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Fusione piccoli Comuni. La rabbia del sindaco di Nocara. Ma cosa si fa davvero per resistere?

Fusione piccoli Comuni. La rabbia del sindaco di Nocara. Ma cosa si fa davvero per resistere?
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Tempi duri per i piccoli comuni d’Italia. Una proposta di legge del Partito Democratico, infatti, punta all’accorpamento dei comuni al di sotto dei 5.ooo abitanti, chiedendo la modifica del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267/2ooo in materia di popolazione dei comuni e di fusione dei comuni minori. In pratica nell’Alto Jonio dovrebbero accorparsi tutti i paesi, tranne Villapiana e Trebisacce. Ad alzare la voce, come già ha fatto in passato, è il sindaco di Nocara (nella foto), Franco Trebisacce che esprime tutta la sua rabbia in una lettera al deputato calabrese Enza Bruno Bossio, tra i 20 firmatari della proposta di legge.

aaaL’Alto Jonio è un mosaico di piccoli comuni, così come l’intera regione. Se questa proposta di legge diventasse realtà, 323 comuni (pari all’80%) della Calabria chiuderebbero il portone. Trascorsi ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della legge, le regioni provvederanno “ope legis” alla fusione obbligatoria dei comuni sotto i 5.000 abitanti, tra quelli che non abbiano già avviato la procedura. E in Calabria, a tal riguardo, abbiamo il caso, già raccontato dal nostro giornale, di cinque comuni della pre-Sila cosentina: Serra Pedace, Pedace, Casole Bruzio, Spezzano Piccolo e Trenta, i quali hanno deliberato di fondersi in un unico comune, con la Regione Calabria, in quota Pd, sta guardando di buon occhio questo primo “esperimento”. 

«Capisco che il sindaco di un piccolo comune – scrive Trebisacce alla deputata Bossio – non ha certamente la forza “contrattuale” di condizionare l’esito delle elezioni. Elezioni che prima o poi arriveranno e durante le quali dovrà rendere conto a tutta la Calabria, che oggi vuole devastare». Sta di fatto però che dal 11 novembre 2015, data di presentazione della proposta di legge, i sindaci dell’Alto Jonio e della Calabria continuano a dormire sonni tranquilli, a parte il primo cittadino di Nocara a cui, ogni tanto fa eco quello di Castroregio, il comune più piccolo dell’Alto Jonio.

E’ inevitabile che una fusione coatta porti ad un ridimensionamento dell’identità di un comune, ma è pur vero che sopratutto nell’Alto Jonio cosentino è necessaria un’inversione di rotta perché di questo passo lo spopolamento continuerà ad essere galoppante. Oggi i sindaci dei piccoli comuni, per tanti motivi, a parte qualche esempio sporadico, non sono in grado di garantire la sopravvivenza di questi centri, con una popolazione maggiormente anziana. E’ vero che la gestione di alcuni servizi, in taluni casi, viene già amministrata su tavoli comuni, ma è altrettanto vero, come sostengono in molti, che una fusione anche politica dei piccoli comuni accelererebbe questi processi, rendendoli anche più virtuosi. E poi in merito alla tanto sbandierata difesa dell’identità di un piccolo comune: se questa non viene gestita in modo tale da consentire al paese di entrare in circuiti turistici; ai cittadini di godere di servizi ottimali e di una buona qualità della vita; incentivare la permanenza nel comune, scoraggiando l’emigrazione (oggi forse è più corretto chiamarla fuga), a cosa serve? Ergo, la miglior difesa del proprio campanile consiste nel dimostrare con i fatti che un piccolo comune, ancora oggi, è in grado di correre da solo.

Vincenzo La Camera

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