“I Fiori del Bene – Parte III”. La luce che sorge dal silenzio
di Federica Grisolia
E’ un cammino lirico tra la fragilità dell’esistenza, il dolore della solitudine e l’ancora della fede, il cuore pulsante dell’opera “I Fiori del Bene – Parte III”, firmata da Francesco Mormino e pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. La raccolta, disponibile anche nella versione e-book, nasce dalla necessità interiore di tradurre in versi il mistero dell’esistenza, muovendosi con passo fermo e ostinato tra le ombre della sofferenza e gli squarci radiosi della spiritualità. «Sono profondamente credente e pertanto la fede in Dio è stata la mia forza – confessa l’autore che vive a Palermo – e, nonostante la malattia e la solitudine, assaporo quotidianamente il valore del dono della vita che va comunque difesa e vissuta in pienezza. Il Bene che vorrei trasmettere è proprio la fede in Dio che dà speranza». Mormino, da sempre appassionato cultore della grande tradizione letteraria e dedito alla poesia fin dalla sua giovinezza, firma una silloge che si offre al lettore priva di artifici retorici. Lo stile predilige una chiarezza espressiva immediata, a tratti narrativa, capace di stabilire un dialogo diretto e autentico con chi legge. «L’intera raccolta – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – si muove dentro questa tensione che ondeggia tra la caducità e il desiderio di infinito, tra il dolore e la speranza, tra il vuoto e la fede».
Al centro della poetica, i grandi interrogativi dell’essere umano: lo scorrere del tempo, il peso dell’isolamento vissuto come patimento dell’anima, ma anche la forza dirompente di un amore che guarisce e ferisce al tempo stesso. «La poesia trasforma l’effimero in eterno – afferma l’autore – sottraendo l’attimo al fluire del tempo. Attraverso i versi, un istante fragile viene cristallizzato e reso universale, permettendo al lettore di riviverlo e farlo proprio in ogni momento della vita».
Gran parte delle liriche ha preso forma nel silenzio delle ore serali. In questa dimensione, l’oscurità e il dolore non vengono intesi come un vicolo cieco, bensì come una condizione necessaria: «Il verso poetico si illumina, diventando il solo strumento in grado di far emergere la luce e la speranza». È proprio nel punto più profondo della solitudine – una condizione nata dall’inspiegabile indifferenza dei legami familiari, che ha segnato un crollo profondo nell’esistenza dell’autore, come lui stesso racconta – che il pensiero si è fatto verso, trovando la forza di rialzarsi. Ma le poesie di Mormino non cedono mai alla resa. Al contrario, l’intera opera – esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi Aletti Editore – si configura come una strenua e quotidiana difesa del valore sacro della vita, un dono da onorare e assaporare nella sua totale pienezza. Il nucleo centrale che l’autore desidera trasmettere è l’incrollabile fede in Dio, vissuta come sorgente inesauribile di speranza, come un varco di luce capace di squarciare le nebbie dell’indifferenza terrena. Come fiori tenaci che affondano le radici nella terra nuda ma protendono i propri petali verso l’infinito, le poesie di questa terza parte si aprono per offrire un cammino di rinascita: «La mia è un opera d’amore e di speranza nei sentimenti».
