, poi, il rigoroso lavoro di revisione: l’applicazione della “lente”. «È artigianato, non ispirazione. E’ l’incontro tra un’urgenza vitale e il rigore necessario della disciplina». Rivendicando il diritto di soffermarsi su un dolore, su una fragilità o su piccoli gesti che normalmente sfuggono agli sguardi superficiali, l’autrice si rivolge al lettore: «Che tu possa fermarti per guardare con occhi nuovi un dettaglio della tua vita. Se accadrà, allora questo cammino avrà trovato il suo senso e il suo scopo. Il tempo non sarà più nemico, ma smetterà di scivolare tra le dita». L’opera è stata esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore. «Non lo considero un traguardo personale – conclude la poetessa – ma una lente gigante puntata su tutto ciò che trascuriamo. È la dimostrazione che, se abbiamo il coraggio di guardare davvero, la nostra storia merita di restare».
