Redazione Paese24.it

Rossano, la Regione chiude Bucita ed è emergenza rifiuti. Antoniotti: «Scelta assurda»

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Foto di repertorio

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Ancora emergenza rifiuti a Rossano e nei comuni limitrofi. La Regione ha infatti deciso di bloccare, sull’impianto di raccolta e trasferimento di Bucita, la raccolta della linea dell’umido e dell’indifferenziata, per  la morosità di diversi comuni che non sono in regola con i pagamenti della tassa di smaltimento. «Una scelta scellerata – ha affermato il sindaco di Rossano, Giuseppe Antoniotti, che rischia di mandare in fumo tutti gli sforzi dell’amministrazione comunale e gli entusiasmanti risultati raggiunti finora dopo l’avvio del nuovo programma di raccolta differenziata. In questo modo si umiliano le realtà virtuose e si mortificano città esemplari come Rossano. Che, nell’ultimo decennio, non solo si è presa in carico l’onere di ammortizzare le diverse emergenze, raccogliendo a Bucita gli scarti di mezza Regione, quanto ha provveduto, con solerzia, a ripianare il debito pregresso e maturato dal 2005 al 2013 e ad avviare un progetto di differenziazione dei rifiuti, in linea con le direttive nazionali ed europee, che sta dando risultati eccellenti».

«È davvero impensabile – ha proseguito il primo cittadino – che dopo tutti gli sforzi compiuti dalla nostra città e il conto pagato all’emergenza rifiuti in Calabria, soprattutto in termini ambientali, la nostra comunità debba continuare a subire le scelte contorte della burocrazia regionale. La stessa che, oggi, con criteri discutibili chiude le discariche per conferimenti di tutti i comuni morosi. Senza alcuna distinzione e senza valutare la concretezza dei debiti reali. Da ciò ne deriva che Rossano, dopo aver messo a disposizione della Regione il suo impianto e la sua discarica per circa dieci anni, e dopo che negli ultimi mesi l’amministrazione comunale ha fatto salti mortali per ripianare il debito con il Dipartimento Ambiente, maturato dal 2005 e fino al primo bimestre 2014, si ritrova ad avere lo stesso trattamento di realtà che hanno esposizioni debitorie maggiori».

 Pasqualino Bruno

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